IL PAESE DI TORRANO

Il paese di Torrano viene citato per la prima volta in data 16.7.1295, giorno in cui, come indica Don Pasquale Pasquali che ha rinvenuto il documento, un certo Gerardo vende un terreno posto nelle pertinenze del paese.

L’anno successivo la “Cappella de Turano” figura negli elenchi delle decime Bonifaciane quale appartenente alla giurisdizione della Pieve di Saliceto.

Sono questi i due momenti in cui si ha contezza dell’esistenza del nostro paese.

L’edicoletta del 1533 oggi adibita a Tabernacolo

All’epoca la nostra parrocchia era unita a quella di Cavezzana Gordana e tale resterà sino al 1622 quando diverrà autonoma, nel frattempo la Cappella ha subito vari lavori di ampliamento e sistemazione. Nella chiesa è presente un’ edicoletta marmorea attribuita alla scuola dello scultore Desiderio da Settignano che reca incisa la data del 1533 ed una acquasantiera a fusto del XVII secolo.

Nell’anno 1737 viene costruito l’Oratorio dell’Immacolato Concezione a cura di Don Bartolomeo Romboni, sacerdote del paese, per consentire ai compaesani di partecipare alle funzioni religiose anche quando non è possibile raggiungere la Chiesa a causa dei ruscelli ingrossati dalle piogge. L’Oratorio resterà attivo sino ai primi anni del XX secolo quando cadrà in rovina e se ne perderanno le tracce.  La statua della Immacolata Concezione è conservata nella chiesa parrocchiale.

All’inizio degli anni ’30 del 1900 è stata costruita la strada carrozzabile che porta al capoluogo passando da Cavezzana Gordana; è una strada che s’inerpica verso il paese in modo innaturale e ripido, rendendone faticoso il percorso e difficile la manutenzione. Occorrerà attendere gli anni ’60 per poter godere degli agi della strada comunale che perviene al paese con un tracciato laterale, transitando da San Cristoforo.

Tante sono le persone che hanno lasciato il paese in cerca di una vita migliore.

Il paese contava nel 1768 circa 300 abitanti che scendono a 230 nel 1850, per poi crescere sino a raddoppiare nel 1900, toccando la punta più alta nel 1908 con 476 abitanti; da quell’anno Torrano inizia a svuotarsi, fase che durerà per tutto il secolo. Nel 2000 il paese contava circa 110 abitanti, oggi sono 85.

I flussi migratori hanno visto privilegiare la vicina Francia ed il sud America, Argentina ed Uruguay in particolare, sino alla metà del XX secolo. Con il boom economico e la richiesta di manodopera nelle fabbriche del nord, sono i treni per Milano e Torino a riempirsi di torranesi. E’ un distacco sempre doloroso dagli affetti e dai luoghi dove si sono vissuti tempi grami ma spensierati, ma molto meno traumatico del trasferimento all’estero, la migrazione interna lascia la speranza di periodi di vacanza da trascorrere con amici e parenti e di poter rientrare in paese a conclusione della vita lavorativa.

Oggi i castagneti vivono per lo più in stato di abbandono. Ma sino alla metà del secolo scorso non era così. Ogni singola pianta veniva amorevolmente accudita e potata, il sottobosco ripulito da rovi e felci, anche quando i castagni erano ad ore di cammino. Per agevolare il lavoro si costruivano casoni, nei quali si trasferiva l’intera famiglia in occasione della raccolta delle castagne.

Nei resoconti scolastici degli insegnanti sino all’inizio degli anni ’60 ogni anno erano riportate lamentele per la mancata frequenza degli alunni, l’anno scolastico iniziava il 5 ottobre ma di fatto i maestri potevano contare sulla presenza dei bambini non prima dei mesi di novembre/dicembre, e comunque solo a raccolta delle castagne ultimata. E pure in primavera le cose non miglioravano affatto, i ragazzi venivano mandati a seguire mucche e pecore al pascolo e spesso anche adibiti a lavori agricoli, frequenti nella buona stagione.

La popolazione ha avuto un rapporto quasi filiale con monte Burello, sulle cui pendici si adagia da sempre il paese, popolato da maestose piante di castagno che con i loro frutti hanno consentito la loro sopravvivenza e con la loro legna di superare i rigidi e lunghi inverni. Anche i Liguri-Apuani, antichi abitatori di queste terre, onoravano monte Burello, la cui cima li elevava in alto, verso la volta celeste.

Il paese sta ora cercando il rilancio, sia con iniziative singole legate alla raccolta ed alla lavorazione della castagna, sia con iniziative di Comunità. Non sarà facile, il bosco ed i rovi oramai circondano le case, ma è doveroso provarci. Lo dobbiamo ai nostri vecchi che tanti sacrifici hanno fatto per traghettarci verso un futuro migliore.

Scorcio della frazione Valle
Scorcio della frazione Chiesa

La strada principale del paese
Veduta dal paese con sullo sfondo gli Appennini

Pochissime le case ancora coperte a piagne
Particolare del paese