di Paolo Bissoli
Con l’ISCUM ha realizzato molte campagne di studio sul territorio e la Lunigiana gli è debitrice di tante conoscenze e di un metodo di ricerca innovativo.
Ora a Luscignano (Casona in Lunigiana), il paese delle radici, una piazza è a lui intitolata
Chi lo ha conosciuto personalmente ed ha avuto la fortuna di condividere una o più esperienze sotto la sua guida non può certo dimenticarlo: quanti lo hanno “incontrato” leggendo i suoi saggi, fondamentali per comprendere come si sia sviluppato il territorio e formata la realtà che ci circonda, gli tributano un forte sentimento di gratitudine; il prof. Tiziano Mannoni (1928 – 2010) è stato un gigante nello studio sul campo, nella interpretazione dei dati raccolti, nel rapporto con chi era o meno specialista della materia, nella divulgazione dei risultati, nel continuo coinvolgimento dei giovani. Radici a Luscignano, in quella parte di Lunigiana che guarda alla Garfagnana, là dove l’Appennino incontra le Apuane, Mannoni aveva studiato e si era laureato a Genova, in quella stessa Università dove poi avrebbe insegnato a lungo dopo una parentesi all’ateneo di Pisa.

La sua grande passione, l’archeologia, lo aveva portato in varie località del territorio, ma il richiamo della Lunigiana Storica era stato troppo forte. Negli anni Settanta le prime ricerche archeologiche lo avevano visto impegnato proprio a Luscignano e poi nei vicini territori di Minucciano e adi Codiponte; pochi anni dopo l’esperienza a Zignago, nell’alta valle del Vara, per una campagna di scavi archeologici che avrebbe portato risultati inaspettati e aperto la strada a tante altre ricerche, sempre rivolte alla scoperta della “cultura materiale” dei popoli che hanno abitato i territori prima di noi.
Era nato l’ISCUM (Istituto di Storia della Cultura Materiale) che ben presto sarebbe arrivato in alta Lunigiana per le ripetute stagioni di scavo a Filattiera che avrebbero fornito risultati stupefacenti. Si deve a Mannoni se oggi conosciamo le origini della Pieve di Sorano e quelle medievali (e non bizantine!) della torre di San Giorgio, ma anche l’aver scoperto, sempre nella piana di Sorano, la presenza di una fattoria romana e aver portato alla luce un tratto di Via Francigena medievale, per non parlare dell’incredibile intuizione di scavare sulla collina di Castelvecchio, appena dietro la Pieve, documentando lì la presenza di un villaggio preistorico di epoca ligure.
Impossibile ricordare gli studi e le pubblicazioni a partire dalla metà degli anni Sessanta; vale però la pena ricordare lo scavo archeologico, il primo di questo genere e fondamentale per la conoscenza del fenomeno della scultura antropomorfa lunigianese, svolto con Augusto Cesare Ambrosi, nel luogo di ritrovamento della statua stele “Minucciano III” venuta alla luce nel 1968 nei pressi del Santuario della Madonna del Soccorso, i cui risultati vennero pubblicati nel 1972.

L’occasione per riparlare di Tiziano Mannoni è arrivata grazie all’iniziativa promossa proprio dalla “sua” comunità, quella di Lusignano, che lo ha celebrato nel pomeriggio di sabato 1° agosto, con un incontro che, coordinato da Roberto Casotti, è stato emozionante e davvero molto partecipato, anche con l’intitolazione di una piazza.
A ricordarlo, nell’Oratorio della SS. Annunziata, gli interventi di Caterina Rapetti, Fabio Baroni, Giuseppe Benelli ed Enrico Giannichedda, l’allievo che continua a percorrere la strada indicata dal maestro. Presenti il sindaco di Casola in Lunigiana Mattia Leonardi, la figlia del prof. Mannoni, Cristina, i nipoti Daria e Olmo e numerosi rappresentanti della cultura locale.
“Mannoni e l’ISCUM hanno dedicato le loro ricerche e i loro studi a diverse località della Lunigiana – ha detto la prof. Rapetti nel suo intervento a Luscignano – sia attraverso l’esame del costruito, applicando un metodo che consente di leggere le stratificazioni temporali in un abitato, sia attraverso gli scavi archeologici, da quelli delle statue stele al medioevo. La Lunigiana gli è dunque debitrice di tante conoscenze oltre che di un metodo di ricerca e di restituzione della ricerca stessa”.
Il piccolo paese di Luscignano, dove un Tiziano Mannoni, “patriota” ancora adolescente, aiutava i partigiani durante gli anni della Resistenza all’occupazione nazifascista, può davvero essere orgoglioso di avere una targa con il nome del grande studioso. Egli, è stato detto, “ha dato un importante contributo per la conoscenza della storia della Lunigiana, e che più in generale che tracciando nuove strade di ricerca ha lasciato un’impronta nella cultura italiana. Una targa che ricorda anche un autentico democratico capace di ascoltare chiunque si avvicinasse a lui e di restituire a tutti il risultato dei suoi studi”.
Del prof. Mannoni restano – come ha ricordato Giannichedda – anche più di 500 pubblicazioni scaturite da decenni di ricerche e di analisi, libri e articoli fondamentali per chiunque voglia comprendere davvero le ragioni del nostro presente.
Paolo Bissoli, Il genio disponibile del prof. Tiziano Mannoni al quale dobbiamo tanto, il Corriere Apuano, 15.8.2026, p. 7

