LA CHIESA DI VIGNOLA NELLA VISITA PASTORALE DI MONS. LOMELLINI NEL 1768 E NELLE RISPOSTE AL QUESTIONARIO DEL 1789

Di seguito il resoconto della visita pastorale di mons. Giulio Cesare Lomellini, Vescovo della Diocesi di Luni – Sarzana, alle chiese della Vicaria di Pontremoli e le risposte dei parroci al questionario del 1789. Il testo è tratto dalla pubblicazione di Paolo Lapi, Le chiese della Vicaria di Pontremoli negli anni dell’episcopato di mons. Giulio Cesare Lomellini, Edizioni dell’Assemblea, 2014.

Vignola
Lunedì 8 agosto 1768
Arcipretura o Pieve di S. Pancrazio martire
Arciprete Pievano D. Bernardo Bedodi di Pontremoli 46 anni, 15 di cura
Cappellano D. Giò Maria Migliani di Torrano
Anime 630, da comunione 420
Altare maggiore
Altare SS. Crocifisso
Altare della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo
Confraternita della Misericordia
Confraternita della B.V. del Carmelo
Cimitero


Lunedì 8 agosto
Oratorio della SS. Trinità – Vignola
Confraternita della SS. Trinità
Un solo altare


Lunedì 8 agosto
Oratorio di S. Giacomo apostolo – Bassone
Cappellano D. Giovanni Lorenzetti
Confraternita del Rosario
Un solo altare


Lunedì 8 agosto
Oratorio di S. Genesio – Casa de Corvi
Giuspatronato dei Ferrari, dei Mori e dei Bertei
Un solo altare


