Una collaborazione lunga più di 40 anni
Il profondo legame con il Corriere Apuano

Si tratta di tempi ormai lontani. I giornali sapevano ancora d’inchiostro anche se la linotype aveva sostituito la composizione delle pagine a mano. Il Corriere Apuano era affidato alla direzione di don Pietro Tarantola, gran maestro di futuri direttori come il prof. Giulio Armanini e prof. Antonio Ricci. Ma non c’erano gli strumenti di oggi e le comunicazioni erano piuttosto farraginose. Così poteva capitare, anche se raramente, che, in prossimità della “chiusura” del giornale, mancasse il centrale o il fondo, i pezzi più importanti. Alla fine c’era sempre un salvatore della patria: “Telefono a Vasco (Vasco era il prof. Bianchi, marito di Maria Luisa Simoncelli)”. Puntualmente il pezzo arrivava.
La sua collaborazione col Corriere Apuano era sporadica, ma puntuale nei momenti di emergenza. Questo per dire che il settimanale era di casa nella famiglia Bianchi Simoncelli. Per questo al Corriere Apuano nessuno si meravigliò quando Maria Luisa diede la sua collaborazione. Da allora, era il 1982, per 43 anni, ogni settimana la prof.ssa Maria Luisa Simoncelli ha curato la sezione culturale. Sempre presente nelle riunioni di redazione, sempre attenta ai contributi culturali locali e internazionali, sempre a porre all’attenzione del direttore di turno le sue proposte. Non ha mai cessato di essere insegnante. è passata dalla cattedra della scuola alla carta stampata e, come nella scuola, anche lì ha cercato di seminare cultura, di dare stimoli alle varie curiosità intellettuali. Con la sua laurea in lettere e filosofia non ha mai dimenticato le sue origini “contadine”, e sicuramente la sua vita è stata duramente segnata dalla prigioni e quasi sicuramente dalla morte del padre nel campo di sterminio di Buchenwald.

Forse per questo i temi di cui si è interessata varie volte nel giornale erano il ruolo della donna nella società e la pace. ma la parte preponderante della sua attività “giornalistica” come volontaria era dedicata alla cultura, intendendo la cultura non come appannaggio del sapere di pochi, ma come fenomeno riguardante tutti gli aspetti della vita. Era anche del parere che anche i grandi eventi, fossero ricorrenze significative di fatti storici o di personaggi che hanno segnato la storia, fossero portati alla conoscenza di tutti, anche della persone più umili.
Così non aveva paura di parlare di Matilde di Canossa, di Giovanna D’Arco o delle mostre di grandi pittori. Nello stesso tempo prestava grande attenzione alla storia locale e ai personaggi che ne hanno approfondito la conoscenza o hanno cercato di migliorare le condizioni di vita del territorio. Di questo duplice impegno ne è esempio lampante il suo ultimo articolo, pubblicato nel numero della scorsa settimana, dedicato allo scrittore e pittore Carlo Levi, ma che le ha dato lo spunto anche per riflettere sulle similitudini tra l’emigrazione della terra lucana e della nostra Lunigiana.
Particolarmente erano seguite con attenzione tutte le manifestazioni culturali proposte da associazioni, da enti o da amministrazioni. Non c’era evento culturale che non la vedesse presente col suo quaderno degli appunti per farne un rendiconto sul settimanale. Nello stesso tempo grande spazio veniva dato alle tante manifestazioni della tradizione popolare sparse sul territorio a volte con approfondimenti per ricomprenderne il significato, a volte con la semplice descrizione del fatto. Se qualcuno, tra qualche tempo, vorrà sapere cosa è accaduto sul piano culturale in Lunigiana potrà consultare con soddisfazione Il Corriere Apuano. E di questo dovrà ringraziare la Prof.ssa Maria Luisa Bianchi Simoncelli.
Giovanni Barbieri, Il Corriere Apuano, 18.1.2025