LA CHIESA DI CAREOLA NELLA VISITA PASTORALE DI MONS. LOMELLINI DEL 1768 E NELLE RISPOSTE AL QUESTIONARIO DEL 1789

Di seguito il resoconto della visita pastorale di mons. Giulio Cesare Lomellini, Vescovo della Diocesi di Luni – Sarzana, alle chiese della Vicaria di Pontremoli e le risposte dei parroci al questionario del 1789. Il testo è tratto dalla pubblicazione di Paolo Lapi, Le chiese della Vicaria di Pontremoli negli anni dell’episcopato di mons. Giulio Cesare Lomellini, Edizioni dell’Assemblea, 2014.

Careola
Sabato 6 agosto 1768
Parrocchiale di S. Geminiano vescovo
Rettore D. Antonio Maria Farfarana 40 anni, 12 di cura
Anime 120, da comunione 91
Altare maggiore
Altare di S. Maria di Loreto
Altare del SS. Rosario
Confraternita del SS. Sacramento
Confraternita del SS. Rosario
Cimitero


Nel territorio di Careola (1) vi era la sola chiesa parrocchiale sotto il titolo di S. Geminiano, “la cui festa si sollenneggia li 31 gennaio”. “Da alcuni del Popolo” si sosteneva “essere consecrata ma non sapendosi in qual giorno cada l’anniversario della Dedicazione non s’è mai solenneggiato al mio tempo, sebbene si dice che una volta si solenneggiasse”. Dal punto di vista strutturale la chiesa era “decens”, non pativa “danno alcuno dall’umidità” e la spesa “per la reparazione, ed ornamenti” si ricavava “dall’avanzo delle Compagnie, e quando questo non basta, tutti contribuiscono per la sua tangente”. L’olio per la lampada era provveduto “a spese del Popolo”. Nella chiesa di Careola si celebrava “la benedizione” del fonte “nel Sabbato Santo intervenendovi li Sig.ri Rettori d’Arzelato, e d’Opilo, ciascuno col suo Clero”. Una funzione questa che “col benigno permesso” del Vescovo si faceva “per turno, cioè un anno in Careola, un anno in Arzelato, e l’altro in Opilo”.
Vi erano tre altari: quello maggiore, a cui era aggregata la Confraternita del SS. Sacramento, e due laterali, uno sotto il titolo della Madonna del Rosario, a cui era annessa la Confraternita omonima, l’altro sotto il titolo della Madonna di Loreto. Tutti e tre erano mantenuti “in solidum colla dote di que’ pochi campi, che sono notati in un foglio da parte, e colla questua che dalli Massari pro tempore si fa ogn’anno nel tempo della raccolta”. I Massari degli altari e delle Confraternite venivano eletti, con “voti segreti”, nella solennità del S. Natale dopo il vespro “in publica Chiesa”.
L’altare della Madonna di Loreto era stato eretto dalla popolazione per devozione e veniva amministrato tramite un massaro. La solennità ricorreva “la domenica ultima di maggio, nel qual giorno s’invitano i Parochi, e Confessori circonvicini per maggior comodità delle confessioni, e se li dà una moderata rifezione; e doppo il vespro si porta solennemente in processione l’immagine della B. Vergine”.
La Confraternita del Santissimo Sacramento, eretta all’altare maggiore e dotata di due Massari, aveva diverse usanze: celebrare “ogni terza domenica del mese, e il dì della festa del Corpo di Cristo una processione breve intorno la Chiesa col SS.mo Sacramento, e una processione più longa, e più solenne nell’Ottava della festa del Corpo di Cristo, a cui intervengono i Confratelli con cappa bianca, e candela accesa in mano”; somministrare “la cera quando occorre portare il Sacro Viatico agli infermi, alle funzioni della Settimana Santa, alle processioni di S. Marco, e Rogazioni, e all’esposizioni del Santissimo che si fanno in tutte le domeniche di Quaresima al tempo del vespro”; “mantenere l’oglio continuamente nella lampada, che arde avanti il Santissimo Sagramento, suonare l’Ave Maria mattina, e