LA CHIESA DI SAN CRISTOFORO NELLA VISITA PASTORALE DI MONS. LOMELLINI DEL 1768

Di seguito il resoconto della visita pastorale di mons. Giulio Cesare Lomellini, Vescovo della Diocesi di Luni – Sarzana, alle chiese della Vicaria di Pontremoli Il testo è tratto da Le chiese della Vicaria di Pontremoli negli anni dell’episcopato di mons. Giulio Cesare Lomellini, Edizioni dell’Assemblea, 2014.

S. Cristoforo
Sabato 6 agosto 1768
Parrocchiale di S. Cristoforo martire
Rettore D. Bartolomeo Zucchi di Pontremoli 61 anni, 33 di cura
Anime 62, da comunione 44
Altare maggiore
Altare dei S.S. Angeli Custodi dei Mariotti
Cimitero


La chiesa parrocchiale di S. Cristoforo (1) era “independente da qualunque Pievania, o Arcipretura, immediate soggetta all’Ordinario, ed alla Cattedrale di Luni Sarzana”. La festa del titolare S. Cristoforo martire era celebrata il 25 luglio e la Dedicazione della
chiesa il 26 ottobre.
La riparazione della chiesa era di competenza della popolazione “attesa la tenuità universale di queste Parrocchiali” e non vi era Opera.
Non vi si svolgeva la celebrazione del Sabato Santo e “la sacra aqua” si prendeva “or da una, or da un’altra Parrocchiale, senza dependenza da alcuna, e mediante la missione di persona ecclesiastica”.
Nella chiesa vi erano due altari: il maggiore e uno laterale dedicato agli Angeli Custodi a cui era eretto un Benefizio semplice sotto il medesimo titolo, fondato il 10 dicembre 1610 da Cristoforo Mariotti di S. Cristoforo. Di tale Beneficio, nel 1768, era “possessore”, don Geronimo del fu Cristoforo Mariotti che era obbligato al mantenimento dell’altare e a “far celebrare al medesimo [altare] una messa al mese”, oltre la festa degli Angeli Custodi. Vi era una “sola molto ragguardevole Reliquia osso di S. Cristoforo titolare con autentica di Monsig. fu Vescovo Barni di Piacenza per di lui grazia si ottenne”. Vi era “l’immagine, o statua molto bella di S. Carlo Borromeo benedetta dal Beato Federico di lui nipote, e quella della SS.ma Concezione”.
Circa la frequenza della messa parrocchiale il Parroco affermava “non doversi né dolere, né lodare”, anche perché i parrocchiani erano “troppo vicini alle Chiese di Pontremoli, e più vicini a due Chiese Regolari [Conventi della SS. Annunziata e di S. Francesco]”.
La processione del SS. Sacramento si svolgeva “o il Giovedì, o la Domenica infra l’Ottava del Corpus Domini con dodici o 14 ceri andando gl’omini avanti, le donne addietro”. Il Viatico era accompagnato da “dieci o dodici ceri”. Questi ceri erano “mantenuti dal Popolo per ambi questi usi”. Era la popolazione che provvedeva alla cera per queste funzioni, come pure all’olio per la lampada, anche se il Parroco contribuiva “con libre 17”. Un tempo “era tollerato” non conservare il SS. Sacramento “per il poco popolo”.
La predica della Passione si teneva o dopo “il matutino del Giovedì o Venerdì Santo”. Interessante è l’annotazione sulla gratuità dei funerali dei poveri: “Non esservi poveri perché tutti, o benestanti, o mezzadri di buone possessioni”.
Lo stato della Parrocchia, sia dal punto di vista delle strutture, sia dal punto di vista pastorale-amministrativo era “critico”, tanto da spingere l’allora parroco don Zucchi a supplicare il Vescovo di “riflettere seriamente al mio successore perché è Chiesa in questa Vicaria di molto riguardo”. Questo Parroco aveva anche aumentato, con “miglioramenti”, la portata della mensa della chiesa.
La struttura della chiesa minacciava rovina anche per il luogo non adatto in cui era costruita. Si era progettato di costruirne una nuova in un luogo più stabile ma fino a quel momento si era fatto ben poco.
Anzi nei mesi autunnali del 1768 le piogge determinarono nuove “slamate (come qui si chiamano) o siano li dirupi” in seguito alle quali, il 21 dicembre, il vicario foraneo Formaini comunicava al Vescovo che le “ultime acque hanno fatto slamare il terreno appiè del campanile di S. Cristoforo, onde minaccia rovina anche la chiesa” (2).
