Si giunse così al 1943/44, anni di grandi turbamenti e di indicibili sofferenze per tutti (siamo in piena seconda guerra mondiale) ma per Zeri in modo particolare a cagione degli avvenimenti di cui farò menzione. Nell’anno 1943 infatti assistiamo un po’ dappertutto al formarsi delle prime bande di partigiani, nuclei di resistenza al tedesco invasore. La cosa andò bene finché tali nuclei erano formati dai soli elementi nostrani. Ma passato l’inverno le file s’ingrossarono specie di elementi venuti dalla città. Disgraziatamente una di tali bande comandata da un facinoroso (prova ne sia il gran numero di esecuzioni sommarie in brevissimo tempo) e composta in massima di cittadini rivieraschi spesso turbolenti e fannulloni boriosi, pose le sue tende proprio in Adelano, a Casa Rocchino. Era facile in quel tempo sentire i buoni popolani lamentare spogliazioni indebite e sfacciate. Tanto che la popolazione, benché entusiasta di ogni gesto di vero patriottismo, cominciò a temerli quasi quasi come temeva i tedeschi che da Pontremoli minacciavano di continuo le atrocità di un rastrellamento. E ciò che si minacciava avvenne purtroppo: all’alba del 3 agosto ’44 i primi colpi di mortaio sparati dai tedeschi sulle case di Noce sorpresero gli abitanti dello Zerasco ancora addormentati. Subito ci si rese conto di ciò che avveniva: Noce era già in fiamme e i tedeschi, appostati sulla strada nelle vicinanze continuavano a lanciare bombe incendiarie sui caseggiati. S’attendeva l’offensiva dei “patrioti” che tante volte avevano vantato la loro vigoria inespugnabile. Invece al primo colpo di mortaio tedesco i partigiani ( il cui capo si trovava casualmente (?!?!?) a Pontremoli) valorosamente gettate le armi erano già sulle vette dei monti più lontani. Gli unici che opposero resistenza perché accerchiati furono i componenti la guarnigione del Ponte dei Rumori.
I tedeschi entrarono liberamente e saccheggiarono a piacere, incendiarono poco meno di 200 case di abitazione, senza contare stalle e cascine, mentre la popolazione atterrita dallo spavento osservava dai monti dove aveva cercato scampo l’immane rovina delle proprie sostanze. L’ondata dei disumani e sacrileghi giunse ad Adelano la mattina del 3 agosto. A casa Rocchino trovarono i magazzini dei partigiani rigurgitanti d’armi e munizioni e materiale vario abbondantissimo. Fu molto facile quindi ad essi collegare con miccia questi depositi di munizioni e farli saltare , distruggendo quasi completamente dalle fondamenta quel gruppo di case. Sette famiglie rimasero così senza tetto. Il proprietario Nadotti Gildo fu fermato ma fortunatamente riuscì a fuggire. Altre tre case furono bruciate a Casa Bornia.
Molte furono le vittime della furia tedesca, specialmente a Coloretta, tra cui da notarsi perché tanto dolorosa per il Seminario e per il Clero tutto, l’uccisione del rev. Prof. Can. Angelo Quiligotti, avvenuta sulle pendici del Monte Gottero nei pressi del passo della Cola.
Sulla strada che da Adelano porta ai Due Santi fu ucciso pure il Col. P. Laviani (“Lucidi”) seppellito nel nostro cimitero e poi riesumato e portato a Milano, suo luogo di origine.
