Da Filattiera a Guinadi fino a Zeri: la tradizione popolare gli assegna il potere di allontanare i poteri occulti. “Ti è andata bene perché hai gatto e gattone…”
Dove il gatto è sempre stato considerato un utile alleato è nel mondo contadino, non solo per la caccia ai topi, ma anche perché in alcune storie di paura diventa una sorta di amuleto per allontanare i pericoli di incontri con processioni di anime vaganti, come in questi racconti di Filattiera e Guinadi.
C’era una donna che faceva la fornaia a Filattiera e di notte illuminava il forno con le candele; mentre lei lavorava tutti si chiudevano in casa, perché al di fuori delle due porte del paese passavano temibili processioni di spiriti. Una sera, incuriosita, volle andare a vedere le anime vaganti e l’ultima della fila le offrì un cero che lei prese volentieri, perché le sarebbe servito per far luce nel forno.
Al mattino scoprì che il cero si era trasformato in un braccio umano e spaventata corse a chiedere consiglio al prete che le disse: “Devi fare così: stasera vedrai che ripasseranno e quella donna sarà senza cero, tu le offrirai quel braccio, lei lo prenderà, ma tu dovrai portare in braccio un gatto e un bambino, perché altrimenti!…”
Quando la processione passò l’anima vagante senza cero si riprese il braccio e le disse: “Ti è andata bene che ti hanno insegnato cosa fare, perché altrimenti… sei ben provvista di bambino e di gatto, perché altrimenti questa sarebbe stata la tua serata!”
A Guinadi gli spiriti passavano lassù al cimitero: c’era una donna che non aveva il lume, non aveva neppure i fiammiferi per accendere una candela e chiese agli spiriti di accenderla. Appena fu accesa scoprì terrorizzata di avere tra le mani un osso e quando andò a confessarsi questo fu il consiglio del prete: “Stasera quando ripassano riporta l’osso e ridallo all’anima vagante, però metti nel grembiule un gatto nero e uno bianco”.
Quell’anima riprese l’osso e le disse: “Ti è andata bene perché hai gatto e gattone, altrimenti ti farei vedere chi sono!” Alla pericolosa potenza malefica e di morte degli spiriti i preti non indicano di opporre preghiere, ma consigliano di sfidarli con due simboli di forte vitalità: l’innocenza vitale di un bimbo che si apre alla vita e al futuro, ma anche la forza di quei misteriosi animali che sono i gatti, dei quali si dice che abbiano sette vite.
Magia, amore tradito scoperto con la complicità di un gatto e riconciliazione sono gli ingredienti di un racconto di Zeri.
Un giovane di Castello emigrò in Corsica in cerca di lavoro e in una sera di carnevale disse ad un compagno di provare tanta nostalgia per la fidanzata rimasta in paese. L’amico, dotato di poteri magici, fece mettere i piedi del giovane sui propri e le mani sulle sue spalle: così uniti saltarono in un bacile colmo d’acqua steso per terra.
In un baleno il giovane innamorato si ritrovò a casa e, seguendo le istruzioni dell’amico, si spalmò sul corpo l’unguento che gli era stato consegnato. Di colpo si trasformò in gatto ed entrato in casa della fidanzata la trovò ad amoreggiare con un altro abitante del luogo: il gatto, addolorato e irritato, con una zampetta spense il lume ad olio che era sulla tavola. Riacceso il lume, la giovane indispettita prese un coltello e tagliò la zampetta al gatto che subito si dileguò.
Dopo un anno il giovane tornò a casa e andò dalla fidanzata mutilato della mano destra ed alle domande sull’accaduto le raccontò la verità. Grandi furono il dolore e il pentimento della giovane che, perdonata, fu felicemente portata all’altare.
In questa storia ci sono tutti gli ingredienti simbolici della magia: l’acqua nel catino simboleggia il mare e lo si attraversa saltandogli sopra; l’unguento misterioso è un altro elemento tipico di tante storie di magia e, infine, quale animale poteva entrare indisturbato in casa, se non un gatto?
Lo avrete capito: il gatto rimane quel misterioso elegante compagno degli umani che conserva sempre la sua indipendenza. È affettuoso e sfuggente, ubbidisce solo se gli va, è segno vivente di contraddizione, non a caso in una filastrocca lunigianese viene citato assieme ad un fenomeno naturale inconsueto: la pioggia col sole. “Piove e mira il sole / la gatta la fa l’amore, la strega la fa i tortelli, ma non ne dà ai suoi fratelli”.
Riccardo Boggi, Il Corriere Apuano, 18.4.2026, p.7


