Di seguito il resoconto della visita pastorale di mons. Giulio Cesare Lomellini, Vescovo della Diocesi di Luni – Sarzana, alle chiese della Vicaria di Pontremoli e le risposte dei parroci al questionario del 1789. Il testo è tratto dalla pubblicazione di Paolo Lapi, Le chiese della Vicaria di Pontremoli negli anni dell’episcopato di mons. Giulio Cesare Lomellini, Edizioni dell’Assemblea, 2014.
Valdantena
Giovedì 4 agosto 1768
Parrocchiale di S. Matteo apostolo – Casalina
Rettore D. Giulio Passeri di Pontremoli 68 anni, 40 di cura
Anime 628, da comunione 467
Altare maggiore
Altare di S. Tommaso apostolo
Altare della Natività della Beata Vergine
Confraternita del Corpo di Cristo o del SS. Sacramento
Cimitero
Giovedì 4 agosto
Oratorio dei S.S. Bernardo e Francesco Saverio – Versola
Giuspatronato dei Chistoni
Un solo altare
Giovedì 4 agosto
Oratorio di S. Maria Maddalena – Versola
Giuspatronato dei Farfarana
Un solo altare
Giovedì 4 agosto
Oratorio della SS. Concezione della Beata Vergine Maria – “alla
Casella” – Casalina
Altare maggiore
Altare della Beata Vergine Maria del Rosario
Altare della SS. Concezione
Confraternita della SS. Concezione
Confraternita del Rosario
Giovedì 4 agosto
Oratorio del SS. Nome di Maria – Groppodalosio
Giuspatronato dei Biondi
Un solo altare
Giovedì 4 agosto
Oratorio dello Sposalizio della Beata Vergine Maria – Topleca
Giuspatronato dei Caffoni
Un solo altare
Giovedì 4 agosto
Oratorio di S. Maria “ad nives” – Barcola
Giuspatronato dei Bernardoni
Un solo altare
Nel territorio della Valdantena (1) vi era la chiesa parrocchiale in Casalina e ben sei oratori, in cui non si celebrava nei giorni festivi se non con il permesso del Parroco.
La chiesa parrocchiale era dedicata a S. Matteo apostolo, “la di cui festa, siccome cade il dì 21 settembre, così in tal giorno si celebra con gran frequenza de Santi Sagramenti”. Questa chiesa era consacrata ma “perché però quasi del tutto è stata rinovata, si è tralasciato di farne l’Anniversario offizio, e memoria”.
Come in tutte le Parrocchiali vi era il fonte battesimale e sebbene “non Pieve, gode il Jus di fare il giorno del Sabbato Santo la benedizione del Sagro Fonte, alternativamente con quella di Prachiola, con questo metodo, che un anno si fa in Valdantena dal Rettore di Prachiola, e l’altro in Prachiola dal Rettore di Valdantena, con somma proprietà, e solennità a caggione dell’intervento di molto Clero, e Popolo”. Il Parroco precisava che questo diritto, […] immemorabile, da un anno in qua tentò contrastare a dette Chiese il presentaneo Sig. Priore di Montelungo con lite tuttavia pendente innanzi a questo Sig. Vicario Foraneo, quale però presentemente, doppo non so quante giuridiche scritture dall’una, e dall’altra parte, sembra sospesa, non avendo forse potuto il detto Sig. Priore esibire certo asserto Precario, che vantava avere equivocato forse avendo sopra certa anticha convenzione, quale si dice essere sequita tra i Priori di Montelungo, e i Rettori di Valdantena, e Prachiola di mandare a levare i Sacri Olei, e nulla più come sempre si è fatto con somma pace, e quiete.
Era sorta, inoltre, tra il Priore di Montelungo e il Rettore di Valdantena un’altra questione circa la comunicazione delle lettere avendo il primo tentato “contrastare al Rettore della Valdantena il diritto” di ricevere direttamente e poi comunicare al Rettore di Pracchiola le lettere provenienti dal Vescovo e dalla Curia. Il Vescovo dispose, proprio durante la visita, di non innovare nulla rispetto al passato.
Per il suo “mantenimento” la chiesa non aveva Opera “con certa entrata di stabili; ma solo una questua, che si fa nel Popolo da Massari, quale è per la lampada del Santissimo”. Per le altre spese “risguardanti al mantenimento della sagristia, fabrica et cetera” vi era “una imposizione sopra le sepolture de cadaveri di mezza lira di Genova in circa, poca cosa al bisogno, ma che tuttavia, parte per incuria de Massari, parte per mancanza di devozione in una gran parte del Popolo, sembra vicinissima ad andare in disuso”. Per evitare questo il Vescovo disponeva un “interdetto ab ingressu Ecclesiae” seguendo l’esempio del suo predecessore mons. Della Torre che aveva “fulmito” contro coloro che non pagavano le decime al Parroco.
Vi erano “molte antiche Sacre Reliquie, quali riconosciute da Monsig. Dalla Torre”, che vennero dal Parroco, con permesso del detto Presule, inserite in “più proprie” teche, così che si conservavano “in quattro gran Reliquiarii”, riposti “in un nichio nel coro” ed esposte “nelle solennità sopra il maggior altare”. Vi erano poi “altre Reliquie nuovamente ottenute munite delle loro autentiche” e approvate da mons. Lomellini nella sua prima visita del 1760. Tra queste vi era “quella del Prezioso Legno della S. Croce, della quale si fa qui la festa (per non impedire quella d’altre contigue Chiese) a seconda Domenica di maggio, con generale Communione del Popolo, e solenne processione, con la benedizione sopra le campagne”. Questa reliquia era conservata “in bel Reliquiario d’argento regalato da un divoto Sacerdote”.
