A diciotto anni dall’alluvione del 1982, la piena del torrente spazza via strade e argini

Per la terza settimana consecutiva siamo costretti a render conto di piogge torrenziali, frane, allagamenti, strade interrotte e paesi semi isolati.
In questa prima metà di un mese di novembre così piovoso da temere ben pochi confronti, non sono bastati i due “lunedi neri” 6 e 13, ma ci si è aggiunto anche un “giovedi furioso” che si è accanito soprattutto nel pontremolese, privilegiando il versante occidentale, quello della Valle del Verde. Proprio nei giorni del diciottesimo anniversario della tragica alluvione del 1982, il torrente Verde, alimentato dai suoi affluenti e da centinaia di canali “minori”, è tornato a far paura.
Con una violenza inaudita ha portato a valle l’eccezionale quantità di pioggia caduta sul crinale appenninico che divide Pontremoli da Borgotaro (ingenti i danni anche nel versante parmense). Il torrente sembrava scatenato, la violenza della corrente furiosa: l’ondata di piena ha travolto tutto, dalla ghiaia agli alberi spianando con cura un alveo tornato ampio, incurante degli argini realizzati nel tempo. La strada provinciale per la Valle del Verde è stata la prima a cedere, spazzata via in più punti. II danno maggiore proprio di fronte alla stazione ferroviaria di Grondola-Guinadi dove il fiume ha “mangiato” oltre un centinaio di metri di carreggiata, portandosi via anche una bella fetta di collina soprastante e riconquistando l’antico letto. Qualche chilometro più a valle se l’è presa con il ponte e la strada che conducono alla Serra di Casa Corvi; risparmiata un paio di settimana fa, la strada – ricostruita negli anni Sessanta dopo la distruzione di una precedente piena – è stata polverizzata come buona parte della sponda destra dove il Verde ha sbancato una larga fetta di terreno “regalando” centinaia di quintali di legname e detriti.

La piena si è presentata infine a Pontremoli: il suo ruggito ha accompagnato a lungo la serata dei Pontremolesi. Nel tratto urbano si è liberato della vegetazione cresciuta vigorosa sugli argini e ha invaso tutto il letto disponibile, trascinando via gli orti e quanto vi era stato collocato. Sotto il ponte della Crësa ha anche mutato corso, riconquistando, anche se temporaneamente, spazi che Pontremoli credeva ormai di poter utilizzare in modo alternativo.
A monte del capoluogo la situazione resta preoccupante: in Valdantena ci sono situazioni a rischio per alcune abitazioni; al Groppo del Vescovo la famiglia Clerici ha dovuto sgombere la casa sfiorata da una gigantesca frana staccatasi dalle colline che dividono il territorio pontremolese dal versante emiliano. La viabilità è a rischio un po’ ovunque; la Valle del Verde è raggiungibile solo attraverso la strada che scende da Grondola, dove per altro esistono instabilità e smottamenti. La viabilità provinciale è in crisi: Zeri e Rossano si sono ritrovate isolate per qualche ora, il Brattello è interrotto, così come il Cirone; la strada lungo il Verde rimarrà “fuori servizio” chissà per quanto: 3 miliardi l’ipotesi per la ricostruzione.
Non stanno meglio le strade comunali; nel corso del Consiglio cittadino riunitosi lunedì pomeriggio, è stato fatto un primo bilancio di danni che, anche se non quantificati, arrivano a cifre astronomiche che verranno specificate solo nei prossimi giorni.
Tra i danni più gravi emerge quello dell’acquedotto di Giaredo che rappresenta gran parte delle risorse idriche del territorio comunale. Il torrente Gordana ha travolto la briglia che attraversava il corso d’acqua e che conteneva il tubo, tranciato di netto alle due estremità. Tecnici e operai dell’AZ-GA hanno lavorato a lungo per ripristinare almeno un collega-mento d’emergenza per portare a valle almeno parte dell’acqua delle sorgenti.
Ma per il ripristino dell’opera servirà tempo e un finanziamento di 200 milioni. Anche la viabilità verso Parma è stata in crisi a lungo: interrotta la Statale della Cisa per l’aggravarsi della situazione al Badalucco, per oltre 24 ore è rimasta chiusa anche l’autostrada per una grossa frana caduta sulla carreggiata non lontano dall’u scita di Borgotaro.
Il mese peggiore del Novecento!
Mancano ancora dieci giorni, ma con 753 mm nei primi 20 giorni, novembre 2000 è già il mese più piovoso del secolo che finisce; “meglio” di lui, nel XIX sec., aveva fatto solo l’ottobre 1889 con 996 mm (ma in tutto il mese). Già lontani i record degli altri novembre nonostante i dieci giorni in più.
Nov. 1886: 571 mm
Nov. 1926 636 mm
Nov. 1934 617 mm
1-10 Nov. 2000 753 mm
Tratto da Il Corriere Apuano, 25 novembre 2000