LA CHIESA DI PRACCHIOLA NELLA VISITA DI MONS. LOMELLINI DEL 1768 E NELLE RISPOSTE AL QUESTIONARIO DEL 1789

Di seguito il resoconto della visita pastorale di mons. Giulio Cesare Lomellini, Vescovo della Diocesi di Luni – Sarzana, alle chiese della Vicaria di Pontremoli e le risposte dei parroci al questionario del 1789. Il testo è tratto dalla pubblicazione di Paolo Lapi, Le chiese della Vicaria di Pontremoli negli anni dell’episcopato di mons. Giulio Cesare Lomellini, Edizioni dell’Assemblea, 2014.

Pracchiola
Giovedì 4 agosto 1768
Parrocchiale dell’Assunzione della Beata Vergine Maria
Rettore D. Francesco Orioli 69 anni, 30 di cura
Anime 182, da comunione 133
Altare maggiore
Altare di S. Carlo Borromeo
Altare della Beata Vergine del Rosario
Cimitero


Nella Villa di Pracchiola (1) vi era la sola chiesa parrocchiale “dedicata alla SS.ma Assonzione di Maria Vergine alli 15 del mese di agosto, et in tal giorno se ne celebra solennemente la festa”. La sua consacrazione non risultava da alcun “documento autentico, ma solo in un messale vecchio si trova notato alli 14 di marzo Dedicatio ecclesiae Prachiolae”. A proposito don Orioli affermava:
Dall’antecessore, che fu il Rev.do Sig. D. Ascanio Calcagni, che governò la Chiesa cinquant’anni, non mi ricordo che solennizzasse tal giorno; è ben vero che per tradizione de vechi nei primi miei tempi intesi, che l’antecessore al Calcagni, che fu il Sig. D. Carlo Biondi, ne faceva l’offizio, cantava messa, e l’osservava, e faceva osservare giorno solenne, così io sopra tali fondamenti, e relazioni ho sempre cantata la messa, e detto l’offizio, arguendo non essere possibile, né credibile, che una Chiesa così antica non fusse consecrata.
Significativa la testimonianza dello stesso don Orioli sulla funzione del Sabato Santo celebrata alternativamente tra le Parrocchie di Pracchiola e di Valdantena e sul prendere pure alternativamente gli oli santi a Montelungo per un accordo fatto alla fine del XVII secolo con il Priore di Montelungo e ricordato nei libri parrocchiali di Valdantena:
La benedizione del fonte battesimale ab immemorabile si è sempre praticata farsi alternativamente un anno in Valdantena, e l’altro in Prachiola con quest’ordine, che quando si fa in Valdantena, colà fa la fonzione il Rettore di Prachiola, e quando si fa in Prachiola, fa la fonzione il Rettore di Valdantena, e tanto in Valdantena, che in Prachiola intervengono non solo ministri opportuni a tal fonzione, e Religiosi a condecorarla, ma ancora popolo in buon numero, così che riesce decorosa, devota, et edificativa al pari di qualunque altra Chiesa, e queste due Parrocchie non hanno altra dipendenza, né mai hanno avuta da altra Parrocchiale, se non di andare a Montelongo a pigliare l’Oglio Santo il Retor di Prachiola quel anno che si fa la benedizione in Prachiola, e farne parte a Valdantena; quello di Valdantena quel anno che si fa in Valdantena col farne parte a Prachiola, e ciò per precario seguì del Parrocho pro tempore di Montelongo, come costa da documento de libri parrocchiali di Valdantena, con onere al Parrocho di Montelongo di dar rifettione a chi va a prendere l’Oglio Santo.
La chiesa era stata recentemente restaurata e ridotta in forma elegante. Non pativa midità, “eccetuato il nicchio dell’altare del SS. Rosario dove dovrebbe riporsi la statua della SS. Vergine se non tramandasse umidità, per non essere construtta la muraglia con preservativi di fabbrica opportuna, essendo esposta alla parte del vento marino”. Per ciò il Visitatore ordinava di eliminarne l’umidità entro sei mesi, pena l’interdetto dell’altare, per potervi poi collocare la statua.
