LA CATTEDRALE MATRICE DELLA DIOCESI DI LUNI

Interessanti contenuti culturali e ottima partecipazione alle Notti dell’Archeologia 2018 ad Aulla. La conferenza di Silvia Lusuardi (Università Cattolica) sul luogo della prima cristianizzazione nel territorio. Presente il vescovo diocesano mons. Giovanni Santucci

Disegni di Matteo Vinzoni del 1752 relativi all'area archeologica di Luni
Disegni di Matteo Vinzoni del 1752 relativi all’area archeologica di Luni

Appena ascoltate le prime frasi nella conferenza ad Aulla il 7 luglio, si capiva la competenza scientifica acquisita da Silvia Lusuardi dell’Università Cattolica studiando i documenti e soprattutto scavando nell’area di Luni dove nel 177 a. C. fu dedotta la colonia romana col suo importante portus Lunae. In età cristiana i poli devozionali rinvenibili in quell’area sono la chiesa suburbana di San Pietro, indicata in una mappa settecentesca del cartografo Vinzoni ma per ora non validata da scavi sul terreno, e la cattedrale detta di Santa Maria Assunta costruita nella cittadella antico-bizantina; mai trovato un battistero, ma questo è il luogo della prima cristianizzazione nel territorio.
“Tutti là siamo nati” è il motto della veglia diocesana di Pentecoste che da otto anni si tiene a Luni. Il nostro vescovo mons. Giovanni Santucci, presente col sindaco di Aulla Roberto Valettini, nel suo saluto sabato sera ha voluto ricordare che ritrovare il passato, in questo caso della chiesa matrice della diocesi di Luni e della Lunigiana storica, è importante se serve al futuro e ad essere oggi testimoni credibili di Cristo. Ha comunque ringraziato la relatrice per l’attenzione e i lunghi studi dedicati con passione agli elevati architettonici nel tempo delle radici cristiane del nostro territorio.
Scavi ottocenteschi di Paolo Podestà mirati a cercare la Luni romana hanno rovinato quanto costruito nei secoli paleocristiani da V-VI a XII secolo, ora in parte recuperato, ma ricostruire il paesaggio medioevale di Luni rimane difficile. Gli scavi condotti dal 1981, ai quali ha lavorato l’archeologa Lusuardi, riguardano la cattedrale specialmente nella navata non danneggiata dal reinterro del Podestà.
Risulta che l’edificio sacro fu impiantato su muri e basamenti di colonnati di una casa romana detta domus di Oceano per i bellissimi mosaici di pesci che sono stati ritrovati nel tablinum e nel perystilium con altre immagini di Medusa e con tipici intrecci multicolori (reperti ora al Museo archeologico della Spezia), ha avuto fasi diverse di trasformazione. Nel III secolo d.C. il “Liber Pontificalis” dà per certo che a Luni nacque Sant’Eutichiano papa (ora le sue ossa sono in un’urna sotto l’altar maggiore della cattedrale di Sarzana). Dopo il 366 una scossa di terremoto procura crolli di colonne, viene costruita una prima chiesa paleocristiana bizantina; indizi del primo vescovo Felice lo danno presente a Luni nel 485.
Il vescovo di Luni Venanzio ebbe stretti rapporti epistolari col papa Gregorio Magno (540- 604) e le lettere, prima ritenute apocrife e ora da tutti riconosciute autentiche, fanno esplicito richiamo ai territori sotto la giurisdizione del vescovo di Luni e corrispondono a quelli della Lunigiana storica considerata da Giovanni Sforza. Progressivi ingrandimenti ci sono stati fino alla cripta carolingia.
Ci sono tracce di incendio del XII secolo, trovate monete con simboli di difficile decodificazione, mosaici rari (simili solo a Ravenna e Nord Africa), un’epigrafe “famulus Christi Geronimus” del 556, tre anni dopo la vittoria bizantina contro i Goti, una finestrella confessionale, una fornace per campane (come a Sant’Andrea di Sarzana). Nella chiesa di Vezzano ci sono gli stessi criteri e forse le stesse maestranze.
Dalla stratigrafia si leggono complesse strutture sovrapposte, ambienti mosaicati, il nartece, atrio porticato antistante l’ingresso della chiesa riservato ai catecumeni, una cappella funeraria con dentro la tomba detta del Cavaliere, un personaggio di rango con corredo di armi, speroni dorati e denti di cinghiale che fanno pensare a un germanico, forse un Obertengo o un Malaspina.
La storia della cattedrale di Luni si conclude col trasferimento del suo titolo a Sarzana agli inizi del sec. XIII, nel 1204, dopo che il sito fu abbandonato per impaludamento e malaria, al punto che Dante, poco più di un secolo dopo, prende Luni, insieme a Orbisaglia marchigiana, come emblema del morire delle città così come delle schiatte e delle famiglie (Paradiso, XVI,73-77) . L’iniziativa delle “Notti dell’archeologia” curate da Riccardo Boggi, direttore del Museo di San Caprasio di Aulla, come si vede, continua a divulgare interessanti conoscenze.

Maria Luisa Simoncelli, La cattedrale matrice della diocesi di Luni, Il Corriere Apuano, 12.7.2018