Incontrare sulla propria strada un rospo in una tiepida e umida sera d’estate è un evento comunissimo nella nostra vallata: e tutti — o quasi — abbiamo provato, come minimo, un senso di ribrezzo. In realtà il rospo comune (femminile nei nostri dialetti: la “boda”) è un animale totalmente inoffensivo, che si difende solo nascondendosi e secernendo liquido irritante per i suoi nemici naturali, ma non per l’uomo. Tra gli anfibi di Lunigiana, a lui spetta sicuramente il posto d’ onore, non fosse altro perché è il più diffuso (di un altro tipo di rospo, il rospo verde o smeraldino, un tempo diffuso nelle pianure focive del Magra, da qualche anno purtroppo non si hanno più notizie). Si tratta di un anuro (anfibio da adulto privo di coda) abitudinario, lento nei movimenti e solitario, ad esclusione del periodo primaverile degli amori. Infatti durante tutta la primavera, per primi i maschi (lunghi al massimo 10 cm.) raggiungono fedelmente i loro luoghi di riproduzione (torrentelli, stagni, pozze, vasche, cisterne ed altre raccolte d’ acqua). Lì, nei pressi, attendono le femmine (di dimensioni maggiori, fino a 20 cm.) e le cingono strettamente per le ascelle, iniziando l’ accoppiamento già a terra e proseguendo in acqua: non è raro osservare queste strane “coppiette-tandem” aggirarsi nelle umide notti primaverili e migrare lentamente verso lo stagno o il torrentello “della loro gioventù”. Deposte le uova nell’ acqua in lunghi cordoni, le abbandonano subito e ritornano alla loro vita abituale, nei prati e negli orti, a caccia notturna di insetti, ma con buon gradimento anche per lombrichi e lumachine (con grande utilità quindi per le nostre verdure!). I girini fin dalla nascita sono autonomi: all’inizio numerosissimi perché poco graditi dai pesci (se ne possono incontrare migliaia in poche pozze d’ acqua!), durante e dopo la metamorfosi, invece, vengono falcidiati da vari nemici naturali (alcuni rettili come la biscia d’acqua, ma anche diversi uccelli e qualche mammifero) e pochi riusciranno a ritornare dopo qualche anno a riprodursi nello stesso luogo. Il rospo — che può vivere sino a 10-12 anni — è prevalentemente notturno, ma con molta umidità può girovagare anche di giorno. Nonostante ancora resista qualche “leggenda metropolitana” dura a morire (come la falsa credenza che sputi veleno), è ancora piuttosto diffuso in Val di Magra. In qualche località di fondovalle ha però subito forti diminuzioni di numero, specialmente dopo la distruzione dei suoi habitat di vita e di riproduzione. Sicuramente un altro grave danno provocato dall’uomo è l’uccisione ogni anno sulle nostre strade di centinaia di “rospetti innamorati”, durante le migrazioni da e verso i loro convegni d’ amore. In Europa ed in varie zone d’Italia sono numerose le esperienze di volontariato notturno e la presenza di piccole infrastrutture (es. sottopassaggi) dedicate a loro. Anche in Lunigiana è tempo di manifestare una sensibilità ambientale più matura, la quale passa anche attraverso il rispetto di creature che — oltre ad essere importanti elementi di biodiversità per i loro ecosistemi — chiedono solo di continuare a vivere ed a riprodursi negli stagni, pozze o torrenti che li accolgono amichevolmente, sempre gli stessi da migliaia d’ anni.
Giuseppe Negrari, Il Corriere Apuano