In ordine “alla spesa, ed assistenza alla riparazione, mantenimento, et ornamento della fabbrica, et opera della Chiesa, di tanto in tanto si rinnovano due Massari”, ai quali incombeva, più che rendere i conti visto che non vi erano rendite, “invigilare alla custodia de beni parrocchiali, ius, e raggioni della Chiesa”. Le spese, “ben grandi”, degli ultimi restauri iniziati nel 1740 e che avevano anche portato all’ingrandimento “della fabrica della Chiesa”, furono affrontate con “que pochi avanzi, che annualmente fanno le Compagnie del SS. Sacramento, Rosario, et altare di S. Carlo erette tutte nella Chiesa Parrocchiale”. Le spese invece “de fornimenti dell’altare maggiore, coro, e biancheria della sacristia, da chi siino state fatte, si vedrà nei beni dell’eternità”. Precedentemente vi era l’uso, poi abbandonato, di esigersi per le “sepolture venti soldi da quelli da Comunione e dieci soldi da bambini”.
Tre erano gli altari della chiesa. L’altare maggiore, “mantenuto dalla Compagnia del SS.mo Sagramento al quale è aggregata, e da devoti Benefattori”, godeva “il privilegio che godono universalmente tutti li altari maggiori per indulto pontificio”.
L’altare di S. Carlo Borromeo, eretto per devozione dalla popolazione e amministrato da appositi Massari eletti annualmente, era provvisto di “indulgenza plenaria ad septenium la domenica fra l’Ottava di detto Santo nel qual giorno si porta in processione la di
lui statua col invito di numero competente de Sacerdoti”.
All’altare della Beata Vergine del Rosario, a cui il 10 ottobre 1715 fu eretta la Confraternita omonima, si custodiva “la Reliquia di S. Pio Quinto” esposta “il giorno dell’istesso Santo con la messa cantata, et intervento del Popolo all’adorazione”.
Per entrambi gli altari si effettuava annualmente una questua “nel Popolo”.
Diverse le reliquie ivi custodite, tutte riconosciute dai vicari Pruini e Staffetta: “Primo il Legno della S.ta Croce, 2° il velo della B. Vergine, 3° quella di S. Carlo, 4° di S. Lucia, 5° di S. Giustino martire, et altre di Santi Battezati. La S.ta Croce si espone il giorno dell’Inventione di S. Croce li tre di maggio con la messa corrispondente. Il velo della B. Vergine il giorno della SS. Assunta; le altre il giorno del suo Santo”.
La Confraternita del SS. Sacramento fu aggregata “alla Minerva di Roma” il 15 aprile 1640 come attestato “da la Bolla di tal erettione in pergamena munita col suo sigilo […], con autorità e consenso episcopale”. Aveva i propri capitoli approvati nel 1619 “dal Sig. Ugerio Noceti Rettore di S. Colombano di Pontremoli visitatore deputato da Monsig. Ill.mo e Rev.mo Giò Battista Spinola Vescovo di Sarzana”. Il Rettore affermava amareggiato: “Ma tali capitoli al giorno d’oggi sono poco osservati”. Tale Confraternita era governata “da un Priore, da un Massaro che si chiama primo Massaro, e da un altro Massaro, che si chiama secondo Massaro, o sia coadiutore, che suplisce le veci del primo in mancanza, o absenza del primo. Questi si rinovano ogni anno, et i vechi danno i conti a nuovi alla presenza del Parrocho, quale si sottoscrive ai medemi. Tengono i libri distinti dell’entrata, e spesa”.
I Massari oltre la questua fatta rigorosamente nel territorio parrocchiale, ritiravano “ancora una quareta di frumento da ciaschedun Confratello, che serve per mantenere l’oglio della lampada, che si accende avanti il Santissimo Sacramento, e li avanzi si impiegano per mantenimento dell’altare come sono obligati, et in altri bisogni della Compagnia come in mantener cera, e far la festa dell’Ottava del Corpus Domini, alla quale intervengono Confessori opportuni, e Sacerdoti in numero competente al servizio della Chiesa, e suffraggio de Confratelli”.