sera, e all’un’ora di notte, e doppo serrare la porta della Chiesa, e custodire le chiavi”. Durante l’anno faceva due questue nel territorio parrocchiale, “una delle olive per mantenimento dell’oglio della lampada, e a questa contribuisce ogn’uno per obbligo un mezzo quartaro d’olive; l’altra del formento, e mistura, e castagne per mantenimento necessario di detta Compagnia”. Queste “limosine”, le “offerte, che si fanno in Chiesa nella terza domenica del mese e giorni della Compagnia”, i “soldi cinque, che paga ogni Confratello alla Pasqua, e [le] lire 14 in circa, che ricava da alcune terre”, formavano una rendita di circa “lire cento poco più, o poco meno secondo le annate”, somma spesa nella “cera, o in mantenimento d’altre cose necessarie per la Chiesa, o Compagnia”. Inoltre la Confraternita era tenuta a far celebrare “messe n.6 quando muore un Confratello della Compagnia, altre 6 in onore de S.S. Cosma, e Damiano ogn’anno” e dava annualmente al Rettore “lire venti sei, e soldi otto”.
La Confraternita del SS. Rosario, “eretta all’altare del medesimo nome”, non aveva beni stabili, ma si manteneva “con le limosine, che dal Popolo si fanno in mano di un Massaro”. Nella solennità che ricorreva la prima domenica d’ottobre, essa aveva “per uso inveterato di procurare […] due o tre confessori, a quali passa una moderata rifezione, e in tal giorno porta in processione l’imagine della B.V.”.
Ogni prima domenica del mese faceva “celebrare la messa al suo altare, e doppo il vespro fa la processione intorno alla Chiesa”.
Oltre alle processioni del SS. Sacramento fatte “intorno alla Chiesa” ogni terza domenica del mese e nella festa del Corpus Domini, se ne celebrava una nell’Ottava “un poco più longa e più solenne, sempre però secondo il Rituale Romano col SS. Sacramento nell’ostensorio, o raggio, preso tra le mani, e il velo umerale, sotto il baldacchino da quattro aste, portato da Confratelli vestiti con cappa bianca, accompagnato dalli Confratelli che tengono una candela accesa in mano”. Il Viatico era portato “in una pisside a posta, sotto un’ombrella provveduta a quest’effetto, accompagnato da tanti lumi quanti sono i Confratelli, che intervengono”. La predica della Passione si teneva “per lo più il Giovedì Santo prima della processione, che si fa intorno alla Chiesa circa alle ore 24”.
Nella chiesa si conservavano due reliquie: “una di S. Luigi Gonzaga autenticata da Monsig. Pietro Cristiani Vescovo di Piacenza, sotto il dì 28 giugno 1763; l’altra di S. Gaetano riconosciuta, ed approvata Chiese della Vicaria di Pontremoli della Diocesi di Luni-Sarzana da Monsig. Francesco Pettorelli Lallata Vescovo di Parma sotto il dì15 febraio 1766”. Entrambe si esponevano “alla pubblica venerazione nel dì della rispettiva festa” con licenza ottenuta da mons. Lomellini il 12 maggio 1766. Anche a Careola i poveri si seppellivano gratis, ma, precisava il Parroco, i poveri “che sono tali”. Inoltre lo stesso annotava: “non è però anche occorso il caso”. Non vi erano “ostetrici elette nel Popolo, e quando abbisognano, si vanno a cercare da Paesi circumvicini, o si chiamano a elezione della partoriente”. Vivevano in canonica con il Parroco due suoi nipoti “a motivo d’imparare le lettere”. Nulla da rilevare dal punto di vista morale e pastoraleliturgico per quanto esistesse abuso di assenteismo dalle cerimonie religiose, denunciato dal Parroco, perché “nella maggior parte delle feste molti si fanno lecito d’andare a Pontremoli con carichi di legna, frutti o altre cose vendibili, e così la Chiesa resta abbandonata, e si trascura la Parola di Dio”.