Nella chiesa vi erano tre altari: l’altare maggiore, a cui era eretta la Confraternita del SS. Sacramento, l’altare di S. Tommaso apostolo, eretto per devozione della popolazione, e l’altare della Natività della Beata Vergine Maria. A questo altare era eretto il trecentesco
Beneficio semplice di S. Maria, fondato dal religioso Francesco Scacalossi nel 1353, “il di cui Capellano è il R.D. Giuseppe Uggeri, con varie obbligazioni, […] fra le altre di fare la festa della Natività della Vergine con offizio da morto il giorno appresso, e quella di S. Tommaso […]. Esso Capellano pure mantiene a sue spese l’altro altare latterale detto di S. Tommaso”.
Numerosi erano i Sacerdoti della Parrocchia, otto fuori della Diocesi, dieci i presenti: “il R.D. Francesco Bernardoni di Barcola, il R.D. Giuseppe Cavaglieri di Gropdalosio, il R.D. Giuseppe Bernardoni di Barcola, il R.D. Leonardo Biondi di Gropdalosio, il R. Domenico Chistoni di Versola, il R.D. Giò Caffoni di Toppleca, il R.D. Giuseppe Uggeri di Casalina, il R.D. Giò Piagneri di Toppleca, il R.D. Lorenzo Uggeri di Casalina, il R.D. Felice Farfarana di Versola; tra i quali un solo il detto R.D. Piagneri è Confessore”. Vi erano poi “due ordinati in Sacris Pietro Giò Caffoni Diacono, e Giò Piagneri Suddiacono; e sei minoristi”.
Don Giulio Passeri, parroco di Valdantena, è uno dei Parroci più descrittivi circa gli usi della propria comunità parrocchiale e circa la propria vita sacerdotale come ben evidenzia il seguente passo estrapolato dalle sue risposte:
Dico il mio nome essere Giulio Passeri nativo di Pontremoli, e che ho per l’apunto anni 40 di Cura, paucos, sed malos. La mia Chiesa è di libera collazione, e per me stesso l’amministro senza Capellano, né d’obbligo, né di elezione, assistito però con sua
somma bontà, gentilezza, e carità dal prefato R. Sig. D. Giò:
Piagneri solo confessore che abbia in Parrochia, ma che con la sua vigilanza, diligenza, e zelo equivale a molti.
Io asserisco poi, et scit Deus quia non mentior, che celebro tutti i giorni festivi per il Popolo. Mi è nota la famosa Bolla sopra ciò di Benedetto XIIII. L’ho sempre venerata e ubidita, com’era di dovere, con questo però che se qualche giorno festivo per occasione
di qualche obito, o per divozione di qualche particolare canto per esso la Messa, secondo la permissione poscia da esso fatta, la rimetto infra l’istessa settimana. Circa la Dottrina Cristiana poi dico (e ne sia testimonio tutto il Popolo) che da me, col aiuto
di qualche chierico più abile per instruir i bambini, si fa tutte le Domeniche; non così è delle feste modificate; e ciò per non annoiare; e circa la spiegazione del S. Vangelo, oltre le solennità principali si fa tutte le seconde, e terze Domeniche, perché solo a queste ha la Messa parrochiale sufficiente concorso di Popolo, ciò che non succede nelle altre e questo perché a caggione della Messa prima, quale per commodità indispensabile del Popolo vi è, e vi dee essere, e a caggione di molte altre intermedie tra Chiese della Vicaria di Pontremoli della Diocesi di Luni-Sarzana quella e la Parrochiale, che vogliono sia l’ultima, a questa vi è ordinariamente così scarso numero di Ascoltatori, che giusta l’avviso dello Spirito Santo ubi non est auditus non effundas sermonem, quasi dissi, non torna conto, né mi riescirebbe a farla; sempre però sì alla prima sì alla Parrochiale si annonziano le Feste, e le Vigilie, che nella settimana occorrono. Circa poi gli Editti, che il Sinodo commanda di leggere, che vuol Ella, che io dica? Siccome in nessuna Chiesa, ch’io sappia, si sogliono pubblicare, così neppur io li pubblico. Si annoia il Popolo della spiegazione del Vangelo, e beato chi può scansare per conto di quella la Messa del Parroco, cosa seguirebbe se doppo essa s’incominciasse una legenda da far tutti dormire? Si pubblicano però quelli che di mano, in mano emanano, quando riguardano i Secolari, e il Popolo, e si van rinovando quando il bisogno lo porta.
Quanto a’ Novizi, questi per la S. Communione s’instruiscono in un giorno a posta destinato nella settimana Santa; quando si chiamano i ragazzi separatamente i maschi dalle femine per la Confessione, e si scelgono gli abili alla Communione.
Questo è lo stile trovato nella Chiesa; e da me conservato, perché parutomi conveniente alle circostanze di questo Popolo, prontissimo però, che sono a cambiarlo in altro quando piaccia a V.S.Ill.ma altrimente.
Il viglietto della Communione si danno nell’atto di essa, e si rendono ad un Chierico alla porta della Chiesa, il quale nel Libro dello Stato delle Anime nota chi lo presenta con una croce + fatta acanto al suo nome, lo che riesce comodo, e basta al bisogno.
