Di seguito il resoconto della visita pastorale di mons. Giulio Cesare Lomellini, Vescovo della Diocesi di Luni – Sarzana, alle chiese della Vicaria di Pontremoli e le risposte dei parroci al questionario del 1789. Il testo è tratto dalla pubblicazione di Paolo Lapi, Le chiese della Vicaria di Pontremoli negli anni dell’episcopato di mons. Giulio Cesare Lomellini, Edizioni dell’Assemblea, 2014.
Mignegno
Venerdì 5 agosto 1768
Parrocchiale dell’Assunzione della Beata Vergine Maria
Rettore D. Gioacchino Bocchi di Pontremoli 60 anni, 24 di cura
Anime 78, da comunione 63
Altare maggiore
Altare del SS. Rosario
Altare della Beata Vergine Maria della Stella dei Pinotti
Cimitero
Venerdì 5 agosto
Oratorio di S. Rocco confessore
Sede della Confraternita della SS. Trinità
Un solo altare
Venerdì 5 agosto
Oratorio di S. Terenziano martire
Giuspatronato della Confraternita di S. Lorenzo di Pontremoli
Un solo altare
Nel territorio di Mignegno (1) vi erano tre edifici di culto: la chiesa parrocchiale “sotto il titolo di S. Maria Assonta” e due “oratori publici”, uno sotto il titolo di S. Rocco “in ragione della Compagnia della SS. Trinità” contiguo alla chiesa parrocchiale, l’altro sotto il titolo di S. Terentiano “in ragione della veneranda Confraternita di San Lorenzo di Pontremoli”.
La chiesa parrocchiale era consacrata e “il giorno della Sacra”, cioè della sua Dedicazione, ricorreva il 18 novembre. Non vi erano indulgenze, “fori delle concesse alla Confraternita della SS. Trinità per gli Confratelli […]; quella dell’altar maggiore, e della Via Crucis”.
Nel 1782 le indulgenze erano aumentate essendo registrate anche quelle “nel giorno del Titolare il 15 agosto, la prima domenica di ottobre, il giorno della SS. Concezione, il 8 [sic! forse il 18] novembre ed è indulgenza plenaria”.
La struttura della chiesa era “decens” e le sue pareti erano soggette a “qualche poca humidità causata dal campanile […] in un angolo”, situazione confermata nel 1782, “a riserva dell’angolo del campanile a cagione de venti solamente”.
Alla popolazione spettavano le spese per la cura della chiesa fatte “per mezo degli Massari pro tempore”. Infatti il denaro era ottenuto “tassatamente dalle case”, cioè ciascuna famiglia contribuiva alla manutenzione e riparazione della chiesa e dell’altar maggiore, come pure alle spese per l’olio della lampada a cui concorreva in parte anche la Confraternita. Nel 1768 era presente l’Opera, istituto non più presente però nel 1782 perché “il tutto è passato sotto il laicale”.
A Mignegno vi era “la facoltà” di fare la benedizione del fonte il Sabato Santo, che si faceva “quando vi è numero sufficiente d’Ecclesiastici Parochiani”, facoltà questa riconosciuta “perché fu [s]opres[s]a la pieve ove s’aspetava”.
Nella chiesa vi erano tre altari: l’altare maggiore, quello del SS. Rosario, “mantenuto da elemosine ricavate da due Massari elletti dal P opolo”, e quello della Madonna della Stella, “mantenuto dalli Eredi del fu Matteo Pinotti”. Dal 1760 all’altare del SS. Rosario si svolgeva l’esposizione del SS. Sacramento per la novena di Natale, funzione a cui erano tenuti gli eredi di Pietro Pinotti.
Le reliquie conservate erano “i capelli de B.V., il Legno di S. Croce, Reliquia di S. Giuseppe Sposo della B.V., di San Vincenzo Fererio, S. Vincenzo a Pauli, S. Pio V unita quela di S. Catharina de Ricci, S. Appolonia V.M.”, tutte con le loro “autentiche, e sigili”.
Nella piccola comunità di Mignegno la vita scorreva tranquillamente scandita dal suono dell’Ave Maria alle ore prescritte e non vi erano emergenze morali né liturgico-pastorali.
Gli ecclesiastici del paese erano quattro, due presenti, don Domenico Pinotti e don Domenico Pinotti, e due assenti, don Gasparo Gasparini “habitante in Stato Veneto” e don Agostino Pinotti “in Stato di Parma”(2).
