Di seguito il resoconto della visita pastorale di mons. Giulio Cesare Lomellini, Vescovo della Diocesi di Luni – Sarzana, alle chiese della Vicaria di Pontremoli e le risposte dei parroci al questionario del 1789. Il testo è tratto dalla pubblicazione di Paolo Lapi, Le chiese della Vicaria di Pontremoli negli anni dell’episcopato di mons. Giulio Cesare Lomellini, Edizioni dell’Assemblea, 2014.
Cavezzana d’Antena
Mercoledì 3 agosto 1768
Parrocchiale dell’Assunzione della Beata Vergine Maria
Rettore D. Andrea Zamarioni di Gravagna 57 anni, 26 di cura
Anime 173, da comunione 123
Altare maggiore
Altare della Beata Vergine del Suffragio
Altare del SS. Rosario
Confraternita del SS. Sacramento
Confraternita del SS. Rosario
Confraternita del Suffragio
Cimitero
Nella giurisdizione di Cavezzana d’Antena(1) esisteva la sola chiesa parrocchiale dedicata a “Maria Vergine sotto il titolo dell’Assonta nel qual giorno si fa la festa [15 agosto]”. La sua consacrazione era nota solo “per tradizione” e “l’anniversario cade a 13 agosto”.
La struttura della chiesa era definita “tolerabiliter decens” e le sue pareti non erano “soggette ad umidità”. Alla popolazione spettava la sua manutenzione e quella delle suppellettili perché “la chiesa non ha di stabile che un censo di scudi 50 di annua rendita lire 17 di Parma”. Tra l’altro era stabilita “la decima di mezzo quartaro formento per fuoco”, come pure erano previste “tre quarete di formento per casa” per mantenere accesa la lampada del SS. Sacramento. Due erano i Massari preposti all’amministrazione delle entrate, uno eletto dal Parroco, l’altro dal popolo.
Oltre l’altare maggiore vi erano altri due altari: quello del Rosario e quello del Suffragio, mantenuti “a spese del Popolo” e gestiti da appositi Massari che rendevano i conti al Parroco. L’altare del Rosario aveva “un piciolo fondo di annua rendita lire 18 Parma”,
mentre quello del Suffragio “censi per 100 scudi, annua rendita 35 di Parma”.
All’altare maggiore era eretta la Confraternita del SS. Sacramento, mentre a quello della Beata Vergine Maria “de Suffragio” la Confraternita del Suffragio la quale era tenuta, a seconda della quota pagata dai Confratelli, a celebrare cinquanta o due messe alla morte di ciascuno di essi. All’altare del Rosario, poi, era eretta l’omonima Confraternita.
Non rimanevano atti di fondazione della Confraternita del SS. Sacramento, mentre erano conservati quelli delle altre due: la Confraternita del SS. Rosario era stata eretta da padre Claudio Maria Costamazzana, priore domenicano a Borgo Val di Taro, il 23 agosto 1678, mentre la Confraternita del Suffragio, aggregata a quella di Roma in S. Biagio in via Giulia, era stata eretta nell’anno 1689 come appariva “da libri, dalla Bolla, e da capitoli registrati nella Cancelleria di Sarzana il giorno 22 agosto anno medemo”.
Molte reliquie erano custodite nella chiesa, tutte “de Santi Urbis, et Orbis”, come chiosava il Parroco, “tutte autenticate” e munite dell’apposita facoltà di esporle “ottenuta da Sig.ri Vicari Generali di Sarzana”.
Nella chiesa vi era la sola indulgenza “della Via Crucis eretta nel 1749 da un Padre [francescano] di Villafranca col permesso del Vicario Generale”.
La vita del paese era scandita dal triplice suono dell’Ave Maria; vi era una sola “ostetrice, approvata e qualificata in ogni genere di virtù cristiana”, e la popolazione era moralmente in regola anche se c’era “chi per abito giura il nome di Dio”. Non vi erano chierici, diversi, invece, erano i sacerdoti, tutti di Cavezzana e non confessori: D. Giò Antonio Curadi, D. Girolamo Curadi, D. Giò Antonio Rosa e D. Lorenzo Magnani.
