LA CHIESA DI BRATTO NELLA VISITA DI MONS. LOMELLINI NEL 1768 E NELLE RISPOSTE AL QUESTIONARIO DEL 1789

Di seguito il resoconto della visita pastorale di mons. Giulio Cesare Lomellini, Vescovo della Diocesi di Luni – Sarzana, alle chiese della Vicaria di Pontremoli e le risposte dei parroci al questionario del 1789. Il testo è tratto dalla pubblicazione di Paolo Lapi, Le chiese della Vicaria di Pontremoli negli anni dell’episcopato di mons. Giulio Cesare Lomellini, Edizioni dell’Assemblea, 2014.

Bratto
Martedì 16 agosto 1768
Parrocchiale nuova di S. Giorgio martire – Interdetta
Rettore D. Giovanni Beschizza di Bratto 56 anni, 26 di cura
Anime 196, da comunione 138
Altare maggiore
Confraternita del SS. Suffragio
Parrocchiale antica di S. Giorgio martire
Altare maggiore
Cimitero


Situazione particolare era quella che si presentava nel territorio parrocchiale di Bratto dove vi erano due chiese (1): la Parrocchiale vecchia e la Parrocchiale nuova, entrambe sotto il titolo di S. Giorgio Martire festeggiato “gli 24 d’aprile”.
La Parrocchiale nuova, che il Parroco nelle risposte definiva “oratorio publico”, era posta nella Villa di Bratto ed era stata interdetta per cui non vi si conservava il SS. Sacramento e neppure vi si celebravano le funzioni parrocchiali. La sua struttura veniva giudicata indecente e rovinosa. Al suo unico altare, “prorsus indecens, et omnibus destituitum”, era eretta la Confraternita del Suffragio.
La vecchia Parrocchiale era ritenuta consacrata “per tradizione” e “l’aniversario della medema cade gli 25 aprile”. Dal punto di vista strutturale era giudicata appena “tolerabile”, nonostante le sue pareti “non sono sogete ad alcuna umidità”. Tra l’altro era priva di Sacrestia. La spesa per la riparazione “di tutto quello che occora, e possa occorere” era di competenza della “Villa, e amministratori della medema”, sostenuta dalle sole elemosine “e non d’altra opera”. Anche in essa vi era il solo altar maggiore, “privilegiato” come tutti gli altari maggiori per concessione papale, “mantenuto dalla Villa, e da suoi amministratori”, cioè attraverso appositi Massari eletti dal popolo.
La lampada era mantenuta “a spesa di elemosine de Parochiani”.
La suppellettile era povera ma tollerabile.
Vi erano “due Reliquie una di S. Giorgio Martire titolare della chiesa e l’altra di S. Marcho Evangelista con sue autentiche riconosciute, e risegnate dalli Visitatori in altre Visite ut exponantur”,
cioè dotate del riconoscimento episcopale che autorizzava la loro esposizione, che avveniva “gli 24 d’aprile quella di S. Giorgio, li 25 aprile quella di S. Marcho Evangelista”. Esse erano state “date, ed autenticate dal Emm.mo ed Rev.mo D.D. Joseph Tit. S. Mariae supra Minervam S.R.E. Presbit. Card. Puteobonelli S. Mediolan. Ecc. Archip. in spiritualibus et temporalibus, quella di S. Giorgio Martire data gli 25 genaro 1759, quella di S. Marcho Evangelista gli 25 di giugno 1759”.
