IL “BAFFARDELLO”

Ritratto di un folletto realizzato dal disegnatore professionale Godo. Tratto da Wikipedia.

Molti sono i nomi che contraddistinguono questo folletto, dispettoso e molto permaloso, presente nel folklore della Lunigiana ed anche oltre, c’è chi lo chiama Baffardello, chi Bufardello, chi Linketto.

E’ un essere di piccola statura, con il cappello a punta, la barba, il bastone e le scarpe a punta arrotolata.

In Alta Lunigiana era conosciuto e temuto soprattutto nei borghi del versante appenninico, Bratto, Pracchiola, Groppodalosio, Ceretoli, Arzengio ecc.

Si manifestava con le sue birichinate durante la notte, dalle 11 alle due, prediligeva le stalle, amava infastidire soprattutto i cavalli, ma anche le mucche, ai quali si divertiva ad intrecciare, in modo molto preciso le criniere e le code. Quando si sentivano le mucche muggire agitate, si diceva “E’ il Buffardello!”.  Non voleva essere visto e se qualcuno intenzionalmente gli tendeva tranelli o comunque mancava di rispetto di notte gli saliva sul petto, rendendogli assai difficoltosa la respirazione. Diversi i metodi per tenerlo lontano, il più pratico consisteva nel legare all’entrata della stalla un ramo di ginepro, il folletto si distraeva a contare gli aghi e si dimenticava di entrare.

Si manifestava anche sotto forma di vento che, capriccioso, creava mulinelli che spostavano piccoli cumuli di fieno.

Il Baffardello, di Sandro Santini