LA CHIESA DI GRAVAGNA NELLA VISITA PASTORALE DI MONS. LOMELLINI DEL 1768 E LE RISPOSTE AL QUESITO DEL 1789

Di seguito il resoconto della visita pastorale di mons. Giulio Cesare Lomellini, Vescovo della Diocesi di Luni – Sarzana, alle chiese della Vicaria di Pontremoli e le risposte dei parroci al questionario del 1789. Il testo è tratto dalla pubblicazione di Paolo Lapi, Le chiese della Vicaria di Pontremoli negli anni dell’episcopato di mons. Giulio Cesare Lomellini, Edizioni dell’Assemblea, 2014.

Gravagna
Mercoledì 3 agosto 1768
Parrocchiale di S. Bartolomeo apostolo
Rettore D. Antonio Bagatta 44 anni, eletto da poco
Anime 429, da comunione 307
Altare maggiore
Altare del SS. Rosario
Altare del SS. Suffragio
Confraternita del SS. Sacramento
Confraternita della Presentazione della Beata Vergine Maria
Confraternita del Rosario
Confraternita del Suffragio
Cimitero

Mercoledì 3 agosto
Oratorio di S. Rocco confessore
Un solo altare


Due erano le chiese nel territorio parrocchiale di Gravagna (1): la Parrocchiale “col titolo di S. Bartolomeo”, festeggiato il 24 agosto con indulgenza plenaria rinnovata ogni sette anni, e l’oratorio “publico” di S. Rocco. Per questo oratorio si era “ottenutto l’indulto dal Ordinario di potervi ivi celebrare la S.ta Messa nei giorni festivi per li mesi di decembre, genaio, febraio, e marzo; nelle altre stagioni si viene alla Parochiale”. Vi erano altre due indulgenze, “una dell’oratorio nel giorno della festa di S. Rocco alli 16 di agosto, una della Madonna alla prima domenica di maggio”.
L’interno della chiesa parrocchiale aveva bisogno di essere pitturato. La sua manutenzione, come pure quella delle suppellettili spettava alla popolazione, infatti non vi era Opera, “ma solamente Massari della Chiesa”, che davano “li conti in canonica, perché [essa] non ha beni stabili, ma solamente qualche offerta, e dal Sovrano li è impedito il far questua” (2). I Massari delle Compagnie invece erano tenuti a rendere “li conti in Magistrato, perché tiengono beni stabili”.
Per la celebrazione del Sabato Santo si andava “a Montelongo, ch’è la Matrice” e “ivi si pigliano li olii santi”. Inoltre “il Parocho di Gravagna va alla Matrice ad aiutare il Sig. Priore nella terza rogazione”.
Tre gli altari della chiesa: l’altare maggiore, l’altare del Rosario e l’altare del Suffragio, tutti senza Benefici ma dotati solo di “pochi campi per mantenimento, e sono tutti duoi anni fa [1780] stati allivelatti per ordine del Sovrano”. All’altare maggiore erano erette due Confraternite: quella del SS. Sacramento, a cui spettava la “spesa” per la lampada, e quella della Presentazione della Beata Vergine, antica confraternita questa che, nel Cinquecento, era dotata di proprio oratorio.
Agli altari del Rosario e del Suffragio erano erette le omonime Confraternite. L’altare del Rosario era stato eretto dalla pietà del popolo, l’altare del Suffragio, invece, a spese di Francesca moglie di Giovanni Rebolini ed era amministrato da appositi “deputati” eletti
annualmente. La festa principale della Madonna del Rosario, oltre la “universale” di ottobre, era la prima domenica di maggio.
Ogni terza domenica del mese si faceva la processione del SS. Sacramento accompagnato “da sacerdoti con cotta, e torzia, da confratelli con cappa, e candella accesa”. Il Viatico era portato agli infermi “accompagnato dal popolo con lumi otto, e una torcia”. La predica del Venerdì Santo si teneva “alla mattina prima della fonzione”.
