Di seguito il resoconto della visita pastorale di mons. Giulio Cesare Lomellini, Vescovo della Diocesi di Luni – Sarzana, alle chiese della Vicaria di Pontremoli e le risposte dei parroci al questionario del 1789. Il testo è tratto dalla pubblicazione di Paolo Lapi, Le chiese della Vicaria di Pontremoli negli anni dell’episcopato di mons. Giulio Cesare Lomellini, Edizioni dell’Assemblea, 2014.
Arzelato
Martedì 9 agosto
Parrocchiale di S. Michele Arcangelo
Rettore D. Paolo Donnini di Arzengio 52 anni, 22 di cura
Anime 157, da comunione 109
Altare maggiore
Altare di S. Antonio di Padova
Altare della Beata Vergine Maria delle Grazie
Confraternita del SS. Sacramento
Cimitero
Nel territorio di Arzelato, nel 1768 (1), esisteva la sola chiesa parrocchiale sotto il titolo di S. Michele Arcangelo, festeggiato “alli 29 di settembre”, non consacrata, a detta dell’allora rettore d. Paolo Donini di Arzengio. Nel passato vi era stato anche un oratorio “nella Villa d’Insoglio” eretto, nel 1692, dal dott. Aurelio Maracchi di Pontremoli “per sua divozione, et ad honore di San Nicolò di Bari” (2).
La chiesa parrocchiale non era “soggetta ad umidità” nella sua struttura, “la spesa per la reparazione, ed ornamenti quando bisogna, suol farla il Popolo”. Era una chiesa “tolerabiliter decens”, con una sacristia “angusta” e con suppellettile sacra “exiguam, tamen ad formam”.
In essa, riconosciuta non soggetta ad alcuna Pieve o Matrice, si celebrava ogni tre anni “la benedizione [del fonte battesimale] con l’infusione dei Sacri Ogli […] il Sabato Santo” a cui intervenivano “il Sig. Rettore di Careola, con tutti i suoi sacerdoti, e chierici, il Sig. Rettore di Opilo con li suoi sacerdoti, e chierici”. Tale funzione, infatti, si faceva alternativamente tra i Rettori di Arzelato, Careola, ed Opilo “col permesso benigno” dell’Ordinario diocesano. Nel 1768 mons. Lomellini ordinò di rimuovere entro sei mesi il fonte battesimale dal luogo in cui era posto e di collocarlo in un luogo più decente e più adatto, cioè in una piccola cappella posta nel lato sinistro della chiesa.
In essa vi erano tre altari, l’altare maggiore, quello della Beata Vergine delle Grazie e quello di S. Antonio, “ciascuno senza dote mantenuti a forza di questua fatta nella Parrocchia, e non fuori”.
Per l’amministrazione di queste elemosine per ciascun altare si eleggevano annualmente dei Massari che presentavano i conti davanti al Parroco alla fine del loro incarico. Tra l’altro, nella visita del 1768, il Visitatore interdiceva i due altari laterali fino a che non fossero stati eseguiti dei lavori da lui ordinati.
All’altar maggiore era eretta la Confraternita del SS. Sacramento
il cui reddito, amministrato dai suoi Massari, veniva usato per la cera
e la celebrazione delle messe.
La lampada del SS. Sacramento si manteneva accesa in “parte a spese del Opera” e in “parte per questua”. Nella chiesa, infatti, era presente l’Opera, che aveva un reddito di 36 lire della moneta corrente in Pontremoli, amministrato, insieme con le elemosine raccolte, dai propri Massari eletti annualmente.
I “novizi per la comunione” venivano istruiti in “tutte le feste della Quaresima, e poi anche nella Settimana di Passione”, e in “parte” della Settimana Santa.
La processione per il Corpus Domini si faceva “il giorno del Ottava del SS.mo Corpo del Signore […] solenemente, con l’intervento di tutto il Popolo, e ciascuno con il suo ceriolo acceso”. Nel portare il Viatico agli infermi, quando era possibile avere il popolo, ciascun presente lo accompagnava “con il suo lume, ne’ casi repentini con quattro lanternoni, e qualche altro lume”.