Nel territorio parrocchiale di Vignola (1) vi era la chiesa plebana sotto il titolo di S. Pancrazio martire, sede di Arcipretura, un oratorio ad essa contiguo sotto il titolo della SS. Trinità, sede dell’omonima Confraternita, un oratorio in Bassone “di Jus patronato dell’istessa Villa di Bassone sotto il titolo di S. Giacomo” e un altro oratorio “alla Casa de Corvi […] di Jus patronato di Lorenzo Ferrari, e di sua Casa, di Casa Mori, e Casa Bertei sotto il titolo di S. Genesio, nelli quali dui Oratori mai si celebra ne giorni riservati dalla Bolla, né dalla Constituzione Sinodale”.
La Pieve, dedicata al martire Pancrazio festeggiato il 12 maggio, era consacrata come da “scritura in coro, che è di 1000, e più anni” [anno 713] e l’anniversario della Dedicazione si celebrava il 14 luglio. L’Arciprete nella cura d’anime era aiutato da un cappellano da lui stesso stipendiato, che in quel tempo era don Giò Maria Migliani di Torrano. Lo stipendio consisteva in “zechini 3 annui, tavola, e messa libera”.
La chiesa non era soggetta ad umidità e l’Opera non aveva “né beni, né entrate, né fondi”. Si manteneva “d’ornamenti dal popolo con carità, limosine, o tasse”, amministrate da un Ufficiale, che nel 1768 era Francesco Pallini, sotto la direzione dell’Arciprete.
Particolare la regolamentazione per “la reparazione della chiesa materiale: essendo la chiesa fatta con tre navi, quella che è soto l’altare maggiore, cioè quella di mezzo, la mantiene la Villa in modo come sopra delli ornamenti [quindi per mezzo del detto Ufficiale], quella, che è sotto l’altare della B.V., cioè a mano destra, devano mantenerla
li Massari della B.V. del Carmine, la terza, che [è] soto l’altare del Crocifisso, che [è] a mano sinistra, devano resarcirla li Massari della Misericordia”.
Essendo questa chiesa Pieve e quindi chiesa matrice vi si celebrava la funzione del Sabato Santo, “alla quale fonzione sono sogetti, ed obligati a venire li sequenti Parochi, cioè quello della Cervara, Guinadi [sic! Baselica], S. Lorenzo di Guinadi, Braia, Brato, Grondola, e Sucissa, i quali tutti intervengono alla fonzione, e poi l’Arciprete li dà il pranzo l’istesso giorno del Sabbato Santo”. L’Arciprete lamentava la non frequenza del Parrocco di Succisa, “il quale quasi mai viene”, che aveva incominciato ad andare a Montelungo. Per questo motivo il Visitatore del 1768 ordinò che tale Rettore si presentasse entro un mese dal Vescovo o dal Provicario Generale per dimostrargli il privilegio o la causa della sua esenzione, passato il
termine avrebbe dovuto partecipare alla funzione del Sabato Santo a Vignola, pena una multa di cinque scudi d’oro a favore della chiesa matrice di Vignola.
Nella chiesa vi erano tre altari amministrati da appositi ufficiali nominati annualmente.
L’altare maggiore, “privilegiato quotidiano”, era “mantenuto d’elemosine, carità, e quando abisogna di tasse”; vi era eretta l’Opera della chiesa e gli amministratori, eletti dal Parroco, erano Francesco Pallini e Giovanni Fenini. All’altare maggiore era unito un “semplice Benefizio di Jus patronato sotto il titolo dello Sposalizio della B.V., quale tiene il Sig. D. Giuseppe Galli di Vignola”, che in quel tempo era anche cappellano dell’Ospedale di Pontremoli. Tale Beneficio era stato fondato nel 1726 da Pietro Galli di Vignola.
L’altare del SS. Crocifisso, un tempo di S. Giovanni, era “mantenuto dalla entrata de beni, e censi dell’istesso altare”; gli amministratori erano Michele Venturini e Pietro Cavellini.
L’altare della B.V. del Carmine era “mantenuto di questue, e offerte, ed un solo censo”; gli amministratori erano Pietro Pizzanelli e Giovanni Cavellini. A questo altare era stata eretta il 15 novembre del 1700 la Confraternita omonima i cui “ascriti” potevano lucrare l’indulgenza “tutte le seconde domeniche di ciascun mese”.
Vi erano altre due Confraternite, quella della Misericordia, fondata nel 1646 ed eretta all’altare del SS. Crocifisso, e quella della SS. Trinità, eretta nel proprio oratorio contiguo alla chiesa. I loro ufficiali non andavano “a questuare fuori, ma solo nel teritorio di
Vignola” e si riunivano “in canonicha a trattare delli interessi delle Compagnie in presenza del Sig. Arciprette, e senza lite, e discordie”. Nel 1768 il priore della Misericordia era Pietro Cavellini e i massari erano Michele Venturini e Giacomo Biondi; il priore della SS. Trinità era Curadino Cavellini, i massari erano Pietro Maria Curadini e Giovanni Bertei, “i quali tutti dano i conti avanti al Sig. Canciliere del Civile in Pontremoli, fatti prima dal Sig. Arciprete e si sottoscrive il Canciliere suddetto”.
Vi era anche la Masseria delle Anime del Purgatorio, amministrata da molti anni da Domenico Benedetti, che non rendeva “alcun conto”, anche se faceva celebrare “delli uffici, e delle messe per l’Anime del Purgatorio, come pure questua sempre in Chiesa”.
La vita pastorale-liturgica si svolgeva regolarmente. La predica dell’Avvento era fatta dall’Arciprete, invece quella della Quaresima veniva fatta da “un fratte” o da “un Capucino”. La “predica della Passione nella Settimana Santa” si teneva il Venerdì Santo nel mezzo giorno.
La processione del SS. Sacramento si svolgeva “con le cappe rosse, e turchine intorno al Cimiterio, e si dà il lume a tutti sì alli uomini, che alle donne”. Il Viatico, “quando il tempo è buono, s’accompagna con dodeci lumi, quando tira vento co’ otto soli”. La lampada del SS. Sacramento si manteneva accesa con i “denari della bussola”, con la “carità che si fa questuando in Chiesa, e se mancha si fa la tassa nella Villa”.
“Nelle domeniche, et altri giorni festivi s’insegna alla messa, e al vespero la Dottrina, e al vespero si fa il Catechismo”; i genitori erano “in gran parte” negligenti “a mandare li figliuoli alla Dottrina”. Anche negli Oratori si faceva “ la Dottrina da quelche, che dice messa”.
I novizi per la prima comunione si istruivano “sino, che sono bene amaestrati per ricevere un tanto Sacramento, e sino, che abbiano 12 o 13 anni secondo ancora il loro giudizio, e cognizione”.
I poveri si seppellivano “gratis alle spese del Sig. Arciprette, come anche la Compagnia della Misericordia va a prenderlo per carità”. Le “ostetrici, che servano ad arbitrio loro”, erano “esaminate, ed approvate dal Sig. Arciprete, e dal suo Cappellano”.
Nel 1782 i sacerdoti della Parrocchia erano sei: don Giuseppe Bertei, don Giò Fenini, don Antonio Petricioli, don Andrea Corradini, don Giò Pesella e don Giò Petricioli, cappellano della Chiesa e confessore. Cinque erano i chierici: Pancrazio Corradini, Jacopo Antonio Ribolla, Pavolo Magnani, Giò Maria Pesella, Domenico Cavellini.
L’oratorio della SS. Trinità di Vignola, contiguo alla Pieve, era dotato di un solo altare detto “l’altare della Compagnia”, in quanto l’oratorio era sede della omonima Confraternita che faceva le funzioni anche di Confraternita del SS. Sacramento. I Confratelli ogni giorno di festa si radunavano per recitare l’officio della Beata Vergine.
Gli amministratori, nel 1768, erano Curadino Cavellini, Giovanni Bertei e Pietro Maria Curadini.
Nella vicina Villa di Bassone si trovava l’oratorio di S. Giacomo apostolo eretto nel 1661 e amministrato da appositi Massari eletti annualmente. Era sede della Confraternita del SS. Rosario fondata nel 1668. Vi era un cappellano, don Giovanni Lorenzetti, che celebrava, dopo la messa parrocchiale, la messa ogni domenica e ogni solennità. Vi era l’abitudine di stare fuori di chiesa durante la celebrazione della messa, per cui il precetto della messa festiva non era considerato rispettato. Vi era un tabernacolo ligneo in cui era riposto il SS. Sacramento in occasione di comunioni generali, ma non vi si custodiva di notte.
Nella Villa conosciuta come “la Casa de Corvi” vi era un oratorio comunemente detto di S. Genesio ma in realtà dedicato alla Madonna delle Grazie, ai S.S. Bartolomeo e Genesio. Questo era stato eretto nel 1727 ad opera delle famiglie Ferrari, Mori e Bertei, che lo mantenevano e ne detenevano il giuspatronato.