Varie erano le reliquie, poste in teche decenti, “tutte autenticate sotto al Prelato Tori”. Queste erano state “donate dal R.do sacerdote Innocentio Micheli”: “una è di S. Bartolomeo, quella si espone al giorno della sua festa; una di S. Antonio Abbate, anche questa si espone nel giorno della festa; una di S. Croce, questa si espone alla festa di maggio, ed in altri presenti bisogni dell’anno; le altre non si espongono”.
Nulla da rilevarsi di grave circa la moralità della popolazione, la cui giornata era scandita dal triplice suono dell’Ave Maria.
Diversi i sacerdoti della Parrocchia (3): “D. Gasparo Podestà, D. Antonio del Signore, D. Lorenzo Maestri, D. Bartolomeo Mallossi, D. Gioanni Podestà, D. Christofaro Capra, D. Christofaro Filippi, D. Gioanni Maria Bathilochio, D. Andrea Micheli, D. Antonio Bondi,
D. Domenico Micheli, D. Gioanni Bathilochio”. Un diacono, D. Marco Bondi, e due chierici Gian Scudelari e Giacomo Scudelari.
Ogni domenica e festività venivano fatti la dottrina e il catechismo. I padri e le madri non erano troppo “diligenti a mandare li figli alla dottrina”, alcuni erano “mancanti, massimamente li pastori”, visto che, come commenta il Parroco, “pare che alcuni amino più pascolare la greggia, che l’anima sua”. Tra l’altro lo stesso Parroco ricorda come la dottrina fosse fatta da lui e dai Chierici, mentre non dagli altri Sacerdoti, “perché dicono che tocca a me, perché godo il Beneficio”.
L’oratorio di S. Rocco era stato eretto nel 1730 da Giò Zamarioni che si era assunto la spesa per adempiere un voto fatto nel 1630 dalli “uomini della Villa” di Gravagna che, “per restar liberi dal contagio [della peste], s’obbligarono per voto di fabricare un Oratorio ad onore di S. Roco”. Per questo essi avevano richiesto la licenza a mons. Naselli, che la concesse. L’oratorio fu fabbricato, “ma nel disarmare diroccò”, così che fino al 1730 “la fabrica” era “rimasta imperfetta”. Il detto Zamarioni quindi si assunse l’onere di portarla a termine e assegnò all’oratorio “una dote di scudi ducento moneta di Pontremoli in tanti beni stabili”. Inoltre, avendo egli riflettuto che “per la lontananza di mezzo miglio in circa, e per causa di tre canali, che passano tra una Villa, e l’altra, quali di quand’inquando, a causa delle aque, che piovono, e delle gran nevi, che d’inverno cascano, s’ingrossano tanto, che rendono spesso difficile alli uomini della detta Villa di Gravagna l’intervenire alla Chiesa Parrocchiale posta nella Villa del Montale, sì che talvolta li riesce di non udire la S. Messa”, concluse alcuni appositi capitoli con il parroco D. Filippo Filippi ratificati il 22 novembre 1730 dal Vicario Generale. Si ottenne così, come già accennato, “l’indulto dal Ordinario di potervi celebrare ivi la S.ta Messa nei giorni festivi per li mesi di decembre, genaio, febraio, e marzo; nelle altre stagioni si viene alla Parochiale”. Tra gli obblighi assunti c’era anche quello che in caso di celebrazione nell’oratorio si doveva tenere la dottrina. Il cappellano del beneficio costituito da Giò Zamarioni era in quel tempo D. Andrea Zamarioni rettore di Cavezzana d’Antena.


Risposte al questionario 1789 (4)


Anno del Signore 1790 1° febraio
In risposte delle informationi ricercatemi da V.S. Ill.ma, e
Rev.ma alli 25 novembre dell’anno 1789.

