LA GIORNATA DEL 26 APRILE 1945 DESCRITTA DA DON EMILIO CAVALIERI

(….) Il giorno stesso, 26 aprile, gli ultimi drappelli tedeschi erano in marcia intorno a Mignegno (ove qualche giorno avanti i partigiani avevano fatto saltare l’arco del bel ponte sulla Magriola) lungo la strada nazionale diretti alla Cisa, quando furono assaliti da quattro apparecchi alleati che, dandosi il cambio, non lasciarono loro tregua per tutto il giorno: sorvolavano a bassa quota mitragliando. Alla sera il tratto da S. Giorgio sopra l’ospedale all’oratorio di San Terenziano offriva uno spettacolo raccapricciante: cadaveri straziati di soldati qua e là lungo la strada, che avevano invano cercato di ripararsi dietro gli alberi o le siepi, o dietro i loro carri o nelle cunette stradali dell’acqua, carri incendiati e contorti, carogne insanguinate di magnifici cavalli o colpiti dall’alto o uccisi dai tedeschi stessi; e lungo la strada – nella quale, poco sopra san Terenziano dopo il primo tornante i tedeschi avevano fatto brillare una grossa mina che ne interruppe un buon tratto – e giù per i buratti e per i canali automezzi fattivi precipitare, carte, vestiti, armi, proiettili, viveri gettati via o abbandonati; buona preda per gli abitanti dei paesetti vicini che il giorno dopo ed i seguenti vi si buttarono sopra come corvi ingordi. Giunsero subito dopo i soldati americani, negri in gran parte, che si stanziarono qualche giorno a Pontremoli e poi proseguirono per il nord; la città e le vallate libere finalmente dal terrore tedesco, respirarono.

Tratto dal libro: Per una storia della Pieve di Saliceto di don Emilio Cavalieri