Circa le processioni del SS.mo, oltre il già detto, con quanti lumi, e con quale solennità si facciano, quante volte, e quando, si dirà nel foglio della Compagnia di esso eretta al maggior altare della Chiesa, qual Compagnia in oltre a sue spese mantiene in una casettina a parte per la Comunione degli Infermi sei candele, che si portano in altrettante comode, e decenti lanterne, non con altra solennità, se non quella prescritta da Rituale, annonciando ogni volta le indulgenze concesse con queste parole: “A chi ha accompagnato il Santissimo sono concesse varie indulgenze da Sommi Pontefici; quali siccome vi annonzio in terra, così piaccia al Signore di confermarvele in cielo”, aggiungendo il Popolo: “Così sia”; e ciò alla porta della casa dell’Infermo, dove data la Benedizione al Popolo, nel mentre che questo resta di fuori pregando per esso con le Litanie et altre orazioni, entra il Sacerdote coll’accompagnamento de lumi, e altri pochi con gli utensili necessari, e proseguisce la sacra fonzione, quale ivi termina.
Venendo poi alla predica della Passione, io inerendo all’antica costumanza, che questi il giorno del Venerdì Santo di boniss’ora in divota processione vanno a Prachiola, e quelli di Prachiola vengono qua a visitare il S. Sepolcro, io son solito fare dall’altare un brieve sermone a quelli di Prachiola, e il Sig. Rettore di Prachiola vicendevolmente lo fa a’ miei, doppo il quale adorato il Crocifisso, e il Santissimo ogn’uno ritorna ad propria. Alla sera poi doppo il Mattutino, per occasione d’una devotissima processione da me instituita per attirare Popolo a terminare santamente sì gran giorno, nella quale intorno alla chiesa si portano con la Reliquia della S. Croce le statue di Cristo in bara, e della B.V. Addolorata, son solito fare dal pulpito un altro discorso più esatto della Passione, così che però la fonzione termina incirca le 24 ore, doppo le quali, comeche nel tempo del Plenilunio tutti possono comodamente tornare alle lor case, non solo quelli del Popolo, ma ancora molti delle vicine Parrochie, attirati dalla Fonzione per essi nuova, e insieme tenerissima.
Circa il seppelire i morti, quelli del Popolo (come si è detto) pagano un so’, che con questo però, che se alcuno è così povero, che o non possa del suo, o non si trovi chi per esso prometta, si sepelisce gratis, e da me pure gratis li si fanno al modo consueto le esequie con messa cantata e uffizio; lo che pure fanno i Signori Sacerdoti, e ciò non solo co’ poveri della Villa, ma ancora co’ forastieri, siche in questa parte non succede cosa che non sia di buona edificazione a tutti.
La Benedizione delle Ceneri, delle Palme, e delle Candele si fa da me, e a mie spese, siccome è costume di questa e di tutte l’altre Parrochie; e che che sia delli altri Parrochi, che tutti in ciò stimo scrupolosissimi io tengo presso di me una serva in tutto, e per
tutto, se non sordida, certamente sinodalissima, del che potrà certificarsi coll’ispezione oculare. E per ciò che riguarda gli altri Chiese della Vicaria di Pontremoli della Diocesi di Luni-Sarzana Ecclesiastici di questa Parrochia, siccome nessuno fa casa da sé,
così tutti sono serviti da persone domestiche e congiuntissime, siche in questa parte non v’è cosa che possa dare neppure ombra i scandalo.
Sinché ho potuto sono intervenuto in persona alle Classi; adesso quando tocca a me il caso, mando il mio scritto, siccome ho fatto in quest’ultima Classe, e sembrami nell’età che sono di 68 anni compiuti, e con 40 anni di Cura indosso, di poter essere dispensato.
Il segno dell’Ave Maria si suona ogni sera doppo il S. Rosario, che m’ingegno quanto so e posso, che sia recitato ogni sera, si suona pure il più delle volte alla mattina su l’alba quando vi è Sacerdote che dica la Messa, specialmente la Quaresima, quando oltre il
Rosario, Messa e le Stazioni all’Oratorio della Casela, che si fa con devotissimo metodo, vi è ogni Venerdì la Predica formale dal Pulpito; come pure tutte le Domeniche al Vespero coll’esposizione del Santissimo, e con alcune bellissime meditazioni sopra le S. Piaghe del Crocefisso. Che vuole? S’ingeniamo di fare e far fare del bene quanto si può, e si sa.
Per la custodia de’ Libri Parrochiali, e scritture concernenti gli interessi della Chiesa, siccome non v’è stato archivio a parte, così per ora non v’è; vi sarà bensì quando a Dio piacendo sia terminata la sagrestia, già a buon porto condotta. Frattanto li custodisco in
Canonica, e stanno abbastanza in sicurezza, e tutto quello, che ho trovato, fedelmente lo trasmetterò a’ miei Successori.