Risposte al questionario 1789


Risposta a Capitoli di Monsig. Ill.mo, e Rev.mo Vescovo di
Sarzana
1°. In questa mia Chiesa altro bisogno di riattamento non
v’è che di una piciola fessura nel muro del coro, il campanile
minaccia rovina, e due muri della canonica sono cadenti. Il
fare dette cose appartiene alli amministratori del Patrimonio
Ecclesiastico, e perché non si faccia, non si sa. Nel recinto di
questa mia Parrocchia vi sono due Oratori, uno nella Villa
di Bassone, e l’altro in quella della Casa de Corvi. Il primo
è cadente, ed è stato stabilito dal Regio Amministratore del
Patrimonio Ecclesiastico il doverlo ricostruire di nuovo a spese
del detto Patrimonio avendo questi ritirato a sé tutte le entrate, e
solo lasciato impiedi perché giudicato necessario per comodo di
quella parte di popolo. Il secondo è di ius patronato particolare,
ed è in buon stato, e decentemente provisto di sacri arredi.
2°. La Chiesa è decentemente provveduta di tutto, non vi sono
altari indecenti, la manutenzione della quale, come di ogni altra
cosa, prima apparteneva al popolo, doppo la soppressione delle
compagnie tal onere è stato addossato all’Arciprete coll’annuo
assegno di scudi 30 firentini, ma questi non vengono più pagati;
onde in breve non si sa a chi spetterà detta manutenzione.
3°. La Parrocchia è composta di 639 anime.
4°. Non so quanto tempo sia trascorso dall’ultima cresima non
essendo mai stata fatta a mio soggiorno in questa Cura, ed il
libro non esiste.
5°. Da due anni a questa parte non è morto fanciullo alcuno
senza battesimo.
6°. In detto tempo è morto senza verun sacramento Francesco
Biondi per essersi soffocato nel venire da Pontremoli, morì
Francesco Priloni col solo sacramento dell’Estrema Unzione
per avver perduto l’uso de’ sensi in un subito, e morì Bernardo
Fornari nella maniera del predetto.
7°. A tutti gli moribondi si presta l’asistenza sino all’ultimo.
8°. Gli poveri si sepeliscono col ricevere quello che spontaneamente
danno, e senza cercare cosa alcuna, ed il cimitero è a dovere.
9°. L’inventario tanto de beni mobili, che immobili è fatto, e si
conserva.

