LA LAVORAZIONE DELLA CANAPA

La gramolatura (immagine tratta dalla pagina Facebook Visita la Lunigiana…)
La raccolta (immagine tratta dalla pagina Facebook Visita la Lunigiana…)

Questa fibra naturale rivestiva un grosso interesse per l’ottima resa; aveva la caratteristica di crescere ovunque, di aver bisogno di poche cure ed infine di essere molto resistente.

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Si seminava a maggio direttamente sul campo umido e ben concimato distribuendo il seme più o meno fitto a seconda si desiderasse ottenere una fibra lunga o robusta. In agosto veniva sradicata e legata in fasci che venivano messi a macerare in vasche ed essiccati al sole per 3-4 giorni e quindi sottoposti alle diverse lavorazioni per ricavarne il filato. Si iniziava dalla sfibratura fatta con il battitoio (un treppiede con un incavo nella parte superiore) nel quale veniva posta la mannella che veniva ripetutamente battuta a mano con aste di legno. I filacci di canapa così ottenuti venivano poi raffinati mediante la gramola che era un arnese composto da due legni uno dei quali entrava nell’altro per rompere i gambi della canapa, ma anche del lino, allo scopo di separare il tiglio dal tessuto legnoso.

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I tigli di canapa venivano poi fatti passare su dei pettini costituiti da fitti e lunghi denti. Dallo scarto di questa operazione si ricavava la stoppa che era ampiamente usata anche per la realizzazione di cordami. Una volta pettinate le fibre venivano filate con la rocca e trasformate in filo che era avvolto sui fusi. I fili venivano poi trasformati in matasse mediante un avvolgitoio rudimentale in legno chiamato aspo. Questo era formato da due supporti fissi che sorreggevano, negli appositi incavi, una crociera rotante sull’asse orizzontale azionata a mano con la manovella. Le matasse venivano poi lavate e candeggiate in appositi recipienti di terra con la cenere per diverse volte, quindi venivano fatte asciugare al sole su pertiche ramificate per uno o due giorni. A questo punto, grazie al guindolo o arcolaio, le matasse venivano trasformate in gomitoli.

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La tessitura era un’operazione complessa che richiedeva grande abilità e alla quale si dedicavano perciò solo poche famiglie. I tessitori dovevano confezionare la tela secondo la grandezza commissionata e non potevano frammischiarvi materie prime diverse da quelle loro consegnate. Al telaio il filo di canapa veniva trasformato in tessuto. Venivano tessuti teli grossolani per sacchi, telame ordinario e teli di tipo più fine per la confezione di tovaglie, di coperte di lenzuola e di indumenti in genere.

Naturalmente al telaio veniva tessuta anche la lana e spesso questa e la canapa venivano lavorate insieme per creare un tessuto detto mezzalana usato soprattutto per confezionare capi di vestiario utili per i freddi inverni.

Tratto dalla tesi di laurea di Laura BertonciniIl mondo rurale pontremolese nel XV secolo – A.A, 1995/96


La coltivazione della canapa, del dott. Sandro Santini