

La raccolta del grano a giugno era un evento, una festa per la famiglia e coinvolgeva tutti i componenti. Quando le spighe avevano raggiunto la piena maturazione di un bel colore oro, con il falcetto ben affilato si procedeva al taglio delle spighe, raccogliendole in grandi fasci, i covoni, si caricavano sulla benna e si trasportavano nell’aia di casa. I covoni erano legati utilizzando alcuni steli dello stesso grano.
L’aia era stata preparata in precedenza, stuccandone con lo sterco di mucca tutti i pertugi, neanche un chicco doveva andare perso.

Ognuno prendeva posizione, chi passava i covoni, chi attendeva alla secchia dove finivano i chicchi puliti, chi teneva aperto il sacco dove venivano vuotate le secchie, chi spostava la paglia che si accumulava davanti alla trebbiatrice. Prima di essere dati in pasto alla macchina i covoni dovevano essere liberati dalla legatura, venivano lasciati interi solo quando si utilizzavano per coprire i tetti dei cascinali.
I bambini si divertivano un mondo a tuffarsi nei mucchi di paglia.
Il grano veniva poi separato dalla pula utilizzando il vaglio o vallo, con la stessa tecnica utilizzata per le castagne.
Sino agli anni ’30/’40 del Novecento, anni in cui sono comparse le prime trebbiatrici, le mannelle di grano venivano stese sull’aia e battute con appositi bastoni snodabili.