La popolazione era di buona moralità: “Non esservi persone né di scandalo, né di gioco, né di bestemia, né trasgressori habituati delle feste, né alcuni disordini spirituali”.
L’Ave Maria si suonava tre volte al giorno e al mattino serviva anche come segno per la messa. Non vi erano “horologi nella torre” e neppure vi era l’archivio.
In Parrocchia, oltre il Parroco, che “per necessità” veniva aiutato dal Parroco di Braia, risiedeva il solo sacerdote D. Giorgio Beschizza, mentre tre abitavano “fori di Diocesi, e Paese”, cioè D. Stefano Pedrotti, D. Giorgio Pedrotti e D. Pietro Necchi. Ben cinque erano i
chierici presenti: Giovanni Beschizza, Bartolomeo Corsini, Antonio Maria Necchi, Bartolomeo Beschizza e Lazzaro Pedrotti. Non vi erano ostetriche, ma in caso di bisogno “si servano l’una l’altra”.
Alla domanda se i poveri si seppellivano gratis, il Parroco rispondeva ironicamente: “gratis se non si vole che fettano”, cioè che puzzino.
La dottrina ai fanciulli si insegnava “nelle domeniche, ed altre feste”, “ma i loro padri non hanno uso d’accompagnare i lor figlioli”.
Per la prima comunione “i novizi” s’istruivano fino a “che sono capaci della cognizione, e divotione del SS. Sacramento”.
Mancava la Confraternita del SS. Sacramento e la processione si faceva “nel meglio ordine che si puole accompagnato” da “16 a 20 lumi”. Nell’accompagnare il Viatico vi erano “4 lanternoni, e 6 altri lumi”, e si ricordavano le indulgenze concesse a chi partecipava a tale funzione.
Il cimitero non era molto curato, infatti non solo era pieno di erba e di virgulti, ma perfino di alberi di castagno.
In occasione della visita del 1768 il Visitatore intervenne per rimediare alla mancata cura di entrambi gli edifici che di fatto rendeva la comunità parrocchiale di Bratto priva di un luogo decente per l’amministrazione dei sacramenti e le celebrazioni liturgiche. Infatti i Parrocchiani, nonostante l’interdetto, non volevano restaurare la nuova chiesa Parrocchiale perché ritenevano a loro più comoda l’antica, e nello stesso tempo, però, non si curavano neppure di aggiustare l’antica asserendo, con frivolo pretesto, che era di competenza del Rettore che in realtà non percepiva neppure la congrua dai beni
della mensa parrocchiale. Per cui il Visitatore ordinò al Rettore di esortare il popolo, con un apposito sermone domenicale o festivo, a restaurare o la chiesa nuova o quella vecchia sotto pena di trasferire i sacramenti e i sacramentali in una delle Parrocchiali più vicine se entro un anno una delle due non fosse stata restaurata.