Curiosa, ma anche segno della scrupolosità e della veridicità nelle risposte, è l’ammissione del Parroco: “non sempre, per pigrizia, predica la parola di Dio”. Interessante è anche il ricordo delle modalità dell’insegnamento domenicale della dottrina ai fanciulli e del catechismo agli adulti: “dopo la prima messa si dice dal Parroco, e da tutti il Pater, Ave, Credo in volgare, i comandamenti, i sacramenti, le Persone della Trinità, Incarnazione, e Morte, l’atto di contrizione, fede, speranza, e carità”, quindi si faceva “la dottrina a fanciulli”; il catechismo si faceva invece “a vespro, e pochi vengono al catechismo”.
La processione del SS. Sacramento si svolgeva sia per la festa del Corpus Domini sia nelle “terze domeniche di ciascun mese finita la messa”. Avveniva in questo modo: il “Paroco col camice, piviale, e continenza, i sacerdoti con gonello, e cotta, i confratelli in n.70 con capa, e candela accesa”. Quando invece il SS. Sacramento si portava
“agli infermi regolarmente” era “accompagnato da tutto il popolo con sei lumi entro i lanternoni, a due, o 4 torze a sacerdoti”, e si pubblicavano le indulgenze per chi partecipava.
Il Venerdì Santo si predicava “alla mattina prima di cominciar la fonzione” e si svolgeva una processione dopo le ore 18.
Profondamente significativo per capire la situazione sociale non solo di Cavezzana d’Antena, ma della maggioranza delle Ville del Pontremolese, quanto il Parroco dice, a chiosa della risposta sulla sepoltura gratuita dei poveri: “Li poveri si sepeliscono a gratis, ma non tutti perché son tutti poveri”.
In base al testamento di Maria del fu Giò Antonio Molossi e moglie di Lorenzo Magnani, stilato nel 1703, i suoi eredi erano gravati dall’annuo onere di otto messe, cioè di “invitare ogn’anno in perpetuo otto sacerdoti nella festa del SS.mo Nome di Maria V. [12 settembre] col applicazione del S. Sacrifizio secondo l’intenzione di detta testatrice, e portare processionalmente la statua della Madonna delle Grazie”. Nello stesso giorno gli eredi di Pietro Paolo Magnani erano obbligati alla celebrazione di 4 messe, cioè “invitare altri quatro sacerdoti nel medemo giorno del Nome di Maria aplicando il Sacrifizio per l’anima del suddetto testatore; come costa da testamento rogato dal Rettore Zamarioni suddetto dal anno 1751”.
Tra le disposizioni del Visitatore del 1768 è da ricordare la realizzazione di una nuova sepoltura in cui seppellire le donne separatamente dagli uomini secondo le Costituzioni Sinodali e di recintare il cimitero munendolo di una porta per impedire l’ingresso di animali, disposizione però non adempiuta visto che nel 1790 D. Zamarioni, ancora rettore, affermava, promettendo di “rinserarlo” entro il successivo maggio: “il cimitero è mal custodito, ed è pascolo, e mandra di tutti gli animali”. Sempre nel febbraio del 1790,
il Rettore ribadiva anche la situazione circa la sepoltura gratis dei poveri: “per essere il Popolo quasi tutto povero, il Paroco sta su i limiti della discrezione”. Poco era cambiato, infatti, nella Parrocchia, tutte le celebrazioni si facevano “giusto l’uso antico”, perfino nessun effetto, neppure formale, aveva apportato la soppressione leopoldina delle Confraternite, infatti vi erano “la Compagnia del SS.mo Sacramento, del Rosario, e del Sufraggio tutto diretto dal Paroco con buona armonia del Popolo”.