  1. Li libri parrocchiali sono a dovere.
  2. Io abito nella canonica, e tengo presso di me mia madre di
    anni 66 circa.
  3. Io quasi mai mi absento dalla Parrocchia fuorchè per andare
    alla patria, ed al più sto fuori un giorno, e mezzo lasciando il
    sostituto.
  4. In tutte le feste si celebra nella propria cura circa il levar
    del sole, e si applica pro populo, ma non si fa la spiegazione
    del Vangelo per essere l’uso di farla al doppo pranzo, facendosi
    puramente la dottrina a piccioli, e grandi.
  5. In tutte le domeniche il doppo pranzo fatta la dottrina a
    fanciulli, e catechismo a grandi, si termina con la spiegazione
    del Vangelo; di questa mi servo del Campadelli e del Ferreri per
    il Catechismo.
    Vi sono delli ignoranti perché quasi mai intervengono alla
    dottrina, e le persuasioni non giovano.
  6. Nella Parrocchia vi sono cinque sacerdoti, cioè il Sig.
    D. Andrea Corradini, il Sig. D. Andrea Ferrari, il Sig. D.
    Bartolomeo Pizzanelli, il Sig. D. Giò Petricioli confessore, il
    Sig. D. Antonio Petricioli cappellano. Vi sono quattro chierici,
    cioè Antonio Bertoni con li primi due ordini minori, Giacomo
    Antonio Pizzanelli tonsurato, Giò Bersani tonsurato, Giò
    Menini co la sola licenza dell’abito.
    Gli assenti sono sei, cioè D. Domenico Corradini, D. Battista
    Mori, D. Giò Pizzanelli, D. Giò Pallini, D. Giuseppe Galli che è
    nell’Ospitale di Pontremoli, e che gode di un beneficio semplice
    in questa mia chiesa, e D. Pancrazio Corradini in detto Ospitale,
    parimenti il detto D. Giò Petricioli è beneficiato.
    Chiese della Vicaria di Pontremoli della Diocesi di Luni-Sarzana
  7. Gli obblighi de legati perpetui da soddisfarsi in questa
    Parrocchiale sono li seguenti.
    L’Arciprete pro tempore è tenuto a messe annue n.19.
    Il Cappellano del beneficio semplice goduto dal predetto D.
    Giuseppe Galli è tenuto a messe n.25 compresa una cantata,
    dico 25, e soddisfa a dovere.
    Lorenzo Ribolla o sia Pizzanelli è tenuto a messe n.10 e
    sodisfa.
    Gli eredi di Giò del q. Zanone Venturini sono tenuti a messe
    n.60 e sodisfano.
    Gli eredi di Giorgio Galli sono tenuti a messe n.7 ma non mi è
    stato possibile ritrovare chi siano per essere privo di documenti,
    e gli più vecchi della villa non sanno darmi notizia.
    Giacomo Fenini è tenuto a messe n.3 e sodisfa.
    Gli eredi del q. Pietro Cavellini sono tenuti a messe n.3 ma
    sono mancanti di molte messe.
    Gli eredi di Andrea Corradini sono tenuti a messe n.3 e vi
    sodisfano.
    Francesco Fenini con suoi fratelli sono tenuti a messe n.4 ed al
    presente sono Giò Domenico, ed Antonio Bertoni, quali non
    sodisfano perché mi hanno detto di non aver mai saputo d’avere
    tale legato, ed io non trovo altro fondamento se non che quello
    che sta scritto nella cartella che è continuamente in coro.
    Antonio Fenini è tenuto a messe n.4 questo adempisce, ma non
    come prescrive il testatore, quale arbitrariamente le fa dire fuori
    di questa Chiesa in cui sono fisatte.
    Domenico Benedetti è tenuto a messe n.20 questo sodisfa ma
    come il predetto, cioè fuori di questa Chiesa.
    La Maria del q. Steffano Ribola è tenuta a messe n.4 ed è
    mancante di molte messe.
    Giò Maria e Pietro figli, ed eredi del q. Pietro Giò Cavellini
    sono tenuti a messe 6 questi non solo sono mancanti di molte
    messe, ma ancora le fanno dire a loro capriccio contro la mente
    del testatore.
    Gli eredi del q. Giacomo Bandera sono tenuti a messe n.4 queste
    non si celebrano, perché non si trovano li legitimi eredi, ed altra
    notizia non ritrovo se non che la nota che sta affissa in coro.
    Il patrimonio ecclesiastico è tenuto a messe n.171 quali erano a
    carico della soppressa Compagnia della Trinità, e più altre messe
    n.150 della soppressa Compagnia della Misericordia di questa
    Chiesa, e più è tenuto a messe n.202 della soppressa Compagnia
    del Rosario nell’Oratorio di Bassone.
    Le dette messe si sono celebrate sino a tutto l’anno 1788 ma
    siccome in detto anno nonostante la detta celebrazione non si è
    potuto avere la lemosina, si sono tralasciate.
    Il predetto catalogo di messe è delle messe perpetue, e si tiene la