  1. Alla prima informatione rispondo, e dico, che ha bisogno di
    essere in qualche sito rimbiancata la mia chiesa. Il tetto della
    chiesa l’ho fatto ripassare io alle mie spese, doppo la lettera
    riceuta; perché di dentro vi pioveva. Il nostro Sovrano mi
    mandò la peritia per ristaurare, e chiesa, e canonica. Furono
    ordinate piastre 60 per ristaurare la canonica, e altre 60 per
    ristauramento della chiesa, ma non ho veduto nulla. Un mese fa
    tutti li Parochi d’ordine del Sovrano hanno dato in Magistrato la
    sigurtà del mantenimento, e della chiesa, e beni della medesima,
    e de sacri arredi, cera, lampada, e di tutto ciò, che occore al
    mantenimento della chiesa, ma doppo di essere stata dal nostro
    Sovrano ristaurata, ma non si è veduto niuno ristauramento;
    ma quel che è peggio non si piglia la congrua, ed è già passato
    il tempo di una pagha, senza vedere un quatrino; e pure la
    ragione volle, o darci la congrua, o levarci li aggravi; altrimenti
    io sono pronto a fare rinontia della chiesa. Nella mia Villa vi è
    un oratorio; l’ho visitato; non vi è niente di male.
  2. La mia chiesa sufficientemente è proveduta di sacri arredi, e
    vasi sacri, non conosco indecenza nelli altari. La manutentione;
    quando il nostro Sovrano haverà adempita la promessa fattaci
    nella peritia restano obligati li Parochi altre volte le nostre
    Compagnie adempivano esse; ma doppo che il Sovrano ha
    ritirato le intratte delle medesime non ponno più fare nulla.
  3. La mia parochia attualmente è composta di anime 553.
  4. Circa la cresima sono anni 21, cioè dall’ultima visita, che V.S.
    Ill.ma ha fatto in Pontremoli però sono anni undeci, che da
    Monsignore di Brugatto [sic!] è stata tenuta in S. Pietro. Molti
    della mia Villa vi consorsero.
  5. Nella mia Villa, gratie al Sommo Iddio non vi sono morti
    fanciuli senza Batthesimo, dentro il spatio di due anni. Solo
    duoi aborti sono seguiti.
  6. Dentro detto termine niuno è morto senza Sacramenti forché
    un forastiere parmegiano, il quale di note nei confini a causa
    del gelo rotolò giù da una ruppe, e li fu dato nei miei cemiterii
    onorevole sepoltura.
  7. Circa al settimo; procuro di fare quanto posso, e quando non
    posso facio fare a mio nipote.
  8. Circa a poveri io non sono uno di angariare nesciuno.
    Chiese della Vicaria di Pontremoli della Diocesi di Luni-Sarzana
  9. Li inventarii tutti stanno registratti nella canonica nel archivio.
    Di più in questo anno sono stati rifatti dal Magistrato, e con
    gran riggore; e li conservano nella Cancelleria di Pontremoli.
  10. I libri miei parochiali vanno a dovere; non ho paura.
  11. Io habito in canonica; con un solo nipote.
  12. Io essendo in età di anni 67 non posso più girare; né da
    burla, né da vero.
  13. La messa parochiale sempre si dice nella Cura con la
    spiegatione del Vangelo alle ore 11 e si applica pel il popolo.
  14. Se pure non vi è accidente di mallatia io facio la dotrina
    primordiale a fanciuli, e poi doppo il catechismo al popolo
    tutte le domeniche. La predica in tutte festi. Fori che le festi
    modificate, perché la gente va al lavoro, non viene alcuno. Però
    in tutte le sere della Quaresima si fa congreatione de fanciuli,
    dove si insegnano le cose necessarie da sapersi dal christiano.
  15. Li sacerdoti nei limiti della mia Cura al presente sono 11.
    Li confessori sono duoi, il Sig. D. Lorenzo Maestri, ma confessa
    pochissimo, perché è vechio, et lumine lasus, e mio nipote D.
    Nicolò Bagatta. Duoi subdiaconi. Un dicono [sic! diacono]. Li
    absenti R.do D. Giuseppe Bathilochio, un altro D. Giuseppe
    Bathilochio. D. Antonio Maestri, D. Gian Maria Bathilochio,
    D. Giacomo Scudelari, D. Pietro Soldati, tutti senza beneficio.
    D. Gian Podestà, D. Marco Bondi.
  16. Obligi delle messe annesse al Parocho nella mia chiesa sono
    n.75. Queste si sodisfano da me. Sei per settimana annesse alla
    Compagnia del Rosario; due all’anno alla Compagnia del SS.
    Sacramento, due a quella della Presentazione, queste non si
    sodisfanno, perché sono abolite le Compagnie, e venduti, ed
    allivelati li beni dal Nostro Sovrano; li legati non più si sofisfanno;
    anci di più, l’anno scorso mio nipote, che haveva celebrato sei
    mesatte di messe, per sgravio del legato del Rosario, ed haveva
    riceutto l’elemosina dal Tesoriere, ha bisognato rimetterli fora,
    ed andare col copo vuoto. La nota de legati sta registrata nella
    vachetta in canonica; ed ancora nei libri della Compagnia ma
    hora sono ritirati in Firenza. Altro legato all’altare del Suffraggio