Bella, infine, la risposta alla domanda sulla moralità pubblica:
“Non ci sono bestemiatori, né malviventi, siamo tutti peccatori
modesti”.
Risposte al questionario 1789 (2)
Cavezana d’Antena – Risposta alle informazioni richieste a noi
Parochi da Monsignor Ill.mo, e Rev.mo di Sarzana, quale cum
dilexisset suos, in finem dilexit eos.
- Non ci sono oratori, la Parocchiale è tollerabile, è necessario
una sagrestia, quale cominciata 4 anni sono, alla vicina primavera
si terminerà. - La chiesa è ben proveduta de sacri arredi, e vasi sacri con due
altari bassi proveduti dal Popolo. - Le anime di questa Parochia sono 229.
- Nell’anno 1777 a 16 giugno il Paroco fece cresimar tutti
gli abili a Monsignor di Brugnato, e questa è stata l’ultima
cresima. - Il Paroco non ha memoria che sia morto alcuno senza
Battesimo in tempo del suo governo. - In due anni è morto Francesco Vicario col solo oglio santo.
- Tutti gli altri hanno ricevuti li tre soliti sacramenti, la
raccomandazione dell’anima, e indulgenza pontificia, e del
SS.mo Rosario. Si assistono al più possibile gli amalati. - Per essere il Popolo quasi tutto povero, il Paroco sta su i limiti
della discrezione. Il cimitero è mal custodito, ed è pascolo, e
mandra di tutti gli animali. Il Paroco promette di rinserarlo per
tutto il mese di maggio, e poi custodirlo. - L’inventario de beni si conserva in canonica, e delli arredi si
conserva in chiesa. - I libri parocchiali sono tutti ben registrati.
- Il Paroco per 47 anni di suo governo è sempre abitato solo,
solo in canonica. - Non si assenta mai dalla Cura.
- Si celebra dal Paroco la S.ta Messa a mezzo giorno nella
propria sua chiesa, applica pro Populo anche nelle feste
modificate, spiega il Vangelo nelle domeniche, nelle altre feste
la vita del Santo, o secondo il mistero che corre. - Tutte le domeniche nel levar del sole si canta il rosario, le
tanie, poi si dice la prima messa, indi la dottrina a fanciulli, si
adopra il Belarmino, il Cristiano instruito del Padre Segneri,
ed il Turlot tradotto dal francese in italiano. Il maggior peccato
del Paroco si è che non fa più catechismo per causa di sola
negligenza. - Non ci sono confessori, né chierici, sono 2 soli sacerdoti
D. Girolamo Curadi, e D. Andrea Varoli, questi sono la luce
del Paroco, e del Popolo, Dio li conservi; due altri capellani in
Lombardia D. Francesco Curadi, e D. Giò Magnani; non ci
sono benefizi. - Non si tiene nota di messe, perché non ci son oblighi, né
men del Paroco. - Non ci sono oratorii.
- La sagrestia non da limosine di messe, sono pochi legati
perpetui, e questi si sodisfano. - Vedi in fine per i legati.
- Si celebra con la veste talare, ogni cosa si fa a dovere, si
confessa colla stola, e cotta. - Si tengono le tabelle de casi, e scomuniche riservate.
- Poco si osserva da molti il vestire clericale, servono bene in
chiesa. - Sono i due preti che sopra in tutto morigerati.
- Il Paroco in età di 80 anni si stima dispensabile, presso Dio,
e presso tutti, 5 miglia strada cattiva. - Si fanno tutte le fonzioni giusto l’uso antico cioè ogni prima
domenica del mese la processione del SS.mo Rosario; la seconda
la Via Crucis; la terza domenica l’offizio della Madonna, e la
processione del SS.mo Sacramento; la quarta l’esposizione
del Venerabile, e processione de sufraggio aggregato alla
Confraternita di Roma in S. Biaggio in via giulia. Si fa ancora
l’esposizione tutti li mercoledì di Quaresima, li tre giorni ultimi
di Carnevale, così per la la bolla del Sufraggio. Nella novena di
Pentecoste, ed alcune pocche volte fra l’anno con 12 candele
di 3 oncie l’una, nella novena 16 candele. Assistono sempre i
sacerdoti. - Nell’Avvento, Quaresima, e sempre predica il Paroco.