Per quello che riguarda Eretici, Malviventi, e Scandalosi V.S.Ill. ma non se prendi fastidio, che grazie al Signore non v’è n’è, e se qualche volta ve n’è stato alcuno, o alcuna, subito si è corso al riparo più opportuno; così foss’io a proposito di far tutti Santi, siccome il sarebbero tutti con la Grazia del Signor Gesù, cui honor et gloria in secula. Amen; e mentre tutti attendono con la Sacra Visita di V.S.Ill.ma in persona ed io in specie più che tutti la sua Pastoral Benedizione; Io anche a nome di tutti, mi protesto di V.S.Ill.ma e Rev.ma il più riverente di tutti i suoi Ecclesiastici Giulio Passeri Rettore Nella Villa di Casalina era posto l’oratorio “detto la Casella”, in cui erano erette due Confraternite, “cioè della Concezione una, l’altra del Rosario, ciascuna al suo altare, dove si venerano le statue della Beatissima Vergine sotto i respettivi Titoli”. In esso si svolgevano le funzioni di queste Confraternite. Inoltre l’altare maggiore apparteneva alla Confraternita del SS. Sacramento, sebbene eretta all’altare maggiore della Parrocchiale. La struttura dell’oratorio era mantenuta dalle tre Confraternite che provvedevano ciascuna al proprio altare.
La Confraternita del SS. Sacramento e quella della Concezione erano tenute “un anno per uno” a “dare soldi 4 di pane ai Confratelli tutti dalla cappa, e 2 a tutti gli altri, tanto uomini, quanto femine che intervengono alla processione a Pontremoli il giorno del Corpus Domini”.
Gli Ufficiali della Confraternita del SS. Sacramento venivano eletti “il giorno di Pasqua di Resurrezione doppo il Vespro nella Casella per voti segreti, e coll’asistenza del Parrocho”. Aveva “il suo altare nella Casella, nel quale si canta la Messa solenne il giorno della Domenicha infra Ottava del Corpus Domini, ed ivi si principia la processione del Santissimo, e si termina nella Parrochiale”. I Confratelli portavano “la veste o sia cappa bianca” e quando necessario si radunavano nella Casella.
Gli Ufficiali facevano la questua del grano “del quale se ne fa pane, e poi se ne dispensa una picola porzione a ciascheduna famiglia del Popolo, ed il residuo si dispensa ai Poveri alla porta della Chiesa, e questo si fa il Venerdì Santo, ed il giorno di Pasqua alla mattina dopo la fonzione, e alla sera di detto giorno nella Casella, doppo la rinovazione degli Uffiziali”. Apparteneva alla Confraternita l’offerta fatta “tanto alla prima Messa, quanto alla [messa] Parrochiale in tutte le terze Domeniche dell’anno, il giorno del Corpus Domini, e Domenicha infra Ottava alla processione”.
Era prevista una pena pecuniaria per i Confratelli che non intervenivano “all’oratorio i giorni destinati, e quando devesi sepelire qualche defonto Confratello”.
La Confraternita era obbligata “a fare due offizi all’anno per i Confratelli defunti, il primo nell’Ottava della Commemorazione di tutti i fedeli defunti, e l’altro nella Domenicha infra Ottava del Corpus Domini coll’intervento de soli Sacerdoti della Parrochia”.
Chiese della Vicaria di Pontremoli della Diocesi di Luni-SarzanaLa sua festa principale, da farsi “con ogni solennità e pompa possibile”, era “la festa della domenicha infra Ottava del Corpus Domini”: “alla mattina si canta solennemente la Messa all’altare della Compagnia nella Casella, dove si principia la processione del Santissimo, e vassi a terminare nella Parrochiale; al doppo pranzo prima del Vespro si fa l’esposizione parimente del Santissimo, con la benedizione del quale si finisce la giornata”. Diversi i suoi obblighi:
era “obbligata a provedere di cera per tutte le processioni di tutte le Domeniche terze di ciaschun mese, nelle quali si dà la candella a tutto il Clero, a tutti i Confratelli, e ad una gran parte delle Sorelle della Compagnia; è parimente obbligata alla processione della mattina del Corpus Domini, alle due processioni del Giovedì, e Venerdì Santo, parimente è obbligata per la cera della benedizione del Venerabile che si dà al Vespro di tutte le predette Domeniche con solo dodici candelle; a mettà con la Massaria della Parrochiale è obbligata a proveder di cera per il Triduo che si fa in preparazione alla gran festa del SS. Natale, e per la benedizione del SS. Sacramento che si dà tanto alla Messa Parrochiale, quanto al Vespro in tutte quelle feste, e giorno ultimo dell’anno al solenne Te Deum pro gratiarum actione; all’istesso modo si fa nel proveder la cera per il S. Sepolcro di Settimana Santa. E per tutte le sudette fonzioni provede d’incenso la Compagnia”. Infine doveva provvedere “la cera per la Communione degl’Infermi, quale fassi con solo sei candelle”.
Le prime notizie della Confraternita della Compagnia dell’Immacolata Concezione di Maria risalgono al XVI secolo e inizialmente era la sola eretta in questo oratorio detto la Casella. Al suo altare vi era la “statua dell’Immacolata Concezione avente sotto de piedi l’infernal drago, a cui schiacciò il capo” e vi si celebrava “la festa della B.V. immacolatamente concetta, con gran concorso di Popolo, e gran frequenza di Sacramenti”, come pure “la festa di S. Bernardo Abbate, con intervento di confessori per soddisfazione del Popolo”.
La Confraternita aveva “due brevi il primo di Paolo V, il secondo di Benedetto XIII” nei quali vi erano indicate le indulgenze concesse ad essa.
I suoi Ufficiali si rinnovavano “ogn’anno il giorno di S. Bernardo Abate coll’assistenza del Parrocho, Cancelliere, e Priore per voti segreti”. I Confratelli usavano la cappa bianca e si radunavano nella Casella quando occorreva.
