L’Ordine era sorto per assistere e curare i tanti pellegrini e i mercanti. Ma anche di mantenere le strade, costruire ponti e, come a Pontremoli, di coltivare terre
L’affresco “Madonna che allatta il Bambino” nella chiesa di S. Giacomo d’Altopascio richiama l’opera di quell’ordine cavalleresco.


“Puntremel” è la XXXI “mansio” o tappa dell’Itinerario di Sigerico sulla via poi detta Francigena da Roma a Canterbury, vi erano sorti certamente ospitali anche prima del sec. X. Il più antico ordine religioso cavalleresco in Europa fu molto probabilmente quello dei Cavalieri del Tau o di San Giacomo d’Altopascio, si ritiene nato nel 1050, attestato nella città omonima toscana nel 1084 e presente anche a Pontremoli e Filattiera con una sede locale o magione, si ritiene attivo già a inizio sec. XI.
L’Ordine era sorto per assistere e curare i tanti pellegrini alla ricerca intima della fede o del perdono e i mercanti, ma si era dato anche il compito della manutenzione delle precarie strade medioevali, costruire ponti – e Pontremoli ne aveva specifica esigenza -, coltivare terre. Ai piedi di tre valichi appenninici (Cisa, Cirone, Bratello) sorse l’ospitale con una primitiva chiesa ora non più leggibile perché ripristinata in forme molto diverse nel Seicento.
L’Ordine ha due denominazioni: Cavalieri del Tau e di San Giacomo d’Altopascio. Il simbolo del tau, lettera greca τ, evoca la caratteristica forma del bordone dei pellegrini, ma anche richiama la croce detta appunto taumata, gli strumenti da lavoro martello e punteruolo e perfino la stampella di sostegno dei pellegrini. Il tau però era simbolo usato anche dagli Agostiniani, dai Francescani e dai Templari. È la lettera conclusiva dell’alfabeto ebraico, ha significato antico di perfezione e purezza, di salvezza: nella Bibbia Libro di Ezechiele (9,4) sta scritto: ”Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme e segna un tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono per tutti gli abomini che vi si compiono”. Solo i segnati col tau furono risparmiati dall’ira di Dio.
La denominazione di Cavalieri di Altopascio viene dall’importanza dell’ospitale di quella città, che raggiunse il massimo splendore nel sec. XIII, aveva una Regola con disposizioni sull’alloggio a seconda del censo, della malattia, delle esigenze personali. Precisava norme sul nutrimento e sulle cure con medici e chirurghi laici ( la chirurgia era vietata ai religiosi), il personale doveva essere ben preparato, in grado di esaminare urine, fare interventi ortopedici, sapere di medicina interna e preparare medicine, specie sciroppi e unguenti. Le malattie più diffuse erano tifo, colera, vaiolo.
C’erano pure le sorore, donne con funzione di infermiere. Ad Altopascio ancora oggi il 25 luglio per la festa di San Giacomo suona la “smarrita”, la campana di orientamento per i pellegrini.
L’Ordine cavalleresco, che si era diffuso in molti Paesi d’Europa, nel Trecento comincia a dare i primi segni di decadenza in connessione con lo scadere della frequentazione della via Francigena e per essere Altopascio a centro di lotte tra Pisa, Lucca e Firenze. Nel 1587, con bolla di papa Sisto V, su richiesta del Granduca di Toscana, confluì nell’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano, che ne assorbì i beni accumulati con le donazioni di fedeli.
In anni molto recenti (2008) è stata fondata la “Storica Compagnia degli insigniti Cavalieri del Tau o di S. Jacopo d’Altopascio”, riconosciuta dal Vescovo di S. Miniato, mons. Fausto Tardelli. Presente sul territorio con le sue “magioni”, ha come compito principale di “adoperarsi per l’accoglienza dei pellegrini che percorrono la Via Francigena” e dare assistenza ai poveri. La “magione”, di Pontremoli è stata inaugurata il 25 aprile con Messa officiata dal Vescovo diocesano, mons. Giovanni Santucci; dà aiuto alimentare mensile a diverse persone bisognose, italiane e non.
Maria Luisa Simoncelli, Il Corriere Apuano, 26.1.2018