La Confraternita del SS. Rosario era amministrata da tre Massari, “che si rinovano ogni anno, et i vechi danno i conti ai nuovi alla presenza del Parrocho, a quali elli si soscrive”. La sua festa ricorreva “nella sua prima domenica d’ottobre come universalmente da tutta la Chiesa” e si celebrava “con la processione, e provisione di Confessori per servizio del Popolo”. Però la celebrazione principale finiva per essere la prima domenica d’agosto quando si svolgeva “novamente la processione […], con intervento di Compagnie, e numeroso Popolo d’altre Ville, numero competente di Sacerdoti, e Confessori, a bisogno della servitù della Chiesa, e de devoti, che concorono, con predica nello stesso giorno”.
Per entrambe le Compagnie veniva precisato che “abbisognando trattare interessi della Compagnia, se non vi è pericolo di strepito si propongono in Chiesa, in altro caso si trattano nella piazza della Chiesa, dove alle volte interviene il Parrocho secondo l’opportunità delle cose che si tratano, non succedono per altro né risse, né discordie”.
La processione del Corpus Domini si svolgeva il giorno dell’Ottava per la strada migliore della Villa col intervento de Sacerdoti e Chierici che vi sono, vestiti con veste talare, e cotta; col intervento ancora de Confratelli della Compagnia del SS. Sacramento vestiti con camici bianchi, e tanto il Clero, quanto i Confratelli tutti vestiti, e non vestiti portano la sua candela accesa, con lanterne accese ancora per cautella de venti che potessero estinguere le candele che portano in mano, con dispositione però, che i non vestiti marchiano separati dai vestiti. Del numero poi de lumi alle volte son più, alle volte son meno secondo il numero delle persone, conseguentemente non posso rilevar numero preciso, non saranno però mai meno di 60.
Altra significativa descrizione è quella relativa “al portare il S. Viatico alli infermi”:
siccome il popolo [cioè il paese] è tutto unito si va col baldachino portato da quatro persone sopra il Sacerdote che porta la sacra pisside vestito con cotta, e stola, accompagnato con dodici candele, e quattro lanternoni, gionti alla casa del infermo con
la guida del Confratello che precede quella parte di popolo, che ordinariamente è in buon numero, che resta fuori della stanza, devotamente inginocchiato recita le litanie della B. Vergine, e tanto nel andare, che ritornare si recitano le preci segnate dal Rituale, e ritornati alla Chiesa con la sacra pisside dall’altare si annonziano le indulgenze, e si dà la benedizione al popolo col segno anche delle campane.
Funzione caratteristica, poi, era quella che coinvolgeva le due Parrocchie di Pracchiola e di Valdantena:
Circa la predica della Passione, sicome la matina del Venerdì Santo si è sempre costumato che il Popolo della Villa di Prachiola va alla Parrocchiale di Valdantena processionalmente, et ivi ascolta la predica, e poi va al bacio delle Piaghe del Signore, e poi se ne ritorna col istesso sistema di processione alla propria Chiesa. Così il popolo di Valdantena nello stesso tempo processionalmente viene a Prachiola, et ascoltata la predica, passa al bacio delle Piaghe del Signore nella stessa Chiesa, e poi ritorna nello stesso metodo di processione se ne ritorna alla sua Parrocchia. Alla sera poi siccome vi interviene bona parte del popolo di Prachiola, così in Prachiola non si fa altra predica che quella della matina per lasciar luogo al concorso in Valdantena.
Nessuno “scandalo” nella popolazione non essendovi “pecore, come suol dirsi, scabrose”. I poveri si seppellivano gratis “tanto che siino del popolo, quanto che siino forestieri”. Non vi erano “ostetrici determinate, perché sempre si è usato così, e le donne che si impiegano in tal affare sono sufficientemente instruite”. Nelle domeniche s’insegnava “la Dottrina Christiana, perché così si è sempre pratticato, e si prattica nelle altre Parrocchie, e questa si fa doppo la prima messa della matina a buon’ora, che si dice per commodità del Popolo, dove intervengono i fanciulli, e quasi tutti i capi di casa”.
Non vi era eretta “la scola della Dottrina per il poco numero de Parrocchiani, et inabili a soggiacere alle spese per il mantenimento di tante Compagnie”. Durante la Quadragesima si istruivano “i Novizi Chiese della Vicaria di Pontremoli della Diocesi di Luni-Sarzana per la Santa Comunione, e poi in un giorno della Settimana Santa si fa il scrutinio per sciegliere quelli che si devono ammettere”.