Al tempo della racolta li Uffiziali fanno la questua del grano, del quale parte se ne fa pane, e si distribuisce il giorno della Concezione dandone una piccola porzione a ciascheduna famiglia del Popolo, ed il residuo a Poveri, e parte si converte in minestra, e si dispensa a tutti i Poveri, che concorrano, e così il giorno doppo; del qual pane già detto si servono anche per una parca rifezione a Sacerdoti come si dirà appresso; e così sempre si è usato, e tale è il fine di quelli, che danno il grano.
A questa Confraternita spettavano le offerte fatte “tanto alla prima Messa, quanto alla [messa] Parrochiale in tutte le seconde Domeniche dell’anno, e giorno dell’Immacolata Concezione, e S. Bernardo”.
Inoltre questa Confraternita manteneva vicino al suo altare “un vaso, vulgo Bigonzo, di legno che serve per ricevere l’offerte di canepa, di lana, e di castagne, che il Popolo fa alla Compagnia, secondo la sua devozione”. Era prevista una pena pecuniaria per i Confratelli che non intervenivano “alla Casella i giorni destinati, e quando vi è qualche defunto”. Diversi gli obblighi della Confraternita:
dà il pranzo frugalissimo a RR. Parrochi, e Confessori che intervengono alla festa per dar commodo a tutto il Popolo, come anche a Sacerdoti della Parrochia, ch e assistano al servizio della Chiesa, e fonzione; così è solita fare il giorno doppo per l’Offizio, che si fa per i Confratelli defunti; il simile ancora fa il giorno di S. Bernardo Abate.
2°. A tutti i Sacerdoti invitati alla festa della Concezione, all’offizio il giorno doppo, e alla festa di S. Bernardo, dà semplicemente soldi 20 per elemosina.
3°. È obbligata il giorno di S. Bernardo Abate doppo la rinovazione de’ Confratelli dispensare a ciascuno Confratello un pane.
4°. Provede annualmente 22 candelle, e incenso per la Novena devotissima, che fassi avanti la festa della Concezione; provede la cera per la Messa Parrochiale di tutte le seconde Domeniche, Chiese della Vicaria di Pontremoli della Diocesi di Luni-Sarzana e per la tenerissima funzione della Lavanda de Piedi, che si fa nella Casella doppo il Mattutino del Giovedì Santo.
5°. È obbligata a far celebrare 2 Messe per cischedun Confratello, e Sorella della Compagnia, che moiano infra l’anno; è obbligata a far celebrare altre due Messe per il q. Giò Farfaranna, che donò alla Compagnia la terra accennata di sopra; queste obbligazioni si fanno fedelmente soddisfare, come apparisce.
6°. Per la processione di tutte le seconde Domeniche è obbligata dare soldi 4 al Sig. Rettore.
7°. Il giorno del Venerdì Santo dispensa un quatrino a tutte, e ciascheduna persona, che processionalmente si porta alla visita del S. Sepolcro a Prachiola, e si offerisce in atto dell’adorazione della Croce.
La Confraternita del Rosario fu eretta il 12 febbraio 1629 nella chiesa parrocchiale, ma tra la popolazione e il rettore don Castellini scoppiò una lite che spinse il delegato episcopale ad interdire, nel 1631, sia l’altare che la Confraternita. Nel 1632 la Confraternita venne eretta nell’oratorio della Casella ma, nel 1634, il rettore la fece rifondare nella chiesa parrocchiale dal Vicario del Convento domenicano di Borgotaro. Il 22 settembre dello stesso anno il Maestro dell’Ordine domenicano delegò il Vicario generale di Sarzana di sentire le parti e di ordinare ciò che avrebbe ritenuto “più servitio di Dio”.
Questi, il 6 gennaio 1635, emise la sentenza con cui disponeva che la Confraternita del Rosario doveva essere eretta nell’oratorio. Nel 1642 il vescovo Prospero Spinola autorizzò di poter esporre e portare processionalmente la statua della Madonna del Rosario realizzata e benedetta in Parma. Nel 1784 l’altare e la statua venivano così descritti:
Un Altare posto a cornu Epistolae dell’altare maggiore di detto oratorio dove esiste un quadro rappresentante la SS. Vergine del Rosario, S. Domenico e S. Caterina, che copre un nicchio con sua vetrata, entro il quale vi è l’Immagine di detta Vergine, con
mani, e testa e Bambino di legno vestita d’abito di damasco, guarnito d’oro falso, con manto di settino color celeste, una corona in mano d’ambra, e medaglia d’ottone (2).
Nella Villa di Versola vi era l’oratorio “sotto il titolo di S. Bernardo”, fondato da Geminiano Volpeni e di proprietà della famiglia Chistoni, in cui erano eretti due Benefici semplici, uno di S. Bernardo fondato nel 1618 da Antonio Chistoni e l’altro di S. Francesco Saverio fondato nel 1632 dai fratelli don Antonio e Giovanni Camisani di Versola, come eredi di Giovanni Francesco “Curadi de Cavezana”.
Sempre in Versola vi era l’oratorio “sotto il titolo di S. Maria Maddalena” fondato nel 1736 da don Giovanni Farfarana di Versola.
Nel 1730 egli aveva eretto un altare o cappella sotto il titolo di S. Maria Maddalena nell’Oratorio di S. Bernardo dei Chistoni, ma, vista l’angustia dell’oratorio e prevedendo gli inconvenienti che potevano nascere, chiese al Vescovo il permesso di fabbricare un nuovo oratorio e trasportarvi detta cappellania, riportandone benigno rescritto il 18 settembre 1733.