Risposte al questionario 1789 (2)


Nota del informazione datta da me infrascritto Rettore della
chiesa parochiale di Bratto a Mons. Ill.mo e Rev.mo di Sarzana


I. La Chiesa Parochiale di questa Villa di Bratto ha bisogno di
riattamento per esser quasi dirocante, e non si può rimettere
in bon sistema se non si fa di nuovo da fondamenti, e in altro
luogo, e questo non si fa per mancanza del denaro che ivi si
ricerca ad una tal fabrica, mentre sono stati alienati, e venduti
tutti i beni di ragione della Compagnia, da quali si ricavava
qualche cosa per l’attual mantenimento, ed ora s’apparterebbe
all’Aministrator della Cassa ecclesiastica.
II. La Chiesa è malamente proveduta de sacri arredi, e de vasi
sacri, e vi sono due altari, uno de quali è indecente attesa la
grande umidità, e l’altro non vi si celebra per esser spezata la
pietra sacra. La manutenzione de quali non sono di alcun ius
patronato ma bensì annessi alla chiesa.
III. La Parrochia attualmente è composta di anime 200 in
circa.
IV. La Cresima in questa Parochia non si è mai tenuta a ricordo
dei presenti, nelle vicine parrochie saranno anni 23 in circa.
V. Se sia morto alcun fanciulo senza Battesimo nel giro di
due anni, per quanto posso sapere nesciuno è morto senza
Battesimo.
VI. Nel giro di due anni nesciuno è morto per quanto si possa
sapere senza sacramenti.
VII. Alli moribondi si fa la dovuta assistenza con la
raccomandazione dell’anima quando si puole.
VIII. Li poveri si sepelliscono gratis, ed amore. Li cimiteri sono
indecentissimi senza croce quasi senza mura, e questa pocca
diroccante tutta da una parte, di modo che vanno dentro i
cimiteri ogni, e qualonque sorte di bestia come pure altre volte
sono state disumate le ossa de cadaveri per mancanza delle
mura a dovere.
IX. L’inventario è stato fatto dalli Amministratori della Cassa
ecclesiastica e però si conserva appresso di loro, e non del
Parrocho.
X. Nel ingresso a questa Cura non ho ritrovato libri di sorte
alcuna se non un straccio del Battesimo, ed altre cartacie di altri
libri, di modo che tanto de libri del Battesimo come de morti,
dal anno 1782 alli 5 di maggio sino alli 23 ottobre 1788 che
fu il mio arivo in questa Parochia nesciuno de battezati è stato
notato a libro, e lo stesso è in quello de morti, come ancora delli
trascorsi anni moltissimi vi mancano.
XI. Il Parocho habita in canonica, e non ritiene di continuo
alcuna serva.
XII. Rarissime volte si assenta dalla Cura, ed allora per pochissimi
giorni e senza la debita licenza, per essere un spazio di tre o
quattro giorni alla più.
XIII. La messa parochiale si applica tutti i giorni festivi pro
populo nella propria Cura su l’ora di nona, ed allora si fa la
spiegazione del Vangelo, e non si può più di bon ora per dar
comodo al Popolo.
XIV. Nelli giorni di domenica quando non vi sia qualche
legitimo impedimento si fa sempre la dottrina alli fanciulli,
ed il catechismo alli adulti, il metodo di cui si serve è questo,
cioè prima della messa parochiale chiamato il Popolo con le
Chiese della Vicaria di Pontremoli della Diocesi di Luni-Sarzana
campane si fa la dottrina alli fanciulli; di poi s’incomincia la
messa, ed in questa si fa la spiegazione del Vangelo. Doppo
pranzo prima del vespero si fa il catechismo alli adulti in mezo
alla chiesa; i libri de quali si serve ora uno, ora l’altro di quelli
cioè che sono di maggior interligenza, e secondo la capacità de
Popoli, e regolarmente parlando per la spiegazione del Vangelo
si serve del Campadelli, e per il catechismo si serve del Ferrerio.
E molti sono li ignoranti in questo Popolo non solo de giovani,
ma molto più delli vecchi, e questo per la lor pigrizia doppo
averli tante volte avisati, e ripresi della lor ignoranza.
XV. Un solo sacerdote si ritrova entro i limiti della Parochia, ed
uno assente e nesciuno confessore; due chierici uno diacono il
Rev. Sig. D. Stefano Pedrotti, e l’altro Giorgio Beschizza iniziato
nelli due primi minori; i due sacerdoti suddetti il Rev. Sig. D.
Giorgio Beschizza, ha la sua attual permanenza dentro i limiti
della Parochia, l’altro cioè il Rev. Sig. D. Antonio Necchi sta per
capellano alla Valdena e non vi è alcuno benefiziato.
XVI. Quanti siano li obblighi delle messe io non lo so, però
fuori delle messe festive ho ritrovato dal mio antecessore una
somma de legati parochiale che ascendano a messe n.133.
Avendo poi ripasato diligentemente il libro de legati parochiali
non ho ritrovato quel numero le quali tutte si devano soddisfare
