LA LAVORAZIONE DELLA CANAPA A TORRANO

Il 12 aprile 1873 veniva costituita a Torrano l’Opera Parrocchiale, organo amministrativo di aiuto al parroco nella gestione economica, aveva il compito di registrare gli incassi e di saldare le spese deliberate, comprese le spettanze del parroco per le funzioni religiose celebrate nel corso dell’anno.

Tra le entrate del primo anno di attività dell’Opera Parrocchiale viene registrato l’incasso di L. 6 per la vendita di lana e canapa offerta dai parrocchiani in questua.

E’ la conferma che anche a Torrano veniva lavorata la canapa.

Nel medioevo lavorare la canapa divenne pratica diffusa nelle famiglie, tante case anche di campagna possedevano un piccolo arcolaio o un telaio con cui si tessevano lenzuola ed asciugamani; era un lavoro faticoso poiché il procedimento prevedeva: raccolta degli steli alti anche tre/quattro metri ad inizio agosto, essicazione, prima battitura per far cadere le foglie, preparazione di grossi fasci che venivano immersi nell’acqua stagnante per circa una settimana (venivano tenuti immersi con il peso di grosse pietre), i fasci venivano quindi estratti e fatti asciugare, strigliati e gramolati.

A Torrano, lungo la strada che collega le due frazioni c’è una località che ancora oggi viene identificata con il termine: CANVA.

“Canva” in dialetto emiliano significa per l’appunto canapa.

Irene che abita nel fabbricato che si trova in Canva rammenta che quando era giovane la mamma le ricordava come un tempo vi fossero presenti dei laghetti dove veniva macerata la canapa, che poi veniva lavorata per farne lenzuola ed altro. Era un tessuto rigido e duro, ma molto ambito.

L’Opera Parrocchiale già alla fine del decennio del 1870 non registra più donazioni di canapa, presumibile che tale lavorazione a Torrano sia andata scemando azzerandosi entro la fine del XIX secolo.