Di seguito il resoconto della visita pastorale di mons. Giulio Cesare Lomellini, Vescovo della Diocesi di Luni – Sarzana, alle chiese della Vicaria di Pontremoli e le risposte dei parroci al questionario del 1789. Il testo è tratto dalla pubblicazione di Paolo Lapi, Le chiese della Vicaria di Pontremoli negli anni dell’episcopato di mons. Giulio Cesare Lomellini, Edizioni dell’Assemblea, 2014.
Montelungo
Mercoledì 3 agosto 1768
Prioria – Parrocchiale di S. Benedetto abate
Priore – Rettore D. Daniele Castellini di Pontremoli 58 anni, 30 di cura
Anime 212, da comunione 146
Altare maggiore
Altare della Beata Vergine della Consolazione
Altare del SS. Suffragio
Confraternita del Corpo di Cristo o del SS. Sacramento
Confraternita della Beata Vergine della Consolazione o della
Cintura
Cimitero
Nel territorio parrocchiale di Montelungo (1), nel 1768, esisteva la sola chiesa parrocchiale con il titolo di Prioria, ricordo dell’originaria dipendenza dal Monastero benedettino di Leno, fatto che la rendeva “matrice” delle chiese parrocchiali di Gravagna, Cargalla e Cavezzana d’Antena, antiche sue cappelle. Per questo nella chiesa
di Montelungo “si fa la benedizione del Sabbato Santo, e vi intervengono li Parrochi di Gravagna, Cavezana, Cargalla, e Soccisa”. In realtà il Rettore di Succisa avrebbe dovuto partecipare a questo rito nella Pieve di Vignola ma, per la distanza da quest’ultima, aveva poi preferito salire a Montelungo, cosa che provocò, proprio durante la visita pastorale della Pieve di Vignola, la denuncia di quell’Arciprete che rivendicava la matricità su Succisa. Pari controversia era sorta, da qualche anno, con i Parroci di Valdantena e di Pracchiola, che secondo il Priore avrebbero dovuto intervenire a Montelungo, in realtà essi “non si vedono, perché dicono non esser obbligati ad intervenirvi, e sopra tal pretensione presentemente se ne fa dal Priore Castellini la lite contro il Sig. D. Giulio Passeri Rettore di Valdantena”.
Ulteriore legame con l’origine monastica della Prioria di Montelungo è anche il titolo di S. Benedetto, santo festeggiato il 21 marzo. La Dedicazione della chiesa era celebrata il 31 ottobre.
Nel 1768 “le pareti della chiesa in una parte del coro” erano “soggette a qualche poco d’umidità cagionata dal campanile”, deterioramento a cui si diceva non potersi rimediare che “con fare un nuovo campanile, per fabricare il quale” però era necessario “un sito a proposito e molto denaro; e non v’è né sito, né denaro”. Spettava alla Parrocchia “la spesa per la reparazione, ed ornamento quando bisogna, non avendo la chiesa annue rendite per la Fabbrica, o sia Opera”. In tal caso venivano eletti dai parrocchiani “due Massari, i quali hanno la facoltà col consenso della Parrochia di far tasse per provedere a quello che occorre, e rendano poi i conti al Parroco della loro amministrazione”.
La chiesa era sostanzialmente in ordine, la sua sacrestia era dotata di suppellettile abbastanza decente e copiosa. Le indulgenze che vi era possibile lucrare erano quelle legate alla Via Crucis, alla Confraternita del SS. Sacramento e a quella “della B. Vergine di Consolazione” o della Cintura.
Nella chiesa vi erano tre altari, senza dote, mantenuti dalle Confraternite e solo l’altar maggiore era “privilegiato” secondo la concessione fatta da Benedetto XIV a tutte le Parrocchie: l’altare maggiore a cui era eretta la Confraternita del SS. Corpo di Cristo,
l’altare della Beata Vergine della Consolazione a cui era eretta la Confraternita omonima, l’altare del SS. Suffragio eretto con elemosine di persone pie.