Nell’Avvento e nella Quaresima non vi era “predicatore forestiero”, ma era il solo Parroco, come “nel ordinario del anno”, a spiegare “massime di Christiana Religione”. Non vi erano reliquie né si celebravano le Quarantore.
La vita parrocchiale procedeva regolarmente, scandita dal triplice suono dell’Ave Maria “all’alba matina, e mezo giorno ed alle ventiquatro ore”, cioè le diciotto. Il Parroco insegnava “la Dottrina Cristiana ne giorni festivi al suo Popolo, quale è diligente in portarsi assieme con gli suoi figliuoli ad udirla”. I poveri si seppellivano gratis, la predica della Passione era tenuta dal Rettore “nel Venerdì Santo a ora di terza” e non vi era l’uso di “processioni notturne”, cioè successive alle ore 18. Risiedeva in canonica “una donna d’età d’anni quaranta in circa […], in qualità di servente”.
Non vi erano “ostetrici pubblicamente elette, ma si lascia l’elezione alla libertà delle partorienti, le quali elegono persone pratiche, e sufficientemente instruite”. Non vi erano “scomunicati, sospetti di eresia pubblici peccatori, né disubidienti al precetto della S. Comunione pasquale”; vi era “una donna, che da tempo, non coabita” col marito.
L’unico ecclesiastico della Parrocchia era “il prete Lorenzo Ferari, abitante in Lombardia”.
Nel 1782 è ricordato l’obbligo di Giovanni Domenico Lecchini e di Agostino Lecchini e dei suoi fratelli di versare al Parroco “un quartaro di frumento annualmente, acciò faci la festa della Concezione con l’obligo di cercare due pretti in tal giorno, e celebrare tutti due la messa, e cantare la messa”.
Nelle risposte al questionario del 1789 viene menzionata per la
prima volta la festa della Madonna del Carmine, mentre precedentemente si parlava semplicemente di Madonna delle Grazie, e non viene registrata l’erezione della Confraternita della Carità secondo le disposizioni granducali.
Risposte al questionario 1789 (3)
Monsignore Ill.mo e Rev.mo
In esecuzione degl’ordini di V.S. Ill.ma, e Rev.ma sono a
rispondere ai quesiti propostimi con la maggior sincerità, e
fedeltà, che conviensi al mio degnissimo, ed ottimo Prelato, a
cui professo, e sempre professerò servitù, ed obbedienza.
Intanto passo alle debite risposte, e dico
- Che la mia parrocchiale chiesa non ha bisogno veruno
riattamento per essere chiesa nuova. - La detta chiesa è provveduta a sufficienza, e con decenza
de’ necessari arredi, e vasi sacri. Gli altari sono nuovi, e la
manutenzione spetta agli Operaii della chiesa. - La Parrocchia al presente è composta di cento settantotto anime.
- Per quello che mi è riuscito conoscere, e scuoprire saranno da
dodici anni circa che non v’è tenuta Cresima. - Non essendo per anche io Parroco ho ritrovato, che due
fanciulli sono morti senza il Santo Battesimo. - Per caso fortuito morì una persona senza Confessione,
e Comunione, ma ebbe l’Oglio Santo e ciò seguì pure non
essendo io parroco. - Dopoché io sono parrocho è morta una persona sola capace
de Sacramenti, ed a questa, grazie al Signore, non vi è mancato
nessuno sussidio in questo quesito 7° ricercatomi. - Fin qui non è morto povero alcuno, ma ciò accadendo, la
Carità Cristiana mi obbligherà seppellirlo gratis. Il Cimiterio
poi è in forma campestre, e non recinto, e tale è sempre stato da
cento e più anni in qua.
9°. L’inventario sì de stabili, che de mobili è stato da me
ultimamente fatto, e non fatto prima per certe vertenze tra
il Popolo, e gli Eredi del mio defunto Antecessore; e questo
appresso di me si conserva.
10°. I libri de Battesimi, Morti, e Matrimoni sono in buona
forma.
11°. Abito nella canonica; e la serva sarà d’anni quarantacinque
circa.
