
Anche noi, mossi da una certa curiosità e soprattutto da amore alla nostra terra, ci siamo arrampicati ad Arzelato di Pontremoli, certi di scoprire un angolo veramente bello e suggestivo della nostra amata Lunigiana.
Verso le ore dieci di una giornata particolarmente afosa e di sole dardeggiante dello scorso luglio tremendamente caldo, sicuri di trovare un po’ di refrigerio , abbiamo imboccato in automobile, alla SS. Annunziata di Pontremoli, la strada provinciale di Arzelato, che, nel primo tratto, ad onor del vero di poche centinaia di metri, si presenta a larga careggiata , e con discreto fondo, per trasformarsi subito dopo in una stradicciola stretta, sinuosa, polverosa ed in forte pendenza.
Mentre salivamo ci seguiva, come un’ombra, una nube di polvere, che avvolgeva e nascondeva ogni cosa lungo la strada percorsa; sulla nostra sinistra, oltre la siepe incipriata di polvere, avevamo la scoscesità del monte, che si faceva sempre più profonda mano a mano che si saliva e sulla destra, strettamente a ridosso da mozzare quasi il respiro, l’erta del monte.
La nostra attenzione era tutta protesa alla guida della macchina, che, senza soluzione di continuità, trasmetteva ai nostri corpi sudaticci ed appiccicaticci di polvere scomodi sobbalzi, tanto da farci pensare ad un immediato rientro quando, dietro una curva stretta, in un breve tratto di strada rettilinea, si presentò ai nostro occhi uno spettacolo suggestivo ed affascinante da indurci a fermare , a scendere dalla macchina ed ammirare estatici: sullo sfondo il crinale degli Appennini Tosco Emiliani confondersi e perdersi con l’azzurro del cielo leggermente offuscato nell’estremo arco di orizzonte di levante; più in basso il dorsale dei contrafforti appenninici costellati di ridenti paesi e civettuoli casolari che riflettevano, ogni qualche tempo, i raggi solari in accecanti barbagli di luce bianchissima ed adagiata nel fondo della vallata la cittadina di Pontremoli distesa ad “S”, attraversata dal fiume Magra, che, dopo aver ricevuto le acque dell’affluente Verde, proprio, a Pontremoli scorre con larghe sinuosità e si perde alla vista nella foschia della terra di Luni.
Nuovamente in macchina per un’ultima inerpicata ed eccoci ad Arzelato, dominata dalla rossa antenna ripetitrice della RAI TV e dallo stupendo albergo “Il Falco delle Apuane”, che monumentale svetta, quale turrito castello medioevale, sulla cima del monte ad una altitudine di circa 900 metri.
Appena scesi di macchina siamo stati accolti da un fresco venticello ristoratore, che ci ha subito messi di buon umore, anche perché non credevamo di trovare a soli 8 Km. da Pontremoli un’oasi di frescura e di ristoro al caldo opprimente della canicola.
A piedi ci siamo spinti sulle ampie verande che circondano “il Falco delle Apuane” e che hanno tutto l’aspetto, per la loro ampiezza di veri e propri piazzali, librati nel cielo e sospesi nel vuoto per l’arditezza della costruzione.
Lungamente ci siamo soffermati ad ammirare il panorama, affascinati dallo spettacolo, che si offriva alla nostra vista: l’intera alta e media Lunigiana, coronata dall’Appennino, che va dal passo della Cisa a quello del Cerreto, era ai nostri piedi in uno scenario di luci e chiaroscuri che, forse, non ha riscontro in nessun altro punto della nostra tanto amata terra di Lunigiana.
Una mano amica, quella del sig. Giumelli, proprietario dell’albergo, ci ha distolto dall’incantesimo e ci ha richiamato alla realtà del pranzo che ci attendeva.
Ci siamo spinti all’interno del “Falco della Apuane” e siamo veramente rimasti ammirati dall’ampiezza delle sale e dei vari locali, che oltre ad avere tutti i requisiti più moderni per un confortevole soggiorno possiedono una caratteristica ed inconfondibile impronta di solida costruzione, che sa di antico, pur accogliendo nel suo seno tutte quelle linee di più raffinata eleganza proprie della nostra epoca.
Ed eccoci a tavola, morsi da un appetito pungente, che l’aria fina di Arzelato ci aveva sollecitato e che da parecchio tempo non eravamo abituati a sentire. Cibi sani, squisitamente confezionati ed innaffiati di buon vino di Vaia, ci hanno ristorato e confortato , sorprendendoci successivamente il conto, veramente contenuto in cifra modesta.