La Confraternita del SS. Corpo di Cristo, che manteneva accesa “la lampada avanti il SS. Sagramento”, aveva un reddito tenue, qualche elemosina o per questua o per donazione spontanea, e aveva diritto ad una elargizione annuale di mezzo quartaro di frumento a cui contribuiva ogni famiglia. Tra gli obblighi a cui era tenuta vi erano quello di due messe alla morte di ciascun confratello e quello annuale di quattro messe. Inoltre vi era quello di “fare la processione col SS.mo intorno alla Chiesa” la prima domenica del mese. I massari nel 1768 erano Giò Panelli, Francesco Maria Orioli e Andrea Galletti.
La Confraternita della Consolazione o della Cintura era stata istituita il 4 giugno 1684 e aggregata all’Arciconfraternita dei Centuriati di S. Giacomo di Bologna grazie al frate agostiniano Mario, nipote dell’allora priore Pietro Francesco Ferrari. Quest’ultimo con i suoi parrocchiani aveva chiesto a fra’ Giò Antonio Villani, priore del Convento agostiniano della SS. Annunziata di Pontremoli, ordine a cui apparteneva la facoltà di erigere tali Confraternite, “l’aggregatione alla Compagnia de Centurati del glorioso stesso anno il Ferrari chiedeva con il suo “popolo” di Montelungo il consenso episcopale necessario per la canonicità dell’erezione, consenso concesso il 30 agosto.
Tra i suoi obblighi vi erano quelli di far celebrare una messa ogni quarta domenica del mese e di solennizzare la festa della Madonna della Cintura “la domenica dopo la festa di S. Agostino”. I due massari nel 1768 erano Silvestro e Paolo Pinelli.
Entrambe le Confraternite impiegavano “li avanzi” dell’entrate per “mobiglia della Chiesa” e si radunavano “in Chiesa ogni due anni in occasione di mutarsi l’Uffiziali, al quale [raduno] interviene il Parroco e si fa in santa pace” (2).
Diverse erano le reliquie conservate “in thecis decentibus”:
Del Velo della SS. Vergine; Delle Ceneri del Corpo della B. Lucia da Narni; Delle Ceneri di S. Pio V; Dell’Ossa di S. Biaggio V. e M.; Di S. Apollonia V. e M.; Di S. Antonio di Padova; Di S. Prassede V; Di S. Francesca Romana; Di S. Pietro Apostolo; Di S. Francesco di Pavola; Di S. Antonino Arcivescovo.
Di tutte queste reliquie vi erano le autentiche già viste e riconosciute dal Lomellini nella sua prima visita. Solo “il Velo della B.V., la Reliquia di S. Pietro Apostolo, quella di S. Biaggio, e di S. Apollonia” si esponevano alla pubblica venerazione.
La vita parrocchiale procedeva regolarmente scandita dal triplice suono dell’Ave Maria “all’alba, a mezzogiorno e all’ore 24”, cioè le diciotto. I poveri si seppellivano gratis, la predica della Passione veniva tenuta dal Priore “un’ora in circa dopo la levata del sole nel Venerdì Santo” e non vi era l’uso di “processioni notturne”, cioè successive alle ore 18. Il Parroco teneva “in canonica” al suo “servizio una donna in età d’anni 45”. Dal punto di vista sociale il Priore affermava: “In questa cura per grazia di Dio non vi sono, che io sappia, persone scandalose, né giuocatori, né bestemmiatori, né trasgressori abituati delle feste; e non so che nel mio Popolo vi siano disordini spirituali”.
Ben sette erano gli ecclesiastici di Montelungo, ma tutti assenti dalla Parrocchia: D. Agostino Pinelli q. Felice, D. Giuseppe Maria Pinelli q. Felice, D. Agostino Pinelli q. Lorenzo, D. Giuseppe Maria Pinelli q. Lorenzo, D. Silvestro Pinelli q. Paulo, D. Giò Battista
Galletti e D. Niccolò Battaglia “dimorante a Parma”.