    di messe cinque all’anno ancora queste vanno vuote perché li
    beni annessi sono venduti. Altre cinque al oratorio; queste si
    sodisfanno.
  17. Quando nell’oratorio distante mezo miglio dalla Parrochia
    si dice la messa nelle domeniche si fa la dottrina.
  18. Solo il libro, o sia vachetta delle messe annesse, ed obligate
    al Parocho sta registrato in canonica. Li altri libri, dove erano
    notati li libri sono ritirati in Firenza con le notificacioni delle
    messe celebrate, quando però si adempivano li legati delle
    Compagnie, li ho notificati in una vachetta in canonica.
  19. Dove ne ho la notitia procuro di farli adempire, ma alcuni
    non mostrano li oblighi, perché tiengano a sé li testamenti.
  20. Li sacerdoti nel celebrare la messa alcuni si servano della veste
    talare, alcuni del girello; circa le rubriche, e precipitamento della
    messa non trovo grave disordine. Senza stola non si confessa.
  21. Le tabelle stanno affisse alli confessionarii.
  22. Circa al vestire, vedo vestimenti di colore fori di chiesa e
    qualche volta in chiesa, ma non in coro. La cotta nelle fontioni
    si adopera nella mia chiesa solo nelle feste solenni, e se ciò non
    permettessi nessuno venirebbe al coro.
  23. Circa a questo capitolo al presente non so, che si giuoca,
    circa il bevere, crederò che tutti bevino, ma poi che si beva
    soverchiamente non lo so, perché io mangio, e bevo in canonica;
    circa a questo capitolo non trovo disordine.
  24. Le classi si fanno in Pontremoli, ma pochi sono quelli che vi
    vanno, perché dalla mia Villa a Pontremoli vi sono millia 7.
  25. Le fonzioni, che si fanno nella mia chiesa: si porta l’immagine
    della Madonna due volte l’anno in processioni, la prima d’ottobre
    in domenica festa del SS. Rosario, la seconda la prima domenica
    di maggio, ma questa processione crederò non si farà più, se
    valleranno le sue forze, la causa è perché il Sovrano ha ritirato
    le intratte delle Compagnie, non vi è più dennaro per fare la
    fontione; in secondo, sono più li peccati, che le indulgenze, perché
    vi concorrono forastieri, seguano risse, bestemmie, spergiuri,
    ammoregiamenti, ubriacheze, e scandali. Si fa la processione
    del Corpo del Signore, e la processione del Signore tutte le terze
    domeniche del mese, e la festa di S. Croce. Li lumi se ne adopra
    quanti si può, ma a meno di sei non si fanno.
  26. Nella mia chiesa non vi è predica né nell’Avvento, né nella
    Quaresima; non vi è intrada; faccio io quello che posso.
  27. Ogni mattina prima della messa si recita il rosario, ed
    Chiese della Vicaria di Pontremoli della Diocesi di Luni-Sarzana
    ancora molte volte alla sera. La Via Croce si fa da cadauno
    privatamente.
  28. Il segno dell’Ave Maria si dà alla sera, e mattina, e mezzo
    giorno; il segno per il suffraggio si dà finito di dare il segno
    dell’Ave Maria della sera.
  29. Nella mia cura non vi è convento di religiosi.
  30. Né pure vi sono monasteri di monache.
  31. Né pure non vi sono mai stati.
  32. Nella mia Cura non vi sono Confraternite, né adunanze, né
    congregationi; fuori la Confraternita della Pietà instituita dal
    nostro Sovrano ed è diretta dalli officiali.
  33. Nella mia Cura non vi è scola, né maestri.
  34. La mia Villa non tiene ostetrici approvate; procuro io
    instruirle nei cathechismi.
  35. Nella mia Villa per quanto è noto a me non vi sono libri
    proibiti.
  36. Circa questo non mi è noto nulla.
  37. Circa questo capitolo può passare, si sentano al più qualche
    imprecationi e spergiuri, cioè nominare vanamente il Santo
    Nome di Dio.
  38. Anco circa a questo non so nulla.
  39. Per quanto ho ricavato dalli bolettini, tutti hanno sodisfatto
    al precetto pasquale.
  40. Circa questo furono sospese qualche pianette, ma queste
    non si adoprano; furono sospesi calici, e patene, ma li feci
    rindorare, ma attesa la multiplicità de preti due patene hanno
    bisogno di essere di novo indorate; vi sono qualche pianette, e
    camici che hanno bisogno di reaptitudine. Ma se li miei preti
    non concorrono alla spesa staranno lì sospese, perché ancora loro
    logorano la sua parte. Questo è quanto posso, e devo notificare
    a V.S. Ill.ma e Rev.ma. Dico ancora di più che noi altri Parochi
    del Pontremolese si troviamo in angustie, e oppresioni per tanti
    aggravii. So bene che la metà dell’intrata della mia chiesa mi va
    in aggravii, massimamente nel pagare l’aggravio della cassa del
    redentione ed estimo.
    In fede io Antonio Bagatta Rettore di Gravagna sotto il titolo
    di S. Bartholomeo

