LA FORMENTARA DI ZERI


Ad oltre mille metri di quota, nell’alta valle del torrente Gordana, non lontano dal passo dei Due Santi, i resti della Formentara testimoniano ancora quella particolare tipologia di insediamento che erano i villaggi d’alpeggio, fino a qualche decennio fa abitualmente frequentati dalla gente di Lunigiana. Siamo nel territorio comunale di Zeri: a quel che resta della Formentara si giunge con una breve deviazione dalla strada provinciale che conduce al villaggio Aracci e ai successivi impianti di Zum Zeri: due insediamenti moderni, affiancati a questa memoria di antiche consuetudini che vedevano migrazioni stagionali dai paesi posti più a valle per lo sfruttamento dei pascoli e dei terreni montani. Era, questa, una necessità che si era manifestata nei secoli passati, probabilmente a partire dal Cinquecento, quando il territorio limitrofo a borghi e paesi di mezzacosta non forniva più una quantità di prodotti alimentari sufficiente a sfamare una popolazione in costante aumento. Lo sfruttamento delle “terre alte” era diventata così una consuetudine vitale in tutta la Lunigiana che in alcuni casi ha portato all’organizzazione di veri e propri paesi in dimensioni ridotte, dove la vita sociale delle comunità si trasferiva per lunghi periodi dell’anno in coincidenza con i mesi della tarda primavera e dell’estate. Anche alla Formentara, nel corso dei secoli, si è costituito un insediamento di vaste dimensioni, che poteva contare su una ventina di edifici solitamente abitati nella stagione favorevole sino ad una quarantina di anni fa (ndr: dopoguerra) e, per questo ancora parzialmente conservato. L’abbandono ha consentito alla vegetazione di riconquistare progressivamente quegli spazi che, secoli fa, il lavoro dell’uomo e la presenza degli animali aveva reso fertili e produttivi; tuttavia l’antico villaggio conserva un grande interesse ed un fascino immutato. A Formentara si arrivava grazie alla mulattiera che iniziava la lunga salita a partire dall’abitato di Noce. Un percorso ampio e lastricato, lungo il quale si svolgeva – diremo oggi – un intenso traffico di uomini e animali, spesso utilizzati per il trasporto di merci e materiali. L’organizzazione del villaggio ricalcava in buona parte quella dei paesi sottostanti: poste in quella parte di territorio meno adatta alla coltivazione, le case si mostrano addossate le une alle altre lungo la direttrice segnata dal sentiero; al centro l’oratorio intitolato a San Bartolomeo, sul quale sino a qualche decennio fa svettava un piccolo campanile a vela. Un villaggio in pietra, dove le abitazioni sono piccole e con i muri a secco, mentre le aie sono ampie e lastricate, necessarie per quei lavori agricoli nei quali Formentara trovava la sua ragione di esistere.

Articolo tratto da Il Corriere Apuano


l’oratorio di San Bartolomeo