Diversi sacerdoti si trovavano “in vari Stati, e Diocesi”, in Parrocchia erano presenti D. Giò Maria Chiesa “che ha la Confessione senza patente concessali da Mons. Vicario Generale” e D. Giò Maria Orioli “che adiua il Parrocho nelle opportunità a lui competenti”.
Due i chierici: Giuseppe Orioli con “due Ordini minori” e Giò Chiesa “colla prima tonsura”.
Si suonava l’Ave Maria “indispensabilmente ogni giorno alle 24 ore [18], come pure alla mattina al alba con occasione che si dice ancora il SS. Rosario, e Messa, come pure si pratica alla sera prima di suonare l’Ave Maria di dire il SS. Rosario, e litanie della B. Vergine”.
A mezzogiorno invece si suonava “in tempo di Quadragesima, perché in altri tempi non vi è assegnamento da stipendiare un campanaro, e non vi è persona che vogli tal obbligazione, et aggravio”.
Come in quasi tutte le Parrocchie anche in Pracchiola non vi era “archivio per la custodia delle scritture, libri parrocchiali, e della Chiesa”,
fatto da cui “è derivato”, come sottolineava il Parroco, “il gran pregiudizio di non ritrovarsi in questa Chiesa, per altro così antica, né memoria, né libri parrocchiali se non da duecento anni a questa parte”.
L’auspicio del Parroco era di giungere, “nel proseguire li ornamenti in Chiesa”, a “sciegliere un luogo a proposito per tale archivio”.
Tra i legati da sottolinearne uno di “due messe annue in perpetuo ad onor di S. Rocho” costituito su “un pezzo di castagni nelle pertinenze di Prachiola l.d. i castagni di S. Rocho”, un altro che obbligava “in perpetuo” Antonio Armanini, come erede di Tognino, a “dispensare tanto pane per un quartaro e mezo frumento [in origine “tre quartari”] il giorno de morti in Chiesa Parrocchiale, oppure fra l’Ottava” e un altro, “ad tempus”, cento anni, a cui erano “obligate le Compagnie del SS. Sacramento, e Rosario” di “dispensare in minestra mezo peso di riso per ciascheduna”. Significativa la chiosa del Parroco: “perché si discorre di mangiare viene adempito esatamente dalla prima il giorno dell’Ottava del Corpus Domini festa della medema Compagnia, dalla seconda la prima domenica d’agosto, che si porta in processione la statua della SS. Vergine”.

Risposte al questionario 1789 (2)


Informazione della chiesa parrocchiale di S. Maria di Prachiola
I. La Parrocchiale ha necessità di riattamento, mentre a causa
della torre contigua alla facciata della chiesa patisce grandissima
umidità, come pure le muraglie hanno bisogno d’incrostatura,
la quale non si fa perché la Cassa Ecclesiastica non l’ha
fatta accomodare, avendo incamerato tutte le rendite delle
Confraternite.
II. La Parrocchia è decentemente proveduta d’arredi, ma i sacri
vasi in parte hanno bisogno di riattamento. È vero che di questi
non se ne serve. Le anime della Parrocchia in tutto 160.
III. Non vi sono altari indecenti, e la manutenzione aspetta alle
Confraternite, ma ora non hanno più sussistenza.
IV. L’anno 1777 si tenne Cresima in Pontremoli da Mons.
Ill.mo e Rev.mo di Brigato [sic! Brugnato], e ne furono cresimati
molti.
V. Da due anni non è morto fanciullo senza Battesimo.
VI. Nepur adulti senza Sacramenti, se non un tal Giuseppe
Orioli il quale cadè in appoplesia, e fu incapace di tutti, eccetto
l’estrema unzione.
VII. Ai moribondi si fa la douta assistenza.
VIII. I poveri si sepeliscono gratis; et il cimitero è in forma.
IX. Il Parroco ha fatto, e conserva l’inventario.
X. Son tenuti a dovere i libri parrocchiali.
XI. Il Parroco abita nella canonica, e non tiene donna veruna.
XII. Rarissime volte s’assenta dalla Parrocchia, e quasi mai
alberga fuori di essa.