    nota in coro per non esservi sagrestia.
    Le Mensuali poi, o sia ad tempus, io credo che in questa villa
    ve ne siano molte ma di positivo non posso dirlo per non avere
    trovato al libro de legati notazione veruna de miei antecessori;
    quelle poi, che sono state lasciate a mio tempo, di parte non è
    ancora finito il tempo assegnato, e parte sono celebrate.
  8. Il sacerdote che celebra nell’Oratorio di Bassone col
    permesso, adempisce al suo dovere della dottrina.
  9. Evvi il libro da notare le messe perpetue, ma non trovo la
    minima notazione di quelli che hanno adempito al suo dovere,
    e solo ho questa veduta ne’ privati libretti che ciascheduno ha
    con la soscrizione di quelli sacerdoti che hanno celebrato tali
    messe.
  10. A quest’articolo si è risposto nel quesito 16, la nota non si
    dà, ma li si dice verbalmente.
  11. Li sacerdoti osservano le rubriche nella celebrazione della
    messa, e parte si servano della veste talare, e parte della sottana,
    o sia chirello, e nel confesare adoprano la stola.
  12. Nei confessionari vi è la tabella de casi riservati al Vescovo
    solamente.
  13. Tanto li sacerdoti, che chierici prestano il debito servizio alla
    Chiesa, portano l’abito corto, e fuori di Chiesa ne giorni feriali
    quasi sempre senza colare.
  14. Non vi sono errori.
  15. Si fanno a suoi tempi le Classi, ma qualche volta mancano
    tutti.
  16. Oltre le funzioni delle feste solenni, cioè Natale, Circoncisione,
    S. Geminiano, la Domenica delle Palme, Giovedì Santo,
    Sabbato Santo, giorno di Pasqua di Resurrezione, l’Ascensione
    del Signore, Pentecoste, Corpus Domini, il giorno di tutti gli
    Chiese della Vicaria di Pontremoli della Diocesi di Luni-Sarzana
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    Santi, in cui si canta messa in terzo, e vespero, due volte si porta
    l’immagine della B.V. del Rosario nell’Oratorio di Bassone, cioè
    l’ultima domenica di Luglio, e la prima di Ottobre; e la seconda
    domenica di Agosto quella del Carmine in questa Chiesa, ed in
    tutte le tre feste vi è la predica.
    L’esposizione del Venerabile, oltre la novena del SS.mo Natale,
    si fa il primo, ed ultimo giorno dell’anno, il giorno di Carnevale,
    tutti gli Venerdì di marzo, tutte le Domeniche, e Giovedì dei
    mesi maggio, e giugno, ed ameno di 18 lumi non si fa mai, ed
    intervengono gli sacerdoti, e chierici in forma.
  17. Nell’Avvento non vi è predica, in tutte le domeniche poi di
    Quaresima vi è, quando si puole avere, il predicatore, e se no
    supplisce l’Arciprete.
  18. Tutti gli giorni alla mattina di buon’ora si dice il rosario con
    le litanie della B.V., e messa, tutti gli venerdì di Quaresima la
    Via Crucis.
  19. Alla mattina si dà il segno dell’Ave Maria, come il simile si fa
    alla sera, con unitamente quello dell’Ave Maria de’ morti.
  20. Non vi sono Conventi.
  21. Non vi sono Monasteri, né Conservatori.
  22. Non vi sono monache de Conventi soppressi.
  23. Vi è la Compagnia della Carità che si dirige dall’Arciprete.
  24. Non vi sono maestri di scola.
  25. Vi sono ostetrici, ma pocco capaci per amministrare il
    Sacramento del Battesimo occorrendo.
  26. Per quanto è a mia notizia non v’è alcuno che ritenga libri
    proibiti.
  27. Rispondo come al predetto quesito.
  28. Vi sono molti bestemiatori, ed effettivamente non vi sono
    concubinari, non vi sono gravi inimicizie.
  29. Tutti gli coniugati coabitano.
  30. Vi sono alcuni che l’anno scorso non hanno adempito al
    precetto pasquale che non si sono potuti indurre.
  31. Nulla posso dire per non avere veduto quai decreti siano
    emanati nell’ultima visita.
    Altro non mi resta da agiongere, fuorché la mala condotta di
    alcuni Parocchiani, che in tempo di dottrina vogliono stare
    nel Piazzale della Chiesa quasi a viva forza, ed alcuni altri si
    fermano in fondo della Chiesa uniti alle donne, cose che molto
    mi dispiacciono.
    In fede Pietro Carlo Orsini Arciprete di Vignola manu propria.

(1) Cfr. AVL, Parrocchiali 73/4, docc. 54, 57, 57a, 57b, 57c, 57d

(2) Ibidem, doc. 65

Tratto da: Le chiese della Vicaria di Pontremoli negli anni dell’episcopato di mons. Giulio Cesare Lomellini, di Paolo Lapi, Edizioni dell’Assemblea, 2014