“Quasi tutte le contadine fanno le ostetrici e quelle che esercitano tal mestiere in questa Parrocchia sono sufficientemente istruite, esaminate, ed approvate dal Parroco circa il Sagramento del Battesimo”.
Circa la coabitazione matrimoniale il Castellini affermava: “tutti li coniugati abitano assieme, ed anche troppo”, singolare espressione che si trova usata anche da altri Parroci.
Tutte le domeniche “s’insegna la Dottrina a tutto il Popolo, che vi concorre ben volentieri, e poi separatamente s’insegna a fanciulli, e fanciulle”. Nella Parrocchia non era mai stata eretta la scuola della Dottrina Cristiana per cui neanche il Castellini cercò “d’errigervela, perché tutti senz’altro intervengono volentieri alla Dottrina Cristiana”.
La preparazione alla prima comunione avveniva “avanti la Settimana Santa” e continuava “in sino a tanto, che [i novizi] hanno bene imparato le cose che sono obbligati sapere”.
Due belle ed esemplari descrizioni rimangono circa lo svolgimento della processione del SS. Sacramento per la festa del Corpus Domini e nell’occasione di un Viatico. Il Priore ricordava che la prima era solita farsi con la maggior solennità, che si può fare, ogni anno la domenica infra l’Ottava del Corpus Domini, si fa con andare avanti tutti li Confratelli ornati del loro abito bianco con candela accesa in mano, e saranno in numero di trenta in circa con i loro stendardi, Crocifisso, e lanternoni avanti; dopo i Confratelli ne viene il Clero solito invitarsi a tal funzione, e vi sarabbo ora dodici, ora quindici e più Sacerdoti dandosi a ciascuno un cereo, o una torcia accesa in mano; dopo il Clero viene il baldachino da quatro aste portato da quatro Confratelli vestiti del loro abito bianco. Sotto il baldachino vi sta il celebrante con diacono, e sudiacono, portando il SS.mo il celebrante vestito di pluviale, stola, e camice, precedendo avanti il SS. Sagramento un chierico col turibolo fumicante; dopo il baldachino ne viene il Popolo. In tal processione si cantano li Inni Pange lingua, e Sacris solemniis, Verbum supernum.
Per quanto riguarda la comunione agli infermi lo stesso Priore affermava che il SS. Sagramento quando si deve portare all’infermi viene accompagnato da dieci, o dodici lanternoni, e quando non spira vento oltre li suddetti lanternoni si distribuiscono a molte persone candelle accese; e si pubblicano sempre le indulgenze concesse da Sommi Pontefici a quelli, che accompagnano in tal funzione il SS. Sacramento.
Risposte al questionario 1789 (3)
Risposta del Priore di Montelungo ai quesiti per l’informazione
ingiunta da Monsignore Ill.mo e Rev.mo
I. La chiesa non abbisogna d’alcun riattamento, e nel circondario
della Parrocchia non vi sono oratori.
II. La medesima chiesa è decentemente e sufficientemente
provista d’arredi e vasi sacri; non vi sono altari indecenti; la
manutenzione appartiene all’Opera.
III. La Parrocchia attualmente è composta di 204 anime.
IV. Sono tredici anni circa, che Monsignor Ill.mo e Rev.mo di
Brugnato tenne la Cresima in Pontremoli, dove concorsero i
Cresimandi di questa Parrocchia.
V. Da due anni a questa parte non è morto alcun fanciullo senza
battesimo.
69 Ibidem, doc.12.
VI. Nel detto tempo è passata all’altra vita Cattarina Vedova
di Giacomo Pinelli senza il SS.mo Sacramento del Viatico,
e Domenica Donati senz’alcun Sacramento, essendo morta
improvisamente.
VII. Nulla ho da rimproverarmi d’avanti a Dio sulla dovuta
assistenza ai moribondi, e raccomandazione dell’anima.