Si faceva la processione del SS. Sacramento “con lumi portati da Confratelli della Compagnia, e da altri, che ritrovasi presenti, e al presente col’ombrello”, come pure si portava il Viatico “all’Infermi con lumi dodeci, per tutti; se l’infermo è Confratello, s’accompagna da tutti li Confratelli col suo lume; e in occasione de venti vi sono sei
lanternoni a bella posta; col anoncio delle Indulgenze”.
L’oratorio di S. Rocco, dotato di un solo altare, era posto vicino alla Parrocchiale e mantenuto dalla Confraternita della SS. Trinità, ivi eretta, che svolgeva anche la funzione di Confraternita del SS. Sacramento.
I Confratelli indossavano cappe rosse ed eleggevano appositi Massari per l’amministrazione. Tra i doveri di questa Confraternita vi era, per sua istituzione, la celebrazione di una messa ogni terza domenica del mese e di quattro messe nella morte di un Confratello, mentre, per legato, era tenuta alla celebrazione di una messa il giorno dopo la Commemorazione dei defunti e di tre messe nella festa di S. Croce di maggio. Inoltre, soleva fare “l’esposizione del Venerabile in forma di 40 ore, e questa nelle tre feste di Pasqua di Resurrezione”.
L’oratorio di S. Terenziano, fondato nel 1514 e posto nel castagneto vicino al paese, nei pressi della strada della Cisa, apparteneva alla Confraternita di S. Lorenzo di Pontremoli, detta comunemente 65 Don Agostino nel 1782 era abitante in Mignegno, mentre uno dei due don Domenico abitava “in Stato Milanese” come il don Gasparini.
Misericordia. I Confratelli erano soliti recarvisi processionalmente il lunedì di Pasqua di ogni anno portandovi alcune reliquie.
Vi era un unico altare in cui si celebrava alcune volte nel corso dell’anno e, in particolare, il 1° settembre, giorno in cui si solennizzava il martire Terenziano. Le suppellettili erano conservate nell’oratorio di S. Lorenzo di Pontremoli da cui, all’occorrenza, si prelevavano. Accanto all’oratorio vi era un romitorio fondato nel 1696 da Stefano Maraffi.
Con la soppressione della Confraternita di S. Lorenzo la cura dell’oratorio venne assunta dalla Parrocchia di Mignegno, come ben attestato dal questionario del 1789, che conferma avvenuta anche in Mignegno l’erezione della Confraternita della Carità voluta dal Granduca.
Risposte al questionario 1789 (3)
Ill.mo e Rev.mo Sig. Sig. Padrone Colendissimo
In risposta alla Circolare di V.S. Ill.ma e Rev.ma dei 20 ottobre
1789 mi do l’onore, e la gloria d’unirla qui sotto Articoli,
secondo che m’indica nella sua Gentil.ma cioè,
I: Circa il primo Articolo le significo qualmente in questa
Chiesa Parochiale, e nell’Oratorio detto Santo Terentiano non
v’è bisogno riattamento alcuno, essendo tan una che l’altra
Chiesa sufficientemente atte per il sacro ministero.
II. Circa il secondo le dico essere sufficientemente la Chiesa
Parochiale d’arredi sacri, e vasi provista; e gli altari esser
sufficientemente decenti.
III. Circa il terzo le significo avere sotto la mia Cura anime
numero 76.
IV. Circa il 4° le dico di essere insio [sic! insicuro] del tempo
in cui si sia qui tenuta la Cresima, essendo che questi miei
Parochiani come che vicini alla Città sono stati a cresimarsi in
essa in occasione che li s’è tenuta la medesima.
V. Circa il 5° le dico non essere morto alcun faciul senza
Batesimo già da vari anni.
VI. Circa il 6° le significo, che in detto tempo cioè da due anni
in qua non è morto alcun adduto senza sacramenti.
VII. Circa il 7° le dico avere fatto quanto moralmente ho
potuto per assisterli, e senza la racomandazione dell’anima, non
mi ricordo sia morto alcuno.
VIII. Circa l’8° le significo qualmente gratis ho sepelito i poveri,
e il Cimitero è sufficientemente in forma.
IX. Circa il 9° le dico qualmente questa Parochia è senza mobili.
L’inventario poi dei beni stabili lo fatto, e si conserva.
X. Circa il X le dico essere i libri parochiali a dovere.
XI. Circa XI le significo qualmente abito in canonica, e non
ritengo presso di me dona alcuna.