12°. Fin qui non ho dovuto assentarmi dalla Cura se non per
venire a Sarzana, o per fermarmi in Pontremoli per motivo di
salute, avendo però lasciato un Prete d’inspezione alla Cura, e
due Parrochi attigui alla Parrocchia.
13°. In tutti i giorni festivi non impediti da altre solenni feste
applico pro Populo, e non potendo applicarla in quel giorno
la rimetto in altro giorno celebrando nella propria Cura, e ne’
suddetti giorni spiego il Vangelo.
14°. Ne’ suddetti giorni festivi faccio la Dottrina Cristiana ai
fanciulli, ed il Catechismo doppo quattro mesi e più non si è potuto
fare per essere il Popolo parte lontano, e parte avvezzo a venire alle
ore 11 di Francia, non essendovi tempo per fare il tutto, cioè la
Dottrina Cristiana, la Messa, la spiegazione del Vangelo, ma ho già
invitato il Popolo a venire prima per adempire a tutto. I libri di cui
mi servo sono il P. Casimiro da Firenze, il Lambert, Pinamonti, e
Bellarmino. Ostinati per la Dottrina non ve ne sono.
15°. Un sacerdote solo senza la Confessione, che assiste alle
funzioni. Nessuno absente, e nessun chierico.
16°. Gli obblighi delle Messe sono da cento e più, ma non si
puole individuarne il numero perché vi sono de legatari che
per private ragioni non vogliono adempire, e la nota sta in
sagrestia.
17°. Non vi ho oratori in Parrocchia.
18°. Il libro delle Messe perpetue appresso di me si conserva, e
anche quello delle mie manuali, ma quello per l’altro Prete non
lo tengo perché si procaccia le limosine altrove, onde non posso
chiedergliene conto.
19°. Mi riferisco a quanto ho scritto al cap.16 su di cui più
diffusamente parlerò, avendo bisogno dell’oracolo di V.S. Ill.
ma, e Rev.ma.
20°. Il Prete unico nella mia Cura celebra nella debita forma. E
per la Confessione uso la stola.
21°. Nel confessionale ho ritrovati i casi di Mons. Gian Girolamo
della Torre.
22°. L’unico sacerdote nella mia Cura non contraviene a quanto
in questo capitolo si addimanda.
23°. Nulla.
24°. Ciò non è peranche a mia perfetta cognizione per essere
fresco di ritorno da Genova.
25°. La processione ogni mese per la Compagnia della Carità,
la novenna di Natale, di S. Michele, dello Spirito Santo, della
B.V. del Carmine, oltre alle ordinarie funzioni fra l’anno.
L’esposizione del SS.mo si fa 24 volte circa con le debite licenze,
e con lumi non meno di dodici.
26°. Nell’Avvento, e nella Quaresima per la predica supplisco
io.
27°. Nulla.
28°. Questo si usa di continuo.
29°. Nulla.
30°. Nulla.
31°. Nulla.
32°. Nulla.
33°. Nulla.
34°. Ogni ostetrice è sufficientemente instrutta nelle cose per il
Battesimo necessarie, e di buoni costumi.
35°. Nulla.
36°. Nulla.
37°. Nulla.
38°. Nulla.
39°. Sopra di ciò parimente nulla.
40°. Per quanto ho potuto conoscere non ritrovo inconveniente alcuno in ordine a Decreti dell’ultima visita.
E con ciò rinnovandole la mia rispettosissima servitù, e bacciandole la sagra veste, con il più profondo ossequio eternamente mi professo di V.S. Ill.ma e Rev.ma Div.mo Obb.
mo Umil.mo Servitore Pietro Gambetti Rettore di Arzelato –
Pontremoli 5 marzo 1790.
Tratto da: Le chiese della Vicaria di Pontremoli negli anni dell’episcopato di mons. Giulio Cesare Lomellini, di Paolo Lapi, Edizioni dell’Assemblea, 2014
(1) Cfr. AVL, Parrocchiali 33/7, docc. 17, 18 e 20
(2) Ibidem, docc. 5 e 6
(3) Ibidem, doc. 22