Ma prima di ultimare queste parole, anche per non venir meno all’assunto che ci siamo prefissi, vorremo richiamare l’attenzione del lettore ed ancor più delle Autorità locali e provinciali , con particolare riguardo all’Ente Provinciale ed all’Ente del Turismo, sullo stato di completo abbandono in cui viene lasciata la strada provinciale SS.Annunziata – Arzelato, che dal giorno in cui l’hanno costruita gli Arzelatesi con il loro sacrificio e col loro lavoro ben poco è stato fatto.
Oggi veramente si impone l’allargamento e l’asfaltatura di questa arteria, vuoi per aiutare e collaborare con l’iniziativa privata, che nel caso specifico, è stata veramente ardita ed assorbente di svariate decine di milioni per non parlare, forse, o meglio senza il forse, di oltre cento milioni, vuoi per non mortificare l’iniziativa turistica locale, che verrebbe a trovarsi sacrificata per il disinteresse e l’abulia degli Organi competenti.
E’ inutile farci delle idee peregrine, la rinascita della Lunigiana può essere indirizzata esclusivamente ad un risveglio turistico che, logicamente, comporta la costruzione di adeguate infrastrutture, competenza degli Organi statali e di adeguate iniziative private; bon si può certo sperare in una industrializzazione, perché la lontananza dalle materie prime e dei mercati di vendita e di consumo dei manufatti non può che incidere negativamente sui costi di produzione con una prospettiva globale di antieconomicità.
Non si può sperare, insomma, che i capitani di industria piovano nella nostra Lunigiana per il nostro esclusivo interesse e per portare industrie, che, a lungo andare, non potranno acclimatarsi per la mancanza di adeguate premesse.
Ma ritornando al nostro argomento diremo, senza tema di smentita, che la Lunigiana con le sue verdi vallate ed i suoi colli, è il caso proprio di affermarlo festanti di vigneti, uliveti e castagneti, solo nello s viluppo turistico può trovare la soluzione dei suoi annosi problemi, che, in questa nostra epoca, si fanno particolarmente e sensibilmente sentire.
E questo sviluppo sarà possibile se gli Organi competenti prenderanno e conforteranno le molteplici iniziative private creando le adeguate infrastrutture necessarie, senza rimanere nell’inerzia ed apatia, capaci soltanto di suscitare sfiducia in chi il capitale possiede, ma stenta ad impiegarlo per non incorrere in rischi, che allo stato attuale delle cose, si configurano concretamente nella nostra Lunigiana.
Del resto non crediamo di scoprire nulla di nuovo affermando che il capitale cerca sempre in ogni zona ed in ogni epoca plaghe ospitali, che consentano adeguati profitti in una prospettiva a scadenza più o meno breve; sarebbe ridicolo ed in fondo controproducente il pensare ed il pretendere il contrario.
E’ chiara quindi la necessità di creare queste plaghe idonee all’impiego proficuo del capitale con gli interventi e gli accorgimenti sopra ricordati.
A questo punto per convalidare quanto ho significato, se ce fosse ancora bisogno, basterà ricordare lo sviluppo turistico che ha avuto la zona del versante dell’Appennino Parmense Reggiano in questi ultimi tempi.
E ciò è stato possibile grazie all’iniziativa privata, che ha marciato in perfetta armonia con gli Enti vari provinciali, regionali, locali e nazionali.
Paesini come Bosco, Corniglio, Rigoso, Val di Tacca e cento altri di cui ci sfugge il nome vivono e si sviluppano su un fiorente turismo , che ha avuto le sue premesse logiche nella creazione delle più adeguate ed opportune infrastrutture, mentre i paesi del versante Appenninico Toscano languono e stanno morendo, pur trovandosi in condizioni climatiche migliori e con mezzi economici, almeno inziali, molto più sostanziosi.
Nella Lunigiana non manca assolutamente il capitale di impiego, bensì manca la fiducia di impiegarlo convenientemente.
Ed ora, a conclusione del nostro dire, un caldo invito a tutte le autorità, perché non lascino perire l’ottima ed apprezzabilissima iniziativa presa da quel Napoleone del turismo locale, non me ne voglia il sig. Giumelli, nella costruzione del complesso alberghiero “Il Falco delle Apuane, che, almeno nella nostra provincia, per le sue caratteristiche non ha certamente uguali.
AMADI, Il Corriere Apuano, 12 agosto 1967