in questa Parochiale; vi sono poi altri legati de particolari anche
essi qui obbligati, e non si tiene alcuna nota in sagrestia.
XVII. Non vi è alcun oratorio in cui si celebri la messa.
XVIII. Non si tiene alcun libro in Chiesa in cui si registrano le
messe.
XIX. Quasi tutti trascurano di adempire alli legati, e in primo
luogo il Parrocho raporto a que legati, che non rendano il frutto
per la condegna limosina a norma del decreto emanato da V.S.
Ill.ma e Rev.ma. La limosina delle quali messe fu atosata dalli
legatarii soldi 6 di Genova e sono i seguenti cioè primo messe
n.6 lasciate dal q. Andrea Nechi, e per detto obbligo lasciò alla
chiesa parochiale di Bratto un terreno di valuta scudi 150 moneta
di Parma; 2° altro legato di messe n.4 lasciate dal q. Santino
Barnabei, e per detto aggravio lasciò alla Chiesa Parochiale una
pezza di terra ortiva stimata scudi 25 di Parma, il frutto del
quale nel scaduto anno ho ricavato lire 5 di Parma; 3° messe
n.12 lasciate dal q. Giò Nechi, e per detto aggravio lasciò alla
Chiesa un pezzo di terra l.d. alla aqualina per il prezzo di soldi
80 di Parma; 4° messe n.10 lascate da Lorenzo, e Francesco
fratelli Mangiavaca e per detto aggravio lasciò alla Chiesa una
pezza di terra prativa l.d. alla Boraza il qual terreno darà di frutto
un anno per l’altro lire di Parma soldi 14; 5° messe n.( ) lasciate
da Giorgio del meglio, e per detto aggravio lasciò alla Chiesa un
pezzo di terra castagnata l.d. in val di lago per il prezzo di soldi
35; 6° messe n.7 lasciate dal Rev. Francesco Matei, e per detto
aggravio lasciò alla Chiesa due pezzi di terra di valore 150 scudi.
Tutti i suddetti sono obblighi parochiali, e quantonque una
parte d’essi siano stati soddisfatti per l’avenire non li soddisfò
più sino, che non sia stata fatta la diminuzione mi contenterei
più tosto di cedere i fondi; vi sono poi altri legati parochiali i
qualli si soddisfano. Raporto poi alli legati de particolari sono
molti non solo perpetui ma ancora ad tempus, raporto alli
perpetui quasi tutti soddisfano, e abenché trascurino qualche
anno procurano poi di supplire nelli anni suseguenti; li legati
poi ad tempus dicono che ve ne sono molti, ma io Parrocho
novello non ho potuto haver la nota, né di chi siano i lasciati se
non inconfuso perché non mi costa dalli libri parrochiali.
XX. Li sacerdoti celebrano con la veste talare, ed osservano alle
volte la rubrica, e si confessa con la stola.
XXI. Nelli confessionali non si tengano tabelle di sorte alcuna
se non la nota delle scomuniche riservate.
XXII. Tanto li sacerdoti quanto i chierici oservano i decreti
quanto sia possibile.
XXIII. Fra ecclesiastici non vi sono giocatori, caciatori, bevitori
se non per il lor bisogno e non vano a balli, né alle fiere.
XXIV. Si fanno le Classi ma poche volte vi si va per esser lontani,
e per non saper il giorno fiso per tal decisione.
XXV. Tutte le feste solleni, e mobili di fonzioni privilegiata si
espone alla publica venerazione la SS.ma Vergine del Rosario
la domenica ultima di maggio con sua indulgenza, e si fa
l’esposizione molte volte all’anno, cioè nove giorni prima di
Natale un triduo per Carnevale si fa l’esposizione in tutte le
feste solleni, e tutti i venerdì di marzo e si fa con 12 lumi, ed
anche più.
Chiese della Vicaria di Pontremoli della Diocesi di Luni-Sarzana
XXVI. Nel Avento, e nella Quaresima non v’è predica se non
quella del Parrocho.
XXVI. Tutte le sere si recita il S. Rosario, e vi interviene una
parte del Popolo.
XXVII. Ogni sera, e mattina si sona l’ave Maria non però quella
de morti.
XXVIII. Non vi sono conventi di sorte alcuna.
XXIX. Non vi sono monache.
XXXII. Non vi sono Confraternite.
XXXIII. Non vi sono maestri.
XXXIV. Vi sono e sono di buoni costumi e competentemente
instruite.
XXXV. Non v’è alcuno che si possa sapere, che tenga libri
proibiti.
XXXVI. Non vi sono malefici.
XXXVII. Nella Cura vi sono alcuni i quali non intervengono
nepure alla messa ne giorni di festa, nepure alla dottrina, e
questi per pigrizia, e per ignoranza.
XXXVIII: Non vi sono alcuni de coniugati che non abitano.
XXXVIIII. Li Parrochiani hanno tutti adempito al precetto
pasquale.
XXXX. I decreti fatti nel ultima visita non s’adempito niente.
Francesco Orlandi Rettore

Tratto da: Le chiese della Vicaria di Pontremoli negli anni dell’episcopato di mons. Giulio Cesare Lomellini, di Paolo Lapi, Edizioni dell’Assemblea, 2014

(1) Cfr. AVl, Parrocchiali 35/5, doc. 6

(2) Ibidem, doc. 10