VIII. I poveri si seppelliscono gratis, ed il cimitero è a norma
degli Ordini Sinodali.
IX. Ho fatto l’Inventario, e lo conservo tanto dei stabili, quanto
de mobili di questa chiesa.
X. Sono tenuti a dovere i libri de’ Battesimi, de’ Matrimoni e de’
Morti, anche a forma degli ordini di ( )
XI. Abito nella canonica, e ritengo presso di me una sorella
d’anni 37.
XII. M’absento dalla Parrocchia quatro in sei volte al anno per
un giorno ogni volta, al più un giorno e mezzo; cinque anni
sono m’absentai per un mese con la dovuta licenza.
XIII. In tutti i giorni festivi celebro la messa parrocchiale nella
propria chiesa due ore prima del mezzo giorno, l’applico pro
populo, ed in tutte le domeniche e feste principali faccio la
spiegazione del Vangelo.
XIV. In tutte le domeniche faccio la Dottrina ai Fanciulli, ed
il Cattechismo agli Adulti con questo metodo; radunato il
popolo verso mezza mattina incomincio la dottrina, che dura
mezz’ora, nella quale prendo di mira i figliuoli e figlie, che sono
alla comunione, o in prossima disposizione d’esservi ammessi,
interrogo i medesimi, facendo alle loro risposte delle brevi,
e necessarie spiegazioni; a tal fine ordinariamente mi servo
del Cattechismo del Ferreri, o di quello del P.re Ducos; indi
due figliuoli, o due figlie fanno una breve disputa tra loro per
interrogazione e risposta imparata sulla piccola dottrina usata
nella Diocesi di Parma. Dopo questa faccio l’istruzione agli adulti
per mezz’ora o tre quarti, per la quale mi servo del Cristiano
instruito del Segneri, del P.re Idelfonso da Bressanvido, e dei
Discorsi instruttivi del P.re Agostino da Fusignano; secondo le
materie, che imprendo a spiegare. Intanto che il popolo canta
una breve orazione m’apparo per la messa, ed in essa faccio la
spiegazione del Vangelo per mezz’ora. Terminata la messa si
Chiese della Vicaria di Pontremoli della Diocesi di Luni-Sarzana
fermano i fanciulli e fanciulle, ed i Sacerdoti in diverse classi
insegnano a medesimi la piccola dottrina.
Il tutto si fa alla mattina, perché al Vespero è sempre scarso il
concorso del Popolo, attese le circostanze di questa Villa. Non
conosco nessuno ignorante per non venire alla dottrina.
XV. Tre sono i Sacerdoti abitanti in questa Cura, ed un chierico.
Il Sig. D. Niccolò Battaglia, il Sig. D. Giusto Pinelli; il Sig. D.
Antonio Panelli. Il chierico Luigi Galletti constituito nei due
primi Ordini minori.
Tre pure sono li assenti. Sig. D. Giuseppe Pinelli, Sig. D. Giò
Galletti, Sig. D. Silvestro Pinelli, nessuno è confessore, né
benefiziato.
XVI. Non vi sono altri obblighi di messe, se non i segnati al
n.XIX nella nota dei legati.
XVII. Non esiste alcun oratorio, onde etc.
XVIII. Non si tiene libro per le soscrizioni dei Sacerdoti
celebranti; i soli legatari hanno ciascheduno il suo libretto, sul
quale annualmente noto l’adempimento dei rispettivi legati.
XIX. Nessuno trascura l’adempimento dei legati, i quali sono i
seguenti:
- Il Priore pro tempore è obbligato celebrare messe sei con
officio di requie pro uno nel mese di settembre. - Messe due pro uno nel mese di gennaio.
- Messe otto pro uno annualmente.
