
Quando c’era un malato si portava all’ospedale con la portantina. Era una lettiga di legno con una coperta sopra; dopo c’hanno messo un soffietto per riparo.
Si prendeva in quattro e si andava in otto per il cambio. Ci si metteva sulle due ore (erano una quindicina di chilometri) senza mai calarla fino all’ospedale. Si faceva volontario, il compenso era una colazione a bottega. A tornare indietro ci si fermava a Casa Corvi all’osteria e dopo aver speso quelli del padrone si spendevano quelli degli operai.
Per scendere ci si metteva sulle due ore, per tornare indietro anche tre giorni. Ci si fermava all’osteria a giocare e bere; si mangiava pane, mortadella, formaggio, magari si faceva una pastasciutta.
Quando hanno portato giù la Nilina sono stati (io non c’ero) due giorni a Casa Corvi poi son venuti su fino al bivio di Pra del Prete, hanno nascosto la portantina in un castagno sbusà e son tornati a Casa Corvi all’osteria.
Tratto da Vecchi a Cervara di Francesco Tonucci