XII. Circa XII le dico, che da moltissimi anni in qua non mi
sono mai assentato dalla Cura.
XIII. Circa il XIII le significo qualmente in tutte le feste celebro
la messa nella mia cura all’ora di terza pro populo; in tale
occasione le spiego il S. Evangelio.
XIV. Circa al XIV le significo qualmente ogni festa facio
la dotrina a tutti, e mi seveva del Belermino, della dottrina
mandata da Sua Altezza R., el Christiano Instruito ed d’altri
libri simili. Vi sono alcuni ignoranti, ma per quanto l’aviso non
vogliano venire all’instruzione.
XV. Circa il XV le dico essere nella Cura tre sacerdoti tutti
absenti e sono D. Gasparo Gasparini, D. Domenico Pinotti, D.
Agostino Pinotti, senza alcun chierico.
XVI. Circa il XVI le dico essere il numero delle messe obligate a
questa chiesa in tutte sono numero X, e si tiene la nota in sacrestia;
nell’oratorio di S. Terentiano non v’è alcun obligo di messe.
XVII. Circa al XVII le dico esservi il suddetto oratorio solo en
abitato.
XVIII. Circa XVIII le significo qualmente tengo il libro delle
messe tutte.
XIX. Circa al XIX le dico tutti li legatari sodisfano, qualli legati
sono cioè messe n.10 lasciate q. Matheo Pinotti di codesta
parochia.
XX. Circa XX le dico essere come sopra tutti gli sacerdoti
ascenti.
XXI. Circa XXI le significo qualmente le tabele dei casi reservati,
e scomunichi vi sono nelli confesionari.
XXII. Circa XXII mi riporto al articolo XV.
XXIII. Circa il XXIII mi riporto parimente al articolo XV.
XXIV. Circa XXIV le dico che le Classi a suoi tempi si
fanno.
XXV. Circa XXV le significo qualmente qui si fano fra l’anno
la novena del S. Natale, ed dell’Assonzione di Maria SS. con
il Triduo di S. Terentiano col esposione [sic! esposizione] del
Venerabile, e si fa con lumi 24.
XXVI. Circa il XXVI le dico che nell’Avento, e quaresima
suplico [sic! suplisco] io al difetto della predica.
XXVII. Circa XXVII le dico che ho introdoto la devozione della
Via Crucis, e continuo quella del Rosario.
XXVIII. Circa XXVIII le dico che si sona il segno dell’Ave
Maria ed il sufragio de Morti.
XXIX. Circa XXIX si risponde di no.
XXX. Circa XXX si risponde di no.
XXXI. Circa XXXI le significo come sopra cioè non esservi
Monastero alcuno, né Monache soprese.
XXXII. Circa il XXXII le dico esservi una Confraternita detta
della Carità, ed è direta da me.
XXXIII. Circa al XXXIII le dico rispondendo no.
XXXIV. Circa al XXXIV le significo non esservi ostetrice qui si
servano di quegle della Città di Pontremoli.
XXXV. Circa al XXXV le dico non sapere se in questa Cura si
tiene libri proibiti.
XXXVI. Circa al XXXVI le significo non esservi a mio scersore
di codesta spesia.
XXXVII. Circa al XXXVII le significo qualmente in codesta
Cura non vi sono malviventi, ma tutti peccatori, mi spiego
bestemiatori si, ma concubinari no atteso che non una sentilla
d’aqua, ma più corumpano il teccio.
Circa al XXXVIII le dico non esservi in questa parochia
coniugati che non abitino asieme.
XXXIX. Circa al XXXIX le dico che tutti i Parochiani anno
adempito al preceto pasquale, fori d’uno, il quale più volte
chiamato non ha ancora ubidito.
XXXX. Circa XXXX le dico che si sono adempito puntualmente
alli ordini utimamenti emanati.
In fede di quanto sopra io Gioacchino Bocchi Rettore della
Chiese della Vicaria di Pontremoli della Diocesi di Luni-Sarzana
Parochiale Mignegno umilissimo suddito e servitore mano
propria.
(1)Cfr. AVL, Parrocchiali 56/9, docc. 8 e 10
(2) Don Agostino nel 1782 era abitante in Mignegno, mentre uno dei due don Domenico abitava ” in Stato Milanese” come il don Gasparini
(3) Ibidem, doc. 14
Tratto da: Le chiese della Vicaria di Pontremoli negli anni dell’episcopato di mons. Giulio Cesare Lomellini, di Paolo Lapi, Edizioni dell’Assemblea, 2014