- Tutti i giorni dell’anno sul far del giorno si canta il rosario,
Chiese della Vicaria di Pontremoli della Diocesi di Luni-Sarzana
le tanie, e messa bassa; nelle feste si cantano ancora dopo vespro.
La Via Crucis si fa ogni seconda domenica del mese, e tutti i
venerdì di Quaresima. - Si suona l’Ave Maria tre volte il giorno, la sera si dà il segno
per i morti. - Non ci sono conventi, né monasteri, né monache.
- Ci è la Compagnia del SS.mo Sacramento, del Rosario, e del
Sufraggio tutto diretto dal Paroco con buona armonia del Popolo.
Si canta la compieta, e tanie tutte le sere di Quaresima. - Non ci sono maestri.
- Non ci sono ostetrici, il Paroco li ribattezza sub condizione
a cagione de funesti casi seguiti, come quella che disse aver ben
battezzato, ma non aveva acqua, quel altra disse aver gettata
l’acqua, ma non sapeva la forma. Il mio antecessore dopo aver
suplito per 4 anni la sola ceremonia, e poi trovata l’ostetrica
difettosa in cosa grave li ribattezò per sicurezza, così dicono i
ribattezzati, così appare dal libro del Battesimo. - Non sono libri proibiti.
- Non sono malefici.
- Non ci sono bestemiatori, né malviventi, siamo tutti
peccatori modesti. - Tutti li coniugati coabitano, anche troppo.
- Tutti adempirono al precetto pasquale.
- Riveduta la pagina dell’ultima visita, si è adempito ogni
decreto.
Il libro de legati perpetui, e temporali, legato in foglio, si
conserva in canonica.
La casa di Michele Magnani ha obligo perpetuo di far la festa
del nome di Maria Vergine, col invito di dieci preti col pranzo,
ed elemosina, e la cera in chiesa. Sin qui sodisfatto.
La Casa del ( ) Andrea Varoli tiene obligo di una messa perpetua
la prima domenica d’ottobre sodisfatto.
Il suddetto Michele Magnani non si può indurre a sodisfare i
suoi legati temporali del padre, e dei duoi fratelli, in tutto lire di
Genova circa 124 da sodisfarsi.
Gli altri esecutori fanno il possibile per sodisfare a suoi legati
temporali.
Il Paroco, e popolo sono di egual sentimento, e di un sol cuore.
Spero che questa instruzione sarà a noi Parochi un svegliarino,
e di maggior profitto che l’istessa visita personale; in questa
procurano di mettersi in onore presso il Visitatore, e non
presso Dio, ma nella presente occasione per non mentire nelle
risposte, si veda che ogni Paroco ha cura di ridure al dovere il
sconcertato.
In fine noi Paroco, e Popolo di Cavezana d’Antena, come se
fossimo tutti costì genocchioni prostrati avanti il nostro Ill.mo,
Rev.mo, e Venerabile Prelato, e Padre insieme, dimandiamo
umilmente la sua santa benedicione, pregando Iddio, che lo
conservi in grazia, in vita, e in gloria.
In fede Andrea Zamarioni Rettore di Cavezana d’Antena –
Questo giorno 22 febbraio 1790.
Tratto da: Le chiese della Vicaria di Pontremoli negli anni dell’episcopato di mons. Giulio Cesare Lomellini, di Paolo Lapi, Edizioni dell’Assemblea, 2014
(1) Cfr. AVL, Parrocchiali 40/7, doc. 6
(2) Ibidem, doc. 9