Però la sciagura che ferì maggiormente il cuore degli Adelanesi fu la sacrilega uccisione del venerando parroco don Eugenio Grigoletti. I tedeschi passarono accanto alla chiesa in tre ondate successive: i primi in cerca dei “ribelli” il giorno 3 Agosto perquisirono la canonica, ordinarono al parroco al parroco di seguirli lungo la strada che mena al mulino, ma dopo breve tratto lo lasciarono, forse perché non poteva camminare; dopo di ciò, non sentendosi al sicuro, pensò di nascondersi con dei vecchi di Casa Bornia e trascorse la notte all’aperto; al mattino del 4 ag. vedendo passare la seconda ondata di tedeschi pensò che ormai lo avrebbero lasciato in pace e volle tornare alla canonica; nel giorno giunse una terza colonna di nemici(addetta probabilmente alla perquisizione delle case dei civili ritenuti responsabili ). Nessuno era presente al fatto e quindi non c’è assolutamente certezza in quello che segue ma dalle tracce rimaste la scena può essere ricostruita così: i tedeschi entrarono, fermarono il parroco, perquisirono, trovarono documenti compromettenti – con tutta probabilità si trattava di note di comunicazioni radiofoniche che un addetto allo stato magg. Partigiano, di stanza in una camera della canonica (dove probabilmente teneva anche la radiotrasmittente) aveva abbandonato sul pavimento nella fuga generale; inoltre divise ed altri indumenti di questo partigiano furono rinvenute dai tedeschi nella soffitta dove il parroco li aveva nascosti – e questo, si pensa, determinò i tedeschi all’esecuzione sommaria del Rev.mo don Eugenio.
Fu un vecchio di Calzavitello (Clemente Lorenzelli) che appena i tedeschi se ne furono andati corse alla canonica e constatò l’accaduto; tutte le volte che me lo raccontava piangeva: appena entrato vide un lago di sangue nel piccolo corridoio che mena alla latrina, vide aperta la bottola della cantina, guardò giù e con orrore, scorse il corpo esanime di don Eugenio in fondo alla scala di legno; come è facile capire, era stato ucciso nel corridoietto e poi gettato giù.
In breve accorse sul luogo il popolo rimasto senza pastore. Accorse subito da Pontremoli (il giorno 5 agosto) l’Eccell.mo Vescovo mons. Giovanni Sismondo a suffragare l’anima dei due sacerdoti massacrati, a confortare il gregge malmenato e disperso. Di tutto si interessò l’amato pastore e tutti soccorse quanti poté nella sua carità senza confini. La salma di don Eugenio fu inumata nel cimitero in mezzo ai suoi parrocchiani defunti, ed attende tuttora una lapide commemorativa.
Il 20 gennaio 1945 Zeri ebbe la seconda ed ultima visita terribile dei tedeschi nel rastrellamento che durò cinque giorni. Due giorni prima c’era stato il rastrellamento in Albareto e i tre miei fratelli era stati catturati e poi rilasciati. Tutta Alberto con le bande dei partigiani ivi accasermate si riversarono nello Zerasco, per fortuna se ne4 andarono in tempo per non essere sorpresi qui dai tedeschi. Arrivarono ad Adelano in canonica e forse ben impressionati dal trovarmi in casa, non mi molestarono e non eseguirono neppure la perquisizione, ma, mio Dio, quanta sofferenza. Subito portarono una mitraglia sul campanile da dove spararono in tutte le direzioni quasi continuamente nei primi tre giorni.
Appena arrivati massacrarono Bornia Ettore, padre di quattro bambini, perché lo videro fuggire; altrettanto avvenne ad un padre di famiglia di Antara. Alla sera fucilarono un partigiano catturato ( certo Mistretta Carmelo).
Il giorno dopo, dopo la Santa Messa a cui non intervenne che un inserviente (era Domenica) e che in seguito potei celebrare sempre, appresi dallo schiamazzo di alcuni tedeschi nel piazzale che qualcosa di grave stava avvenendo: difatti seppi dopo che ben 14 partigiani erano stati accerchiati in mezzo alla neve alle falde del monte d’Antessio e sulla strada sopra Frandalini e uccisi tutti ( furono seppelliti nel cimitero ed in seguito trasportati ai loro paesi: i più erano di Vernazza, La Spezia).
Altre vittime della ferocia alemanna furono Guerisoli Battista di Casa Bornia e i due fratelli Filippelli di Bergugliara.
Bruciarono molte cascine, ma di case non ne bruciarono; ma i danni materiali furono molti.