Nella Villa di Groppodalosio vi era l’oratorio “sotto il titolo del Nome di Maria” fondato nel 1690 dai fratelli don Leonardo e Francesco Antonio “de Blondis”.
Nella Villa di Topleca vi era l’oratorio “sotto il titolo dello Sposalizio di Maria” fondato nel 1697 da don Giovanni Caffoni.
Nella Villa di Barcola vi era l’oratorio “sotto il titolo di S. Maria della Neve” fondato nel 1762 dai fratelli don Francesco e don Giuseppe Bernardoni.
Risposte al questionario 1789
Valdantena – Parrocchiale di S. Matteo
In contrasegno di profondissima obbedienza ai cenni
veneratissimi di Vostra Clemenza o Monsig. Ill.mo, e Rev.mo
I. Nella Parrocchiale vi sono alcune piccole fessure, che fan
dubitare se ad longo tratto minaccian rovina, o no; ed vè umido
provenuto dal campanile, che in quella parte ha macchiato
l’interno della Chiesa, al quale umido si crede rimediato, e
restan da risarcirsi le macchie per essersi fatte altre gravi spese, e
col tempo si turreranno ancora le fessure.
È da risarcirsi, o riattarsi l’Oratorio di S. Maria Maddalena a
Versola.
Altr’Oratorio in detta Villa di Versola in cui eretto il Benefizio
di S. Bernardo, e di S. Francesco Saverio, nell’occasione di
ammettere al possesso il nuovo cappellano di S. Bernardo si
disse interdetto, e tale a jure, per l’orridezza, scomponimento,
e rovine, che minaccia. Tanto si credé doversi allora dire in
coscienza da me infrascritto scrivente, coll’aggionta ancora, che
il Capellano ottenesse la translazione deg’oneri, e trasferiti alla
Parrocchiale dovesse soccombere agl’arredi sacri.
Altr’Oratorio ancora dello Sposalizio di Maria nella Villa di
Topplecca ha bisogno di qualche riattamento.
II. La Parrocchiale è provveduta convenientemente di arredi,
e vasi sacri, e decentemente ancora, sebbene all’onestà di
Parrocchia, e Popolo tanto grande mancano varie cose, e la
manutenzione di questo spetta all’Opera. All’altare di S. Tomaso
vi è il Pallio indecentissimo, e spetta al Capellano di S. Maria.
III. Le anime 690.
IV. Si dubita dalla Sacra Visita, che fu l’anno 1768.
V. Non è mai morto alcun fanciullo senza Battesimo, ma bensì
seguiti alcuni fortuiti aborti, o parti nati senza vita.
VI. L’anno 1788 morì Mauro da Pomè, che dopo alcune visite
della sua malattia, coi disordini si precipitò ad una subita morte
senza Sacramenti; e morì ancora casualmente Giuseppe di
Girolamo Mazzoni.
VII. Ai moribondi si fa assistenza, e raccomandazion
dell’anima.
VIII. I poveri si sepeliscono gratis, e il cemetero, che serve di
presente per ripor le ceneri è inaccessibilmente circondato da
muri, e tutto in forma, senonché fuor di questo il restante
dell’antico cemetero non è possibile poterlo chiudere co
cancelli.
IX. Affirmative, e si conserva.
X. Affirmative.
XI. Abita in canonica, e ritien seco la sorella quadragenatia.
XII. Rarissime volte parte dalla Cura, e tra queste men di rado
dorme una sol notte alla casa paterna.
XIII. Celebra nella Cura, e dopo l’ora decima, o almeno
dalle dieci alle undici, tanto richiedendo il commodo del
Popolo, e non diversamente, mentre a buon’ora anno loro
di antica consuetudine, e a loro spese la Messa prima, e si fa
immediatamente il Catechismo, e la dottrina, ed alla Messa
Parrocchiale la spiegazione del Vangelo di maniera che se pel
accidente non si fa alla Parrocchiale s’intromette qualche cosa
della Messa o del Vangelo nel Catechismo, e tanto si fa ogni
Domenica, e in ogni dì festivo si applica per il Popolo.
XIV. Nelle Domeniche si fa sempre la Dottrina Cristiana ai
fanciulli, ed il Catechismo agl’adulti, e si serve del P.re Ferreri,
e del P.re Bovio, o d’altri libri di sana dottrina, e si crede non
esservi ingnoranti per non voler mai intervenire alla dottrina.
XV. Nei limiti della Parrocchia vi è il Sacerdote Nicolò Benozzi
Confessore, quale è novello, e si tiene commensale, e convittore,
acciò serva di aiuto nei bisogno della Parrocchia.