XIII. In tutti i giorni festivi si celebra la messa alla Cura all’ora
più comoda al Popolo; si applica pro Populo, e si fa la spiegazione
del Vangelo, se non è impedito da altre funzioni.
XIV. In detti giorni si fa il catechismo alli adulti, e dottrina a
fanciulli tenendo il mettodo del P. Fereriis, Turlot e Bellarmino
e non vi è gente ignorante le cose necessarie.
XV. Un sacerdote solo si ritrova nella Parrocchia, e questo
ancora ha ottenuto il discessit ad triennium senza verun
attestato; confessori nessuno, ed un sol diacono. Absenti D.
Antonio Orioli beneficiato nel Parmeggiano; D. Bortolo Orioli;
D. Angelo Orioli beneficiato; D. Nicolò Chiesa beneficiato; D.
Giuseppe Chiesa; D. Pietro Papi; D. Pietro Armanini; D. Gioan
Chiesa curato nel Parmeggiano.
XVI. Obligo parrocchiale di messe 4 annue; e non si tien registro
in sagrestia ma nel libro de legati, giaché questo è legato.
XVII. Non vi sono oratorii.
XVIII. Non si tien libro per notar le messe.
XIX. Gioan Orioli q. Jacopo tiene un legato perpetuo di messe
tre annue, e da 10 anni non sodisfa. Giulio Orioli q. Silvestro
altretante sodisfatte. Lorenzo q. Gioan Chiesa un altro simile
legato, ma la famiglia ridotta alla mendicità non sodisfa. Domenico
Chiesa, e Francesco tengono un altro legato sodisfatto.
XX. I sacerdoti celebrano con la veste, et osservano le rubriche.
Et i confessori, quando vi sono, portano stola, e beretta.
XXI. Nei confessionarii si tengono le tabelle.
XXII. Tutti li ecclesiastici osservano i decreti intorno al abito.
XXIII. Tra essi non vi sono giuocatori, bestemiatori, né altri che
portino arme, né etc.
XXIV. Si fano le classi in Pontremoli, e concorrono quelli a cui
s’aspetta.
XXV. In questa Parrocchia si fa ogni terza domenica del mese
la processione del SS.mo Sagramento, come pure il giorno
dell’Ottava. Ogni prima del mese quella del SS.mo Rosario.
La novena per il S. Natale, l’esposizione del Venerabile tutte
le domeniche di Quaresima. Tutte le domeniche di maggio,
giugno, e luglio; il primo, ed ultimo giorno dell’anno con
licenza di Monsig. Ill.mo, e Rev.mo e queste con dodeci lumi, e
v’intervengano i sacerdoti, e chierici iuxta ordines.
XXVI. Nell’Avvento, e Quaresima non vi si predica, ma
supplisce il Paroco.
XXVII. Ogni sera alle 23 d’Itaglia si recita il rosario, e qualche
volta il mese la Via Crucis, a cui concorre il Popolo.
XXVIII. Ogni sera si suona l’Ave Maria, et il segno per il
suffragio.
Non vi sono ostetrici ex officio; ma vi sono diverse donne
ben instruite in caso di necessità, conforme ho provato per
esperienza.
Li altri articoli, grazie al Altissimo, sono superflui in questa
Parrocchia, giaché si risponde a tutti negative, salvo l’articolo
XXXII a cui si risponde che vi erano le Confraternite del SS.mo
Sacramento, e Rosario, dirette dall’ecclesiastico, ma soppresse
dal Secolare non so come. Né altro inconveniente occorre
spettante a Monsig. Ill.mo e Rev.mo.
Questo dì 1° genaio 1790 – Io Giuseppe Orioli Rettore della
Chiesa Parrocchiale di Prachiola manu propria.

(1) Cfr. AVL, Parrocchiali 63/10, docc. 15 e 16

(2) Ibidem, doc. 17

Tratto da: Le chiese della Vicaria di Pontremoli negli anni dell’episcopato di mons. Giulio Cesare Lomellini, di Paolo Lapi, Edizioni dell’Assemblea, 2014