LA TERRA

Nel I° secolo a.c. Diodoro Siculo definiva “sterile e sassosa” la nostra terra, la terra in cui vivevano i Liguri-Apuani “che trascorrono un’esistenza faticosa e infelice per gli sforzi e le vessazioni sostenute nel lavoro. A causa del continuo lavoro e della scarsezza del cibo si mantengono forti e vigorosi nel fisico. In queste fatiche hanno donne come aiuto, abituate a lavorare come gli uomini sono forti e vigorose come gli uomini e questi come bestie”.

La concimazione – Foto tratta dalla pagina Facebook Noi Siamo Agricoltura

Col passare dei secoli la situazione non è affatto migliorata, la terra è rimasta quella di sempre, poco produttiva, avara di soddisfazioni. La conformazione della zona non ha aiutato, con i pendii ad ostacolare la creazione di piane di grandezza tale da consentire la lavorazione con i buoi. I contadini, per recuperare più spazio da destinare alle colture, erano costretti a trasformare le pendici dei monti e delle colline in terrazzamenti digradanti, con lunghi e faticosi lavori di disboscamento, scasso , costruzione di muretti a secco di contenimento della terra e di scolo delle acque.

Foto di Giorgio Borali

Questo ha fatto sì che la stragrande maggioranza dei terreni siano stati lavorati dai contadini quasi sempre a mano, con la vanga. Lavoro lento, faticoso, dispendioso. E’ uno dei motivi per cui sino al XX secolo inoltrato le famiglie erano numerose, servivano tante braccia.

Era dunque un lavoro molto gravoso, che richiedeva l’impiego dei muscoli delle braccia e delle gambe e sollecitava nello sforzo anche la schiena; nel periodo di lavorazione della terra era richiesto l’intervento di tutta la famiglia e spesso anche dei parenti e amici in uno scambio di favori reciproci.

Foto di Giorgio Borali

Dovevano essere preparati i terreni per la semina delle patate, del grano e del granoturco ed inoltre dovevano essere preparati anche gli orti nei quali seminare le verdure, i piselli, i pomodori,  i cavoli, i ceci e i fagioli.

Il fatto di essere in tanti a lavorare contemporaneamente consentiva di alleviare la fatica con chiacchiere e pettegolezzi, e non era inconsueto che si levassero nenie e canti.

Nelle poche terre di montagna in cui le culture promiscue ( filari di viti e alberi da frutto) e l’ ampiezza consentivano ai buoi o alle mucche di manovrare, il terreno veniva smosso con un aratro di legno che aveva il vomere rinforzato con una sagoma di ferro.

Foto tratta dalla pagina Facebook Noi siamo Agricoltura
Foto tratta dalla pagina Facebook Noi siamo Agricoltura

L’immagine di introduzione alla pagina è tratta dalla pagina Facebook: Noi siamo Agricoltura