IPOTESI SULLA TOPONOMASTICA DI CAREOLA, CASTOGLIO E COLORETTA

Careola

Faglie, tettonica distensiva, sprofondamenti, scivolamenti gravitazionali, sollevamenti sono le vicende geologiche che nel tempo hanno formato la struttura del paesaggio delle valli dell’alto bacino del Magra. Così il paesaggio delle valli dei torrenti Teglia e Gordana è caratterizzato da numerosi vergema, sprofondamenti a scala che danno un andamento a gradinata ai versanti; le gradinate si presentano a scivolamenti per assestamento gravitazionale delle formazioni geologiche di superficie dando luogo a delle paleofrane. Più ad occidente, nelle valli di Recco-Genova, fenomeni analoghi hanno dato il nome alla località di Verzema, toponimo che Giulia Petracco Sicardi (in Ricerche topografiche e linguistiche sulla Tavola di Polcevera, saggio pubblicato in Studi Genuensi 1958/1959) ha fatto risalire al vocabolo paleoligure berigiema, poi trasformatosi in bergema o vergema, ad indicare un pendio montuoso da cui si staccano frane.

Nel linguaggio geologico internazionale il versante gradinata viene chiamato graben e il gradino (meglio definirlo gradone per le sue dimensioni) viene chiamato Horst nel significato di pilastro, come a significare che il gradino è radicato nel territorio come un pilastro con sicure fondazioni; i due termini, specifici nel linguaggio della geologia, sono tratti dalla lingua tedesca.

Le popolazioni antiche della valle di Teglia e dell’alta val Gordana hanno utilizzato termini del latino parlato per descrivere particolari situazioni geomorfologiche dei versanti a gradinata.

Castello veniva chiamato il gradino stabilizzato dopo i movimenti di sprofondamento a scala e sopravvissuto allo scivolamento gravitazionale delle instabili formazioni di superficie; spesso più castelli formavano un promontorio proteso all0interno di una paleofrana con gradini a quote diverse; l’immagine per quelle popolazioni era sempre quella di un’area fortificata, che, cioè, aveva resistito come una fortezza alla violenza dei fenomeni naturali: castello , infatti, è il diminutivo volgare del latino castrum , che significa area fortificata, fortezza. Kella arejla, oggi quella aureola è, invece, il nome che quelle antiche popolazioni attribuivano al gradino stabilizzato e ricoperto dai detriti delle rocce fratturate per attrito durante il movimento di sprofondamento : nella valle del Teglia l’espressione per contaminazione tra aggettivo e sostantivo suona come Klarejla e,per caduta della prima consonante liquida, Carejla nella parlata popolare, da cui Careola; nell’alta val Gordana, che più risente l’influsso di suoni liguri, Klarejla diventa nella parlata popolare Clarejda, che, per inserimento tra due consonanti (anaptissi) della vocale o assume il suono di Colarejda , da cui l’odierna Coloretta.

A Rossano, poi sempre nella valle del Teglia, i piani di sprofondamento del vergema hanno interessato anche gli strati di arenaria, i cui detriti, alcuni più o meno piatti, si sono depositati sul pianoro di in gradino, formando un substrato arenaceo chiamato piagna; l’area più a occidente, chiusa da più parti dalle pareti dei pilastri, che reggono i pianori a quota più alta, veniva chiamata ar cioso nella parlata locale, il chioso in lingia corrente; il termine deriva dal latino clausus, nel significato chiuso, protetto, che nel passaggio al volgare ha trasformato il gruppo cl in chi e il dittongo au in o; l’espressione è corrente tutt’oggi: il contadino recinge con pali e filo spinato il campo che vuole proteggere dalle incursioni di animali e riassume il lavoro svolto con l’epressione “a g’ho arciòs”, cioè “ci ho chiuso”.

L’area più a levante, che a veva resistito ai movimenti franosi assumendo l’aspetto di un promontorio roccioso longitudinale con andamento dall’alto in basso e segmentato in più pilastri da piani di rottura trasversali, veniva indicata con il nome di Castoglio, che significa non castello, ar casté nella parlata locale, ma luogo dell’area fortificata o luogo delle aree fortificate; il termine infatti è ottenuto dal processo di contaminazione morfologica tra castello e arejla: il primo perdendo per caduta (apocope) il suffisso -ello, e il secondo la sillaba ar- (aferesi) danno Cast-ejla che, con la normale trasformazione, passando dal volgare all’italiano, del gruppo ej in eo diventa Casteola con la vocale o tonica, e quindi , con anaptissi della vocale i e assonanza con castello, diventa Castolio o anche Castoglio nel suono del dialetto toscano.

Gianpiero Bertoni, Il Corriere Apuano, 17.11.2012