LA LEGGENDA DEL “FORNO DEL DIAVOLO” E I RITROVAMENTI DI MONTE BURELLO*

“Il forno del diavolo”

di Nancy Rozzi e Riccardo Ricci

Scorrendo l’articolo di Manfredo Giuliani “Gli usi funebri della Val di Magra” ho trovato, in nota, una interessante leggenda riguardante il Monte Burello, una cima di 1104 metri s.l.m. alle cui falde si stende il paese di Torrano: una giovane pastora blasfema sarebbe stata gettata da uno strapiombo dal Diavolo, trasformandosi in montone, e il suo corpo deposto a pezzi in tazze scavate nella roccia, sarebbe poi stato cotto in una nicchia chiamata da allora “il forno del Diavolo”. Il Maligno avrebbe lasciato nei massi vicini i fori prodotti dalle sue cornate e il luogo sarebbe stato più tardi esorcizzato apponendovi una croce.

Il sospetto che la leggenda fosse una “lettura” popolare di segni petroglifi di cui si era ormai persa la vera funzione mi ha spinta, insieme ai colleghi del Centro Ricerche Etnografiche e Storiche ad una ricognizione sul monte.

Sulla cima più bassa delle due con cui termina il Burello abbiamo trovato uno sperone di roccia diviso in due gradini; a metà di quello inferiore che si protende per uan ventina di metri in direzione S-N, un masso di forma grosso modo cubica (lati di mt 2,40 – 2,40 – 1,65 – 2,45 ed altezza 1,65 circa) è sollevato di una quarantina di centimetri dal suolo per mezzo di due massi più piccoli. Ai piedi di questa struttura, a N-O, sono scavate sul banco di roccia levigata che forma parte del piano di appoggio del masso due coppelle rotonde (una di 6 cm. di diametro e 2,5 di profondità), una coppella quadrata (lati di cm. 13 – 16 – 15 – 13,5) ed una croce (braccia di 11 e 13 cm). Questi elementi sono raggruppati a quadrato e a brevissima distanza tra di loro.

Altre tre coppelle, verticali, si trovano su di un masso che si eleva a 15 – 20 mt Nord dallo sperone roccioso; due sono emisferiche, accoppiate, una, ellittica, è bordata e presenta al centro un incavo profondo 4 cm, largo 2 e alto 0,5.

Poco lontano un altro affioramento roccioso, a cui sono state affiancate grosse lastre di pietra, presenta sulla sommità un pilastro di arenaria che sostiene un recente bassorilievo marmoreo rappresentante tre cherubini sormontati dallo S. Spirito, la didascalia del dedicante ne spiega la funzione ” Ut spiritus Domini renovet faciem terrae”: segno coppelliforme (naturale?) sullo spigolo sinistro del masso.

Elemento importante è quello forse identificabile con il “forno del Diavolo” della leggenda: sotto lo sperone di roccia che sostiene il masso rialzato è stata trovata una nicchia larga mt 1,30, alta 45 cm. che al lato sinistro dell’interno presenta una coppella a fondo conico mentre sul piano orizzontale del “forno” , a destra, è contrapposto il graffito di una croce di cm. 13 per 10.

Nancy Rozzi e Riccardo Ricci, “Annali del Museo Civico U. Formentini della Spezia”, 1979-1980.

Sopra e a dx, particolari del complesso litico di Monte Burello