LA PIEVE DI VIGNOLA E LA VIA DEGLI ABATI, LUOGHI DI TRANSITO E DI PELLEGRINAGGIO

Giovedì 9 luglio (2009) sul piazzale di quella che è stata l’antica pieve di Vignola, Caterina Rapetti ha intrattenuto un pubblico, attento e partecipe, sul tema “La pieve di Vignola e la via degli Abati”. La conferenza fa parte del progetto “Serate Lunigianesi 2009” curato dall’Istituto Valorizzazione Castelli. Erano presenti la referente del progetto, il presidente della Comunità Montana della Lunigiana, Paolo Bissoli.

La pieve di Vignola, ricordata in una bolla pontificia del 1148, risale certamente ad una epoca precedente in quanto luogo battesimale, centro da cui si è irradiata la Cristianizzazione del territorio che da essa dipendeva. Manfredo Giuliani parla di IV – V sec. Dopo Cristo e la mette in relazione con un sistema viario centrato attorno al valico del Borgallo. Nel suo saggio del 1954 “La via del Borgallo, il pagus vignolensis e il castrum Grundulae”, lo studioso traccia un profilo storico del percorso e del territorio. La valle, attraversata dal fiume Magra e dai suoi affluenti è stata, fin dall’antichità, luogo di transito tra la pianura Padana e il mare. Qui confluivano molti degli importanti itinerari di comunicazione tra il Nord e Centro Italia. Qui il crinale dell’Appennino si apre con i tre significativi valichi del Faggio Crociato, Bratello e Borgallo. Quest’ultimo è quello più diretto. La strada vi arriva, dopo aver attraversato la valle del Tarodine, Valdena, San Lorenzo, la sponda destra del torrente Verde e di lì, Vignola sino a Pontremoli. L’antica via è attestata in epoca trecentesca negli Statuti del Comune di Pontremoli per affermare che il compito di mantenimento era appunto a carico degli uomini della valle. “Via degli Abati” ma anche via dei Monasteri come ha ricordato il prof. Cardini nella dotta esposizione del 4 luglio a Pontremoli.  Antico itinerario, quello più occidentale, già vi si transitava in epoca romana, nella direttrice Piacenza – Lucca, sulla quale si trovava il sito di Velleia. Sul percorso si aprivano i famosi Monasteri di Bobbio, Tolla, Garavago per cui la denominazione viene di conseguenza. Il percorso fu certamente precedente la via Francigena, consacrata dal “pellegrino” Sigerico di Canterbury. La fortuna dei due itinerari si gioca sui rapporti fra Parma e Piacenza, soprattutto sui loro conflitti. Quando prevale Piacenza, la strada Romea oltrepassa l’Appennino al Bratelloo al Borgallo. Questo per circa settant’anni  dopodiché, un trattato del 1271, steso fra Parma e Pontremoli riporta la strada al monte Bardone. Fra le numerose testimonianze di transito è attestato che nel 1001 passarono lungo la via degli Abati le reliquie di Santa Giustina. Da Roma venivano treaslate a Piacenza e fecero sosta nella pieve di Varsi sulla direttrice Borgo Val di Taro – Bobbio.  Monasteri e ospedali nascevano per accogliere i viandanti. Un luogo di sosta doveva trovarsi anche a Guinadi, allora un villaggio ma che attesta ancora in un toponimo dell’abitato il termine “ospedale”. Vignola era la pieve che con Urceola-Saliceto aveva l’amministrazione del territorio pontremolese. Da Vignola dipendevano molte terre come scrivono le decime bonifaciane del 1296: alta valle del Verde, Cervara, Bratto, Braia, Mulpe (così era identificato con un toponimo collettivo il territorio di Guinadi), Grondola, Succisa. E poi oltre il crinale, Baselica e Valdena fino al confine con la diocesi di Parma e Piacenza. Oggi di questo glorioso passato resta una chiesa dedicata ai Santi Pancrazio, Nereo e Achilleo, che presenta segni ben precisi della sua antica storia. L’impianto basilicale è a tre navate, il basamento in bozze di arenaria, visibile nei fondi attuali “parla” di presumibile XII sec. Come data di costruzione. Nel tempo l’abside centrale fu modificata per fare spazio al “coro” attuale, mentre l’abside di sinistra è visibile sempre nei “fondi” dai quali aspetta di “risorgere”.

Anche il campanile rivela, nella sua parte interna, la muratura originaria così come l’antico fonte battesimale in arenaria, memoria dell’originaria funzione della Pieve. Molto interessanti sono gli arredi attuali della chiesa. Nel coro è presente una stampa “monumentale (cm 62 x 459), rara riproduzione seicentesca di una nota xilografia di Tiziano “Il Trionfo di Cristo”. Incisa a bulino e proveniente dalla Francia, come indicano le numerose iscrizioni, forse fu frutto di qualche donazione e certamente è da collegare con il culto della Croce. In una teca dentro la chiesa si conservano “i pipin”, magiche raffigurazioni di bambini, forse riconducibili alla consuetudine di ex-voto e certamente molto antichi. I loro colori, il legno, la forma sprigionano un fascino magico, suscitando ipotesi lontane e suggestive. Ma non basta. Sulla storia dei “pipin” molto si dice, ma molto di più andrebbe indagato. La relazione della prof. Caterina Rapetti è stata ampia, equilibrata e, come è nel suo stile, aperta al confronto ed alla ricerca. La storia dei nostri “siti”, leggibile spesso a fatica sotto strutture modificate ha fortemente bisogno di essere approfondita e studiata. Occorre, e la chiesa di Vignola è un significativo esempio, aprire, sondare, portare alla luce…..Qui più che altrove sono le radici cristiane delle nostre comunità civili. Qui i nostri antenati hanno rigettato gli “idoli” e si sono fatti battezzare. Farne memoria, specie alle giovani generazioni, vuol dire  ricordare chi sono stati i nostri avi e quali scelte hanno fatto. Oggi che anche le nostre comunità sembrano tornare ad antichi, ma ben più pericolosi idoli.

Elena Tozzi, il Corriere Apuano, 25.7.2009