Il Sacerdote, e M.to Rev.do Sig. D. Giuseppe Scacalossi
Il Sacerdote, e M.to Rev.do Sig. D. Giò Battista Pedretti
Il Sacerdote, e M.to Rev.do Sig. D. Antonio Farfarana cieco
Il Sacerdote, e M.to Rev.do Sig. D. Giò Maria Bernardoni
Il Diacono Arcangelo Biondi
Giacomo Taveroni chierico constituito negl’ultimi minori
Absenti:
Il Sacerdote M.to Rev.do Sig. D. Angelo Maria Uggeri
Benefiziato, e instituito nel Benefizio di S. Maria, ossia della
Natività di Maria eretto in questa Parrocchiale
Il Sacerdote, e M.to Rev.do Sig. D. Lorenzo Uggeri
Il Sacerdote, e M.to Rev.do Sig. D. Francesco Farfarana
Il Sacerdote, e M.to Rev.do Sig. D. Francesco Tosi
Il Sacerdote, e M.to Rev.do Sig. D. Giò Aloisio Bernardoni
Il Sacerdote, e M.to Rev.do Sig. D. Francesco Farchioni
Il Sacerdote, e M.to Rev.do Sig. D. Ignazio Farfarana
XVI. Nella Parrocchiale vi è obbligo del Parroco di messe
dieciotto, e si adempie. Obbligo del Benefiziato di S. Maria, e
S. Tomaso di messe tre alla settimana, la festa della Natività di
Maria, e la festa di S. Tomaso Apostolo; e un anniversario per il
Fondatore il dì 9 settembre, il che si adempie; per in oltre per
legati di diverse famiglie vi sono altre messe 51 delle quali parte
da gran tempo non si adempiono, parte si adempiono fuor di
Parrocchia, e convien contentarsi che sia adempita almen la
sostanza; e nella Parrocchiale solo si adempiono messe diecinove,
Chiese della Vicaria di Pontremoli della Diocesi di Luni-Sarzana
il che tutto chiaramente apparirà nell’infrascritta nota de legati.
La tabella sta esposta in sagrestia.
Nell’Oratorio anzidetto interdetto di S. Bernardo di Versola, in
cui eretto il Benefizio sotto allo stesso titolo vi è l’onere di una
messa al mese, ed una alla settimana, e quattro al giorno della
festa di detto Santo, e dal moderno Capellano non si è potuto
vedere confesso di adempimento. Vi è l’onore nel medesimo
Oratorio del Benefiziato di S. Francesco Saverio di messe tre
al mese, e fu adempito sino alli 13 aprile 1784 non essendosi
veduti ulteriori confessi, benché si dice che le messe sono fatte
celebrare. Comparisce altro confesso d’anni tre.
Nell’Oratorio di S. Maria Maddalena in detto luogo di Versola
vi è l’onere di una messa alla settimana, e si adempie.
Nell’Oratorio dello Sposalizio di Maria a Topplecca vi è l’onere di
dodeci messe al giorno della festa, ed una cantata, e si adempie.
Nell’Oratorio della Madonna della Neve a Barcola vi è l’onere
di messe tre al giorno della festa, e si adempie.
Nell’Oratorio del SS.mo Nome di Maria in Gropodalosio vi è
l’onere di messe tre al giorno della festa; e la famiglia Biondi di
cui è il predetto Oratorio è obbligata per legato perpetuo nel
medesimo ad altre messe sei, e si adempie.
XVII. Non v’è Oratorio in cui conceduta la licenza di celebrare;
e i Sacerdoti della Parrocchia in domenica non vi celebrano, o
celebrandovi per una qualche opportunità li sono notificate da
me infrascritto le Constituzioni.
XVIII. Si tiene in sagrestia, e nell’archivio dei libri parrocchiali
il libro de legati, in cui notati tutti gl’oneri, e legati, e
l’adempimento dei medemi; e un giornale, o sia vacchetta per
uso solo di me parroco infrascritto, e sotto chiavi, ed altro libro
da notarsi gli Offizi de morti da farsi coll’intervento de Preti
della Parrocchia.
XIX. Dalla stessa nota de legati risulta se alcuno trascura di
adempirli, il che spiegandosi chiaramente.
Oltre il sopra espresso obbligo del Parroco, e del Capellano,
o Benefiziato della Natività di Maria, e di S. Tomaso, gl’Eredi
del q. Pietro Tavaroni Ferari sono obbligati nella Parrocchiale
in perpetuo a messe quattro nel giorno di S. Antonio Abbate,
messe due nel giorno di S. Rocco, messe due nel giorno di S
Bernardo, messe due nel giorno di S. Genesio, e messe quattro
de Requiem, e in tutto n.14.
Qual suddetto legato essendosi ripartito in più famiglie si
adempie annualmente dai ripartiti alle messe quattro di S.
Antonio; e ogn’anno Francesco Tavaroni, qual ritiene la metà
del legato compie ad altre messe cinque, non essendosi sin
qui potuto trovar compenso dopo varie instanze fatte, che
s’adempiono le altre messe cinque.
Gl’Eredi del q. Matteo della Cròsa sono obbligati nella
Parrocchiale in perpetuo a messe sette, e si adempie fuor di
Parrocchia – 7.
Gl’Eredi del q. Gio: Berdoni sono obbligati nella Parrocchiale
in perpetuo a messe otto, qual si è adempito fuor di Parrocchia,
e sol quest’anno in questa Chiesa, dissi messe – 8.
Gl’Eredi del q. Domenica Biondi sono obbligati nella
Parrocchiale in perpetuo, e si adempie a messe dieci, con
privileggio che essendovi possino celebrarsi da un sacerdote
della famiglia messe – 10.
Gl’Eredi del q. Giacomo Mazzoni sono obbligati nella
Parrocchiale in perpetuo a messe sette, e non è adempito.
Gl’Eredi del q. Gio: Barbieri sono obbligati nella Parrocchiale
in perpetuo a messe tre, e non è adempito.
Le Compagnie, cioè del SS.mo Rosario era obbligata per legato
in perpetuo a messe dodeci, e si celebravan dovunque, e sono
state adempite inclusivamente sino all’anno 1788.
