
Il paese è in collina, ben esposto, adatto ad essere “terra vineata” (da qui il nome) e coronato da un ventaglio di monti con sentieri di attraversamento, che è plausibile siano stati frequentati già in età preromana. E’ documentata una via che saliva da Valdena, superava il passo del Borgallo, dove era l’ospedale si S. Bartolomeo, scendeva nella valle del Verde e dal Bagno saliva alla pieve di Vignola.
Pieve è il termine latino con significato di “popolo” e indica una chiesa dove, a partire dal V secolo, si fanno i battesimi, a cui converge tanto popolo ed ha alle dipendenze cappelle e parrocchie. La pieve di Vignola è, insieme a quella di Urceola o Saliceto, di antica documentazione. La prima volta viene citata nel 998 a proposito della rinuncia che il marchese Oberto fece di Vignola e delle altre chiese battesimali della diocesi in favore del vescovo di Luni. In seguito viene citata in una bolla di papa Eugenio III del 1148. Gregorio VII nel 1186 conferma al vescovo di Luni anche la “plebs” di Vignola. Innocenzo III nel 1202 dispone che intorno alla pieve di Vignola fossero sepolti anche i morti dei paesi ad essa dipendenti, che erano le cappelle di San Lorenzo di Navola, S. Felicita di Succisa, Grondola, Baselica di Pontolo, Baselica di Guinadi, l’ospedale del Borgallo, S. Giorgio di Cervara, Braia, Bratto, Valdena, Montemasio. Nelle decime di Bonifacio VIII, alla fine del XIII secolo, è registrato che “Vignola paga 18 soldi e mezzo pisani”. Negli Statuti di Sarzana si stimano i beni di Vignola: le terre “rendono tre libbre per iugero”. Ancora negli estimi di Sarzana del 1470 Vignola è detta pieve, passò poi alla denominazione attuale di arcipretura.
I documenti dell’archivio parrocchiale partono dal 1601. Nel 1630 fu istituita la Confraternita della Trinità poi detta Compagnia del SS, Sacramento. Due le masserie (Crocifisso e Anime) e nel 1850 fu eretta l’Opera Parrocchiale con amministrazione delle masserie. I morti erano sepolti intorno alla chiesa, dal 1810 iniziò la sepoltura nel campo dietro il coro della chiesa: lo dispose il vescovo Gerolamo Pavesi “a tenore delle veglianti leggi francesi”. L’attuale cimitero fuori paese fu costruito a spese del Comune del 1893.
Da Vignola dipendeva l’oratorio di Bassone fino al 1894 e tuttora vi dipende l’oratorio di Casa Corvi “B.V. delle Grazie”, costruito nel 1727 e ora sostituito con la nuova chiesa.
Vignola ha dato molti sacerdoti, tra cui Luigi Corradini, che fu professore di filosofia all’Università di Pisa, molti stimato dal Granduca Leopoldo II di Toscana che lo nominò istitutore dei suoi figli; Paolo Arzeni, ingegnere e professore di matematica, vi abitò vario tempo a Vignola e vi morì nel 1897. I parroci dell’ultimo secolo sono Angelo Novelli, Raimondi Argenti, Pietro Piagneri e ora Pietro Pratolongo. Originari di Vignola sono stati i sacerdoti Luigi Mori, Primo Ribolla, Costante Petriccoli, Pio Pizzanelli. In piena attività sono oggi i vignolesi Fortunato Cavellini e Severino Pizzanelli.
La parrocchia è intitolata a S. Pancrazio, la festa si celebra il 12 maggio. Le altre feste più significative sono la S. Croce il 3 maggio, e la Madonna del Carmine la seconda domenica di agosto. La parrocchia di Vignola onora ancora l’antico voto della processione fino a Pontremoli, con offerta di cera all’altare di S. Orsola nella chiesa di S: Francesco e in Duomo, nella mattina del 24 giugno, festa di San Giovanni Battista. Non ci sono documenti sull’origine del voto. La tradizione paesana dice che nel 1834 il paese fu risparmiato da una furiosa grandinata e fu fatto voto della processione per ringraziare la Madonna del Popolo. Il 1834 fu un anno terribile per un fortissimo terremoto che danneggiò anche la chiesa e la canonica di Vignola.
La chiesa ha pianta longitudinale, lesene in arenaria in arenaria lavorata dividono verticalmente la facciata in tre parti. L’interno è a tre navate. Non ci sono arredi di valore artistico particolare, alle pareti quadri che nel Rendiconto sono dichiarati donati tra il 1850 e il 1860. Le cose più pregevoli sono i due altari laterali, a sinistra dell’altare Maggiore quello dedicato alla Madonna del Carmine con l’intera parte in legno dorato e intagliato, donato nel 1715 da Maria Damiani; a destra quello della S. Croce con un grande Crocifisso forse databile tra i secoli XVII e XVIII: dal 1700 esiste infatti la masseria del Crocifisso.
Di recente sono stati ritrovati resti di un’ abside laterale orientata ad Est, i quali, insieme alla “basi di colonna di grande diametro in pietre d’arenaria congiunte e lavoratea scalpello” nella cantina della canonica, possono legittimare una datazione al periodo protoromanico.
Una particolarità di interesse etnografico sono i “Pipìn” di Vignola. Si dice che sarebbero idoli pagani bruciati quando la gente si convertì al cristianesimo, ma non c’è nessun dato certo sulla loro origine e funzione. Sono statuette in legno, raffigurano bambini in culla, regine, pastori e donne che recano prodotti della terra, braccia e gambe umane. Purtroppo molti sono stati trafugati, specialmente quelli di maggior pregio; i superstiti sono abbastanza recenti, alti circa 10 cm. Per la feste di S. Croce del 3 maggio vengono esposti in chiesa e tutti, specie i bambini, li tengono con se durante le funzioni.
Un’altra tradizione significativa è il “falò” sul sagrato della chiesa, bruciato la sera del 2 maggio: sarebbe un ricordo della conversione e della bruciatura degli idoli pagani.
Vignola è stato un paese molto popolato in passato, nel 1939 il parroco don Raimondo Argenti annotava 686 abitanti, ora sono meno di cento, in conformità al decremento demografico di tutta la Lunigiana
Maria Luisa Simoncelli, il Corriere Apuano