Tutto ebbe inizio nel 1915 a Ceretoli dove fu proprio Madre Cabrini a volere l’apertura di una casa in una ex dimora della famiglia Mazzetti. Vi nacque una scuola per i bambini e un laboratorio di ricamo per ragazze
La visita di Papa Leone XIV nei luoghi di Santa Francesca Saverio Cabrini riporta alla luce una pagina della storia di Lunigiana: la presenza delle Suore Missionarie del Sacro Cuore di Gesù. Tutto ebbe inizio nel 1915 a Ceretoli, borgo del comune di Pontremoli, dove fu proprio Madre Cabrini a volere l’apertura di una casa in un ex dimora della famiglia Mazzetti.
Era questa una delle più antiche e numerose famiglie del paese e il loro cognome, seppur non più presente, è ancora radicato in vari discendenti e nella comunità locale. Da essa proveniva suor Serafina Mazzetti, figura decisiva per l’arrivo delle Cabrini in Lunigiana. Entrando nell’ordine suor Serafina portò in dote la casa paterna di Ceretoli, quella che segnerà appunto il primo nucleo cabriniano nel territorio. Quest’esperienza portò all’apertura di una scuola per i bambini e un laboratorio di ricamo per ragazze, segno concreto dell’attenzione che caratterizzava l’opera della santa.
La presenza di quest’ordine femminile si inseriva in un territorio che aveva già una tradizione educativa per le giovani. A Pontremoli infatti, nel rione di San Pietro, sorgeva il conservatorio di San Giacomo d’Altopascio, nato grazie alla figura di Matilde di Canossa, e che aveva rappresentato un luogo di formazione ma anche di assistenza per i pellegrini della via Francigena.
Quando le Cabrini scesero a Pontremoli – su richiesta del vescovo Angelo Fiorini e per far fronte alla crisi scolastica degli anni precedenti – sentirono l’esigenza di dare continuità alla formazione femminile. Fu così che nel palazzo dei conti Venturini, accanto la chiesa di San Nicolò, nacque un convitto che raccolse l’eredità di una lunga storia educativa.
Le suore non si limitarono all’assistenza ma costruirono un vero percorso formativo: scuole elementari e medie, corsi magistrali, ginnasio e laboratori femminili. La crescita dell’opera delle Cabrini portò alla realizzazione di un nuovo complesso in Verdeno, che fu inaugurato nel 1939 e dedicato proprio a Santa Francesca Saverio. Accanto a Pontremoli le Cabrini operarono anche nell’asilo di Bagnone e a Sassalbo di Fivizzano.

La guerra interruppe questa crescita colpendo soprattutto il complesso di Verdeno, che rimase duramente danneggiato. Nel dopoguerra la ricostruzione fu lenta ma la scuola riprese vita e per quasi mezzo secolo continuò a formare giovani del territorio. La memoria di Madre Cabrini resta inoltre profondamente legata a Codogno, in provincia di Lodi, al confine tra il piacentino e il cremonese. Da qui, insieme a suor Serafina Mazzetti, partirono per Ceretoli quelle prime suore che sancirono l’inizio della presenza delle Cabrini in Lunigiana.
E sempre da Codogno, dov’è custodito nella chiesa del Tabor, partirà “il cuore” di santa Cabrini per raggiungere Sant’Angelo Lodigiano, suo paese natale, ed essere venerato dal Papa.
Sarà questo un simbolo del legame tra la figura della santa e la memoria della sua opera nel mondo ma soprattutto di come quei “piccoli” del Vangelo siano in realtà coloro che compiono “cose grandi”. Una storia che per Pontremoli ha delineato uno stile di educazione e promozione sociale. Una storia che ancora oggi merita di essere raccontata.
Fabio Venturini, La presenza a Pontremoli delle Suore Missionarie del Sacro Cuore, pubblicato in il Corriere Apuano del 20.6.2026
Leone XIV sarà a Sant’Angelo Lodigiano, la città dove la futura santa nacque il 15 luglio 1850.
Era morta nel 1917 a Chicago, la città natale del Santo Padre. Il 7 luglio saranno ottant’anni da quando fu proclamata santa da Papa Pio XII

Sabato 20 giugno Papa Leone XIV si recherà a Pavia e Sant’Angelo Lodigiano. A Pavia il Pontefice renderà omaggio a Sant’Agostino, padre dell’ordine cui appartiene, alla cui spiritualità si collega anche una traccia storica presente a Pontremoli (presso il santuario della SS. Annunziata) e a Fivizzano, nei cui luoghi sorgevano conventi agostiniani.
A Sant’Angelo Lodigiano invece il pellegrinaggio del Pontefice si intreccerà con la figura di Santa Francesca Saverio Cabrini (1850-1917), la santa degli emigranti, morta a Chicago, la città dove il Papa è nato. Questa visita assume un significato particolare perché il 7 luglio saranno ottant’anni da quando la Cabrini fu proclamata santa da Pio XII. Prima cittadina statunitense a divenire santa, la religiosa offre una delle figure più significative della storia degli emigrati italiani nel mondo.
Anche la biografia di Leone XIV (come quella di papa Francesco) richiama la storia delle migrazioni verso le Americhe: come accadde per milioni di famiglie anche le sue radici sembrano intrecciarsi con quel vasto movimento umano che cambiò il volto dell’Italia e del continente americano. È un legame che assume quasi il valore di un simbolo: da una parte una donna italiana partita con poche risorse ma con una fede immensa per soccorrere i connazionali emigrati oltreoceano, dall’altra un Papa nato in quella terra raggiunta da milioni di italiani in cerca di “pane”, dignità e futuro.
Una vicenda di tanti uomini e donne che, tra fine ottocento e i primi decenni del novecento, abbandonarono i nostri paesi inseguendo lavoro e speranza. In molte famiglie di Lunigiana resta il ricordo di un nonno partito per “la Merica”, uno zio mai tornato, una foto sbiadita di parenti lontani. Molti di loro, salpati dal porto di Genova, dopo settimane di viaggio in mare raggiungevano Ellis Island, l’isola davanti a New York, dove si decideva sui loro destini. Uno sguardo medico, un nome storpiato, la consapevolezza che l’Italia probabilmente sarebbe rimasta un ricordo. Quest’esperienza è rimasta anche nella musica popolare.
La canzone “Mamma mia dammi 100 lire” racconta la partenza e il distacco, quella genovese “Ma se ghe penso” narra invece il ricordo della nostalgia della propria terra. Una nostalgia che anche tanti lunigianesi conobbero bene. Santa Cabrini comprese prima di molti altri il dramma umano dell’emigrazione.
Nei quartieri italiani di New York e Chicago (ma anche Buenos Aires o Montevideo) la santa aprì scuole, orfanotrofi, ospedali e case d’accoglienza. Un gesto che univa la terra italiana all’America degli emigranti. E di questa memoria, come molte altre, si fa ricordo ogni anno anche al Passo del Brattello, sul confine tra Toscana e Val Taro, dove sorge una cappella dedicata a Santa Francesca Saverio Cabrini, voluta intorno agli anni ‘90 dal compianto canonico Tonino Cocchi.
Una memoria che condurrà anche il pellegrinaggio di Leone XIV, dove si incontreranno l’Italia dei santi e l’America degli emigranti. E tra questi due mondi, ancora una volta, ci siamo anche noi.
Fabio Venturini, Papa Leone XIV nei luoghi di Francesca Cabrini, la santa degli emigranti, pubblicato in Il Corriere Apuano, 20.6.2026