Il Parroco non risiedeva “rigorosamente” in Parrocchia non solo “per defetto d’abitazione perché la canonica, e chiesa minacciano manifesta rovina”, ma anche “perché [queste] per esser solitarie sono soggette a frequenti insulti di ladri ed assasini”. In particolare “la residenza rigorosa” era “impraticabile ne tempi di pioggie, e di diaceii”. Perciò “vi si va tutte le feste di precetto per celebrare, amministrare sacramenti, far il Catechismo, spiegare l’Evangelo, e ne rari casi di ammalati pericolosi, e di matrimoni atteso il poco Popolo, e tutte le volte che richiedono i Parrocchiani vicini a Pontremoli un miglio, dove sta il Parroco”. Per “gl’accidenti improvvisi” vi si teneva un “Cappellano Curato approvato dall’Ordinario, che è al presente sodetto Sig. D. Antonio Angelini [di Torrano] a cui si pagano annui scudi cinquanta, la cera, e legna che gli occorre”. A questo Curato però non era riconosciuta nessuna “facoltà circa i matrimoni”, come pure “il confessar i sani”.
Don Zucchi è uno dei pochi parroci della Vicaria che rilevava un “disordine” nelle riunioni tra gli ecclesiastici, le cosiddette Classi, sottolineando però che non vi erano “dispute, o disordini” in quanto alle precedenze tra di essi visto che “si sede alla rinfusa”, riguardando “la distinzione” i “soli curati della Città episcopale” secondo “la notificazione lambertina”. Il disordine che lui rilevava era che “in tal Classe si ventilino tutti gl’affari economici del Clero, conchè si rendono pubblici a tutto il Popolo”, tenendosi tali riunioni nell’oratorio di S. Lorenzo, quindi in pubblico, per cui era di “parere che per questi [affari] i Parrochi, che qui soli hanno voto, si dovessero radunare in casa del Vicario Foraneo”.
Gli oneri della “mensa” parrocchiale di S. Cristoforo erano:
1°. Libbre quattro di cera, che non bastano al mantenimento, annualmente.
2°. Mantener le corde delle campane, annesso a picciolo fondo
nelle pertinenze di S. Cristoforo campivo arborato vidato
fruttato l.d. il Canepaciolo, confina altro fondo parrocchiale
detto il Pradone, eredi di Cristoforo Mariotti, e la strada del
piano salvi; detti due oneri si ricavano da semplice nota in
un antico messale lasciato dal fu Sig. Rettore di S. Cristoforo
Giacopo Antonio Reghini.
3°. Sei messe non locali il giorno di S. Antonio Abbate, annesso
a pochi castagni, che sono in mezzo ad altri castagni di questa
mensa, noti, e chiamati il Pezzo grande, nelle pertinenze di
Sanchristoforo l.d. Spolicchio, che ho fatto dividere dalli
Massari con debiti termini; potendo il Parroco spogliarsi di
quest’onere, col rilasciare alli Massari questo picciolo legato
lasciato dal fu Sig. Rettore di S. Cristoforo, e Vicario Foraneo
D. Antonio Cortesini, come da testamento o codicillo fatto dal
medesimo coram Parocho esistente appresso li Sig.ri Cortesini
di Pontremoli eredi del predetto fu Sig. Rettore, e Vicario.
4°. Venti annui scudi al Sig. Avvocato Camillo Coppini, e di
lui eredi per terra comprata per poter fabbricare nova canonica
e chiesa nelle pertinenze di S. Cristoforo l.d. la Peschiera
confinante da più parti gl’antichi beni di questa Parrocchiale,
eredi di Cristoforo, o Angelo Maria vivente Mariotti, salvo, il
tutto per rogo del Sig. Giò Leonardo Falaschi di Pontremoli
coll’opportuni decreti, ed a titolo di frutto recompensativo
dotale.
5°. Annualmente per la lampada (come abbasso) libbre
diciassette oglio buono.
6°. Annualmente al Seminario di Sarzana lire quattordici di
Parma.
7°. Per le episcopali visite lire cinquant’otto, soldi sedici di
Parma.
8°. Per il sussidio caritativo a novi Vescovi lire tredici soldi sei
di Genova.
9°. Per la copia delle visite episcopali soldi trenta di Genova.
10°. All’estimo laicale communitativo per novi acquisti, denari
due quarti uno (quando non risultino di più nella imminente
pubblicazione del novo estimo) che si computano un anno per
l’altro annualmente a soldi cinquanta per denaro, sono annue
lire di Parma cinque soldi dodici e mezzo.
La Parrocchia di S. Cristoforo venne soppressa da mons. Lomellini
il 7 febbraio 1787 e unita alla vicina Parrocchia di Cavezzana Gordana
e il suo patrimonio venne smembrato a beneficio dei Parroci di
Cavezzana Gordana, Torrano e Arzelato. Il Parroco “pro tempore” di
Cavezzana Gordana doveva, comunque, mantenere un Cappellano
per S. Cristoforo. Questi doveva celebrare la messa domenicale e
quella nei giorni di precetto nella ex Parrocchiale divenuta semplice
oratorio con l’obbligo di applicarla “pro Populo”, spiegare il Vangelo
e il catechismo, risiedere in loco nel periodo invernale e prestare l’assistenza spirituale. Il primo cappellano fu Don Antonio Angelini90.

(1) Cfr. AVI, Parrocchiali 45/4, doc. 9

(2) Ibidem, doc. 9a

Tratto da: Le chiese della Vicaria di Pontremoli negli anni dell’episcopato di mons. Giulio Cesare Lomellini, di Paolo Lapi, Edizioni dell’Assemblea, 2014