(1) Cfr. AVL, Parrocchiali 50/7, docc. 7 e 8

(2) Tale limitazione è sottolineata nel 1782

(3) Per il 1782: “Catalogo degli Ecclesiastici. Confessori: R.do Sig. D. Antonio del Signore; R.do Sig. D. Lorenzo Maestri; R.do Sig. D. Nicolò Bagatta.
Sacerdoti: R.do Sig. D. Gian Maria Mallossi; R.do Sig. D. Antonio Podestà; R.do Sig. D. Gasparo Podestà; R.do Sig. D. Christofaro Capra; R.do Sig. D. Christofaro Filippi; R.do Sig. D. Andrea Micheli; R.do Sig. D. Domenico Micheli; R.do Sig. D. Andrea Scudelari; R.do Sig. D. Carlo Mallossi, Chierici in sacris: Sig. D. Innocentio Micheli; Sig. D. Pietro Micheli. Chierici minori: Gian Antonio Bondi; Pelegrino Mallossi; Celestino Mallossi; Costantino Micheli; Giuseppe Rabaia”.

(4) Ibidem, doc. 11

Tratto da: Le chiese della Vicaria di Pontremoli negli anni dell’episcopato di mons. Giulio Cesare Lomellini, di Paolo Lapi, Edizioni dell’Assemblea, 2014