- Il Sig. D. Giusto Pinelli è obbligato celebrare messe sei per il
legato Galletti ogni anno. - Gli eredi di Bernardino Battaglia sono obbligati far celebrare
messe due ogni anno. - Giuseppe Galletti è obbligato far celebrare messe sette ogni
anno. - La Confraternita della B. Vergine era tenuta far celebrare
una messa ogni mese per anni cento, al compimento del quale
legato mancavano anni 15 circa. - La Confraternita del SS. Sacramento era obbligata far
celebrare messe quattro ogni anno, e due alla morte d’ogni
Confratello; la così detta Cassa Ecclesiastica assorbendo i beni
di dette Confraternite si è addossato anche i detti oneri, de’
quali s’ignora l’adempimento.
XX. I Sacerdoti ordinariamente celebrano la messa con una veste
detta ghirello, che dai fianchi discende ai piedi; nel rimanente
tutti osservano le notificazioni di Monsignore e le Rubriche e
celebrano con esemplarità. I Confessori confessano sempre con
la stola.
XXI. Nei confessionari vi sono le tabelle dei casi e scomuniche
riservate.
XXII. I Sacerdoti e Chierici sono esemplari sì nel vestito, come
nel servizio della Chiesa.
XXIII. Tra i medesimi non v’è alcun disordine degli accennati
nel presente numero.
XXIV. In questa Cura non si fanno le Classi, ma s’inteviene a
quelle, che si fanno in Pontremoli.
XXV. In tutte le prime domeniche d’ogni mese si porta
processionalmente il SS.mo Sacramento, finita la quale si dà la
benedizione.
In tutti i venerdì di quaresima s’espone pubblicamente il SS.mo
per il tempo, che si canta Compieta, indi si dà la benedizione.
Si fa la Novena del S. Natale con esposizione e benedizione del
SS.mo.
Si pratica lo stesso nel primo ed ultimo dell’anno, ed Epifania.
In tutte queste esposizioni non vi sono mai meno di venti
lumi, e sempre vi assistono i Sacerdoti e Cherici a forma degli
ordini.
Nella domenica fra l’ottava di S. Agostino si celebra la festa
della B.V. della Cintura.
XVI. Nell’Avvento e nella Quaresima supplisce il Parroco per
la predica.
XXVII. Le divozioni introdotte sono la recita della terza parte
del Rosario ogni giorno alla mattina prima della messa, ed alla
sera prima del segno dell’Ave Maria delle 24 ore. La Via Crucis
nei Vesperi delle seconde domeniche d’ogni mese, e nei venerdì
di quaresima.
XXVIII. Alla mattina, al mezzo giorno, ed alla sera si suona il
segno dell’Ave Maria, e si dà il segno pel suffragio de’ Morti.
XXIX. In questa cura non vi sono Conventi di Regolari.
XXX. Né Monasteri o Conservatori di Monache.
XXXI. Né Monache di Monasteri soppressi.
XXXII. Vi è la Confraternita della Carità diretta dal Parroco ed
Officiali.
XXXIII. Non v’è alcun Maestro di scuola.
XXXIV. Le ostetrici sono bene instruite intorno
all’amministrazione del Battesimo in necessità, e sono di buoni
costumi.
XXXV. Non è a mia notizia, che alcuno tenga libri proibiti.
XXXVI. Nessuno dedito a cose spettanti il S. Offizio.
XXXVII. Non vi sono malviventi, né inimicizie gravi.
XXXVIII. Né coniugati, che non coabitano.
XXXIX. Tutti hanno adempito al precetto pasquale.
XXXX. Sono adempiti i decreti dell’ultima visita.
Per la grazia del Signore non v’è alcuno inconveniente per cui
darne avviso.
Montelungo a 15 febbraio 1790 – Giuseppe Eschini Priore
(1) Cfr. AVL, Parrocchiali 56/2, doc. 11
(2) Ibidem, doc. 7
(3) Ibidem, doc. 12
Tratto da: Le chiese della Vicaria di Pontremoli negli anni dell’episcopato di mons. Giulio Cesare Lomellini, di Paolo Lapi, Edizioni dell’Assemblea, 2014