INIZIAVA 90 ANNI FA LA PRODUZIONE DI ENERGIA A TEGLIA

Nel marzo 1935 il via alle prime turbine nella grande sala della centrale. Nel 1940 si aggiunse quella della Rocchetta e nel 1953 il secondo salto

La diga della Rocchetta che sbarra il corso del torrente teglia: è alta 76 metri e venne ultimata nel 1939 (Foto Archivio Edison)

Risale a novant’anni fa, marzo 1935, l’entrava in esercizio dell’impianto idroelettrico di Teglia affacciato sul torrente omonimo. Dopo lunghi anni di lavoro per la costruzione degli sbarramenti e delle condotte, iniziava così la produzione di energia elettrica nella centrale posta a poco a monte del paese.
Una produzione ancora parziale, avviata grazie alla forza dell’acqua utilizzata con il primo dei due “salti” ancora oggi esistenti e che alimentano le turbine all’interno della centrale; il secondo di questi, nella profondità del pozzo interno, avrebbe iniziato a restituire energia elettrica nell’estate 1953. Prima di questo si aggiunse l’entrata a regime dell’impianto di Rocchetta, ai piedi della diga omonima, avviato nel 1940.
Ma quella prima immissione di energia idroelettrica nella rete degli elettrodotti fu un vero e proprio evento, conclusione di un non facile percorso di progetti e di lavoro, primo passo per l’impiego industriale in Lombardia negli impianti Falck di Sesto San Giovanni sia per quello civile per il trasporto ferroviario così come prevedeva il contratto sottoscritto nel 1930 con le Ferrovie dello Stato.

Lavori per la posa delle condotte nei pressi della centrale di Teglia

L’entrata in produzione delle turbine collocate nella grande sale della centrale di Teglia era comunque solo il primo dei traguardi: altri ne sarebbero seguiti negli anni a venire, ma è indubbio che quel primo contatto rappresentò il primo punto di arrivo di un percorso iniziato una quindicina di anni prima.
Era stata la Società Forze Idrauliche Alto Magra a mettere a punto, nel 1921, un grande progetto per la produzione di energia elettrica con le acque di fiumi e torrenti del territorio nord occidentale dell’alta Lunigiana, nei Comuni di Pontremoli, Zeri e Mulazzo.
Nel 1930 a quella prima società subentrarono le Acciaierie e Ferriere Lombarde Falck, importante azienda siderurgica fondata nel 1906 a Milano, tra gli altri, dall’industriale Giorgio Enrico Falck e che si sarebbe imposta per i successivi ottant’anni nella produzione di lavorati e semilavorati di acciai e ghisa.
La crescente necessità di energia elettrica per alimentare gli stabilimenti era soddisfatta sia con la presenza di una centrale termolettrica alimentata a petrolio o a gas nell’area dello stabilimento, sia dalla produzione garantita dalle centrali idroelettriche nelle Alpi lombarde, impiantate soprattutto in Valtellina, e trasportata agli impianti con grandi elettrodotti.
Nel 1930, quando le Acciaierie Falck erano nel periodo della piena espansione, l’acquisizione del progetto messo a punto per la Lunigiana andava nella direzione di differenziare i siti di approvvigionamento dell’energia elettrica così da mettere il grande stabilimento al riparo da eventuali difficoltà locali.

Le condotte forzate che alimentano la centrale idroelettrica di Teglia

Il progetto di produzione di energia idroelettrica in alta Lunigiana fu modificato una prima volta nel 1931; secondo questo le centrali di Teglia e della Rocchetta sarebbero state alimentate con la costruzione di tre invasi: il primo sul torrente Teglia in loc. Rocchetta, il secondo sul Gordana a Giaredo e il terzo sulla Magra a Molinello, capaci di contenere complessivamente poco meno di 6 milioni di metri cubi d’acqua. Altre captazioni erano previste poi sui corsi d’acqua minori.
In realtà questo progetto non venne mai realizzato come era stato concepito, soprattutto per la modifica dell’invaso previsto sul Gordana a Giaredo il cui muro di sbarramento fu ridotto da 60 a 27 metri di altezza per problemi di stabilità delle rocce; quel bacino, che avrebbe dovuto contenere 1,5 milioni di metri cubi, si ridusse così ad appena 125mila metri cubi! Una diminuzione che tuttavia venne compensata portando da 2 a 5 milioni di metri cubi l’invaso della Rocchetta dove arriva anche l’acqua captata dal torrente Mangiola.

La sala turbine della Centrale Idroelettrica di Teglia

I lavori per la diga della Rocchetta furono i più spettacolari e impegnativi, richiesero molta manodopera ed enormi quantità di materiali, dal ferro agli inerti; si conclusero nel 1939: un muro alto 76 metri, che alla sommità ha un arco lungo 136 metri che unisce le due sponde del Teglia.
Se lo sbarramento di Giaredo sul Gordana sarebbe stato comunque completato nel 1949, quello sul Magra non fu mai realizzato. Una rinuncia compensata dalla costruzione delle prese sui torrenti Verde, Magriola e Bettinia completate nel secondo dopoguerra, e dalla costruzione del secondo salto all’interno della centrale di Teglia.
Un impianto, questo, che si aggiungeva quindi a quello entrato in funzione poco meno di una ventina di anni prima e che dal 1953 permette di riutilizzare la forza dell’acqua grazie ad un pozzo profondo circa 40 metri. Da anni ormai, con l’automazione dei controlli si è ridotto quasi del tutto l’impiego del personale locale, tuttavia il grande complesso di invasi, tunnel, pozzi e condotte forzate che fa capo alla centrale di Teglia continua a suscitare nel territorio forte interesse e molti ricordi da parte delle famiglie di coloro che hanno lavorato alla sua realizzazione.

Paolo Bissoli, Il Corriere Apuano, 18.10.2025