Parimente della SS.ma Concezione a messe due, e sono state
adempite come sopra.
Gl’Eredi del q. Pietro Lisoni sono obbligati in perpetuo a
messe cinque, e si adempie, con privileggio che sian celebrate
dovunque.
Legati temporali
Gl’Eredi Michelloni sono obbligati a messe cinque all’anno
per scudi 500 dissi cinquecento di Parma. Gl’Eredi del fu
M.to Rev.do Sig. D. Giuseppe Cavallieri per anni venticinque
da 1779 a tante messe quanti sono i Sacerdoti della Valle.
Gl’Eredi di Carlo Biondi per anni cinquanta a messe dodeci,
dall’anno 1783. Gl’Eredi di Lazaro Badini a messe per scudi
50 nel termine d’anni dieci. Gl’Eredi di Domenico Pedretti
Chiese della Vicaria di Pontremoli della Diocesi di Luni-Sarzana
messe per scudi 25 nel termine d’anni cinque. Gl’Eredi di
Michel Lisoni messe per scudi 15, qual solo non si adempie.
Gl’Eredi di Antonio Michelloni messe per scudi 25 in anni
dodeci dal 1787. Gl’Eredi del fu M.to Rev.do Sig. D. Giuseppe
Uggeri messe per scudi 60 nel termine d’anni dieci dall’anno 1788.
Gl’Eredi di Anastasia Larini dall’anno suddetto in anni
quatordeci messe per scudi 40 compreso il funerale. Quai legati
non essendo ancora scaduto il termine, e correndo il tempo se
ne procura l’adempimento.
XX. Celebrano col cintino, e nelle rubriche sembra tolerabile, né
essendovi chi precipita; e ne’ confessionali, o quando si confessa
da me infrascritto sempre si adopra la stola, transcurandosi da
altri.
XXI. Si tengono le tabelle de casi, e le scomuniche riservate.
XXII. Sembra tollerabile, o pur chi più, chi meno.
XXIII. Non ne sono armigeri, né mercanti, né che conducano
bestie, ed anche nel rimanente non vi sembra vizio enorme; e
tra cacciatori il più è il fratello Sacerdote Nicolò, che da un
tempo all’altro vi va una qualche volta.
XXIV. Le Classi si fanno a Pontremoli.
XXV. Oltre le Parrocchiali colla maggior pompa, e decenza
rispettivamente, la prima domenica di Giugno una festa della
Madonna, e la prima d’Ottobre del SS.mo Rosario; la festa
della SS.ma Concezione, e la sera del Venerdì Santo dopo un
discorso della Passione la processione con Gesù morto, e la
Vergine addolorata; come anche tutte domeniche di Quaresima,
cantati i vespri, dopo un discorso del Vangelo dal pulpito, si fa
l’esposizione del SS.mo Sacramento legendovi avanti le cinque
adorazioni alle cinque piaghe, e cantati i gradi della Passione si
chiude col Tantum ergo, e la benedizione.
L’esposizione con venti lumi si fa ogni terza domenica del mese,
e nella Novena della Concezione, e in un triduo avanti il SS.mo
Natale, il giorno primo, ed ultimo dell’anno col Te Deum in
questo, e il Veni Creator in quello, ed anche colle debite licenze
s’è fatta qualche volta tre mesi continui dell’estate, nelle quali
fonzioni essendo brevi, ed essendovi i Preti assistono in coro, e
i Chierici fanno il suo dovere.
XXVI. Si supplisce dal Parroco colla differenza, che nell’Avvento
si predica dall’altare come nell’altre domeniche dell’anno, e nella
Quaresima come nel paragrafo antecedente.
XXVII. Nel corso della Quaresima concorre il Popolo ogni
mattina al Rosario, ed alla Messa, e dopo la Messa si fa la visita
dei cinque altari per l’indulgenza del Rosario, e al martedì, e
venerdì si fa la Via Crucis.
XXVIII. Si suona alla mattina, et alla sera il segno dell’Ave
Maria, e per il suffragio de morti si suona immediatamente
dopo il segno dell’Ave Maria della sera.
XXIX. Negative.
XXX. Negative.
XXXI. Negative.
XXXII. V’è la Compagnia di Carità, e si continuano le
indulgenze dell’antiche Confraternite, cioè del Rosario alla
prima domenica d’ogni mese; della Concezione alla seconda; e
del SS.mo Sacramento alla terza, e sono dirette dal Parroco.
XXXIII. Non vi è maestro di professione, e d’offizio, senoche il
Sarcerdote D. Giò Battista Pedretti insegna a qualche ragazzo i
primi rudimenti della Grammatica.
XXXIV. Affirmative.
XXXV. Negative.
XXXVI. Negative.
XXXVII. Negative.
XXXVIII. Negative.
XXXIX. Affirmative.
XXXX. Affirmative.
Quanto si può dire con pienezza di rispetto, e profondissima
riverenza Giò Domenico Benozzi Rettore manu propria
Casalina Valdantena questo dì 2 febbraio 1790.
(1) Cfr. AVL, Parrocchiali 74/5, docc. 38, 39, 40 e 43
(2) ASPo, Culto, Inventari…, “Nota dei beni…., cit., c.100
Tratto da: Le chiese della Vicaria di Pontremoli negli anni dell’episcopato di mons. Giulio Cesare Lomellini, di Paolo Lapi, Edizioni dell’Assemblea, 2014