Risposte al questionario 1789
(2)


A norma de quesiti mandati da Monsig. Ill.mo e Rev.mo alla
Parrocchiale di Careola risposta.

  1. La Chiesa Parrocchiale ha bisogno di essere riparata dall’umidità
    proveniente dal campanile, e riattato il pavimento del coro, e
    non si provede attesa l’impotenza, il resto tutto è decente.
  2. La Chiesa è scarsa di vasi, ed arredi sacri, questi si mantengono
    con tutta la decenza possibile. Li altari sono decenti. La loro
    manutenzione fu addosata al Parroco in atto che le fu assegnata
    la congrua dal Sovrano.
  3. La Parrocchia è composta di anime centoventuna 121.
  4. Raporto al 4 cap. sono sette anni che sono Parroco, e non si
    è mai tenuta la Cresima.
  5. Non solo da due, ma da sette anni in qua non è mai morto
    alcun fanciulo senza Battesimo.
  6. Né pure in detto tempo è morto alcuno senza Sacramenti,
    fuorché Domenico Curadi, che fu trovato morto d’accidente
    alla campagna il dì 11 luglio prossimo passato.
  7. Alli moribondi sempre si presta la dovuta assistenza, né
    alcuno ha da dolersi.
  8. I poveri si seppelliscono gratis. Al cimiterio manca la croce,
    ed i cancelli.
  9. L’inventario è fatto, e si conserva.
  10. I libri sono a dovere.
  11. Il Parroco abita nella canonica, né ritiene presso di sé
    femine.
  12. Quando fa bisogno di assentarsi si ricercano le licenze a
    norme delli ordini.
  13. La messa parrocchiale si celebra dal Parroco nella propria
    Chiesa all’ora di terza, applica pro Populo, e si fa la spiegazione
    del Vangelo, purché non sia legitimamente impedito.
  14. La dottrina cristiana si fa le domeniche. I libri di cui si
    fa uso sono il Cristiano Istruito del P. Segneri, la Dottrina
    del P. Bellarmino, di mons. Saporiti, ed altri libri addatati al
    rozzo intendimento del popolo. Tutti sono sufficientemente
    instruiti.
  15. Li Sacerdoti sono quattro cioè D. Nereo Bozzi, D. Pietro
    Francesco Bozzi, D. Tomaso Tondani, D. Antonio Tondani,
    sacerdoti semplici.
    Tutti sono nella Cura. Non vi sono benefiziati, né vi è alcun
    chierico.
  16. Le messe che devono essere celebrate in questa Chiesa sono
    ventisette, e queste perpetue.
  17. Nel distretto della Parrocchia non vi sono oratori.
  18. Il libro dove sono segnati li obblighi, e messe celebrate si
    conserva nella sagrestia.
  19. Tre sono li obbligi delle messe annessi a questa Chiesa.
    Il primo di messe numero dieci a cui è tenuto il Parroco pro
    tempore. L’altro di messe quindici a cui è tenuto l’erede del
    fu D. Antonio Mazzoni. Il terzo di messe due a cui è tenuto
    Antonio Lazarina. Tutti hanno sodisfatto.
  20. In questa Chiesa non si permette che li Sacerdoti celebrino
    se non con veste a norma delli ordini, e colla dovuta esatezza, e
    si confessa colla stola.
  21. Nel confessionale si tiene la tabella de casi, e scomuniche
    riservate a Mons. Vescovo.
  22. Li Sacerdoti vestono a norma delli ordini, e prestano il
    dovuto servizio, quando occorre.
  23. Fra questi non vi sono giuocatori, bevitori, e cacciatori, e
    che intervengono a balli, che vadano alle fiere, e conducano
    bestiami, né ritengono, e portano armi almeno, che sia noto.
  24. Rapporto alla Classe non so, che dire, poiché li doveri di
    quela vita cui sono addetto non mi permettono il più delle
    volte l’intervenirvi, e per conseguenza non posso dare giusto
    ragguaglio a norma della richiesta.
  25. Qui non si fanno altre funzioni se non quelle, che sono
    prescritte. L’esposizione del Venerabile si fa il primo giorno
    dell’anno, tutte le terze domeniche del mese, tutte le domeniche
    di Quaresima, il giorno del Corpus Domini. Il giorno de Santi.
    Il Triduo di Natale, nel giorno stesso, e l’ultimo dell’anno. A
    queste intervengono i Sacerdoti secondo li ordini.
  26. Nell’Avvento, e nella Quaresima non vi è predica, supplisce
    il Parroco con la spiegazione del Vangelo.
  27. Qui non sono state introdotte divozioni, ma si continua
    a norma del metodo, che tenevano li miei antecessori; solo
    si è introdotta la messa cantata tutti li lunedì primi dopo la
    prima domenica del mese a norma dei Capitoli della nuova
    Compagnia di Carità.
  28. Tanto la mattina, che la sera si suona il segno dell’Ave Maria,
    e si dà il segno pel suffragio de morti.
  29. Qui non vi sono conventi di Regolari.
  30. Non vi sono Monasteri, né Conservatori.
  31. Non vi sono Monache.
  32. Vi è la Compagnia della Carità, e sono dirette a norma de
    Capitoli.
  33. Non vi sono maestri di scuola.
  34. Non vi sono ostetrici.
  35. Non vi sono libri proibiti fuoriché presso del Parroco, che li
    ritiene colle debite licenze.
  36. Non vi sono malefici, né dediti a simili cose spettanti al S.
    Offizio, almeno che sia a me noto.
  37. Non vi sono malviventi a me noti, né vi sono inimicizie.
  38. Su di questo particolare non so che vi siano disordini.
  39. Tutti hanno sodisfatto al precetto pasquale.
  40. Nell’ultima visita non si fece decretto veruno.
    Questo è quanto si trova in dovere di rispondere il sottoscritto
    per adempire ai veneratissimi comandi di Monsig. Ill.mo e Rev.
    mo. In attestato delle quali cose col più profondo rispetto passa
    a segnarsi.
    Giuseppe Maria Farfarana Rettore – Careola 24 febraio 1790.

Tratto da: Le chiese della Vicaria di Pontremoli negli anni dell’episcopato di mons. Giulio Cesare Lomellini, di Paolo Lapi, Edizioni dell’Assemblea, 2014

(1) Cfr. AVl, Parrocchiali 43/4, docc. 6,8,9,10 e 10a