
Dai 1600m dello spartiacque appenninico la valle del torrente Gordana parte subito ripida. Coperta da estese faggete scende dapprima scolpita da alcune linee di faglia, quindi rallenta assecondando articolati, e talvolta imponenti, movimenti franosi, per interrompersi infine, bruscamente. All’altezza del borgo di Noce, avamposto sulle Gole omonime, i versanti si chiudono asserragliando il torrente con bastioni rocciosi mentre i pendii sovrastanti, ammantati di foresta, sembrano faticare a stare su. Il torrente diviene fresco e ombroso, richiamando spesso nebbie orografiche che si avviluppano o giacciono immobili tra i vicini fianchi della valle. L’acqua grida dal fondo delle gole sin quando raggiunge il borgo abbandonato di Giaredo, alcuni chilometri prima di congiungersi al fiume Magra, dove ritrova la luce e le pareti rocciose si smussano lasciando spazio ai depositi alluvionali.
In questo tratto la morfologia della valle ha protetto l’ambiente naturale dalle profonde modifiche che hanno interessato il territorio circostante, preservandone un buon grado di naturalità. La quasi assenza di centri abitati per diversi chilometri e la tarda ultimazione, avvenuta nel secondo dopoguerra, della viabilità carrabile che risale la valle, testimoniano l’inaccessibilità del luogo. Pur con grandi difficoltà la mano operosa dell’uomo ha comunque raggiunto questi scoscesi versanti, lasciando segni della vita campestre. I casoni e gli essiccatoi in pietra presso i castagneti oggi abbandonati, i muretti a secco che emergono, muschiosi, dal sottobosco, i rari filari di aceri potati a tutore vivo per la vite e persino alcune solitarie aie carbonili, sono tracce armoniose che possono incontrarsi seguendo gli angusti stradelli che tagliano i pendii. Tracce in parte diverse da quelle industriali, seppur oggi quasi storiche, che ritroviamo al fondo della forra e che sbarrano lo scorrimento dell’acqua in una modesta diga.
L’acqua ha modellato la valle (e allo stesso modo modella tutte le valli, scolpendo incessantemente la crosta terrestre) scorrendovi in superficie e agendo come sottrattore di elementi, in altre parole erodendo il materiale che la ostacolava. E lo ha fatto egregiamente, con un risultato artistico eccezionale, che non sarebbe però stato raggiunto se le falde rocciose si fossero posizionate diversamente e se avessero avuto un’altra natura minerale. Invece sono scivolate le une sulle altre per milioni di anni e centinaia di chilometri, si sono accavallate e piegate, per portarsi nella giusta posizione affinché l’acqua potesse compiere la sua opera. Così il torrente Gordana quando entra nel suo tratto medio, abbandona le coperture geologiche liguri, i paesi abitati, i campi e i pascoli, per addentrarsi in un contesto geologico più propriamente toscano e arrivandovi al cuore, portando a giorno alcune delle formazioni più antiche della regione, in un ambiente naturale selvaggio.

I geologi hanno interpretato questo tratto di valle come una finestra tettonica, ossia un’apertura erosiva delle coltri superficiali che pone in mostra i sedimenti più profondi, di tutt’altra origine. I versanti della valle si costituiscono infatti delle ben note arenarie, rocce sabbiose e recenti, unità fondamentali di edifici e ponti, oltre che materia prima delle antiche statue stele lunigianesi. Scendendo però all’alveo del torrente ecco che si viene catapultati in un tempio geologico, finemente decorato e colorato. Qui affiora il basamento mesozoico, dove l’elegante stratificazione di rocce calcaree e silicee ci racconta la storia di milioni di anni di sedimentazione in mare aperto. Una storia di ripetuti apporti di sabbie e fanghi dai continenti, ma anche di vita acquatica, con moltissimi microrganismi planctonici che, precipitando sul fondo del mare, hanno dato origine a queste rocce. Al di sopra di questa variegata moltitudine litologica prospera la vita che popola la valle. Ampie foreste di tigli, carpini, ontani e frassini vi si stendono incessanti, piccoli boschi misti di faggio e mirtillo nero si nascondono nei recessi più freschi e umidi, ardite macchie di leccio si evidenziano d’inverno sulle rupi esposte a Sud. Anche la fauna selvatica trova difficoltà a frequentare ambienti dalla morfologia aspra, ma l’elevata produttività delle foreste attrae caprioli e cinghiali, tassi e volpi e una numerosa avifauna.
Infine di nuovo l’acqua. In quell’incessante scorrere e asportare, movimentare masse e spazi, si apre varchi nella terra e funge da nastro connettore sul mondo emerso. L’acqua è il principio di tutte le cose ci ha informato un filosofo greco, seppur ce ne sia una disponibilità limitata, specialmente in tempo di cambiamento del clima. Elemento fondamentale alla vita conosciuta, già nell’Antichità ne era chiaro il fondamentale ruolo, tanto che certe forme viventi che oggi chiamiamo anfibie, ossia dalla doppia vita, acquatica e terrestre, si pensava vi nascessero per generazione spontanea. Proprio la presenza di un curioso anfibio ha attirato l’attenzione di biologi e naturalisti: nella valle del Gordana trova dimora infatti una salamandra scura, dai movimenti lenti e dalla lingua estroflettibile come quella di un camaleonte: è un geotritone, il geotritone di Strinati. Un anfibio speciale, visto che esso non torna più all’acqua per riprodursi ma lo fa ormai in ambiente subaereo, oltre a non possedere polmoni e respirare esclusivamente attraverso la cute umida. Come se non bastasse anch’esso ci racconta una storia di lunghissima durata, testimoniando biologicamente l’antica unione delle masse continentali attraverso la sua biogeografia. Nell’ormai lontano 1992, alle prese con nuove politiche europee di conservazione della biodiversità, alcuni ricercatori proposero di rendere questa valle un’area protetta, con il definitivo riconoscimento dell’UE, nel 2016, in Zona Speciale di Conservazione. Una protezione della natura che dovrebbe ancora estendersi geograficamente, ma soprattutto permeare nel futuro la cultura dell’uomo, passando attraverso la comprensione della funzionalità degli ecosistemi, una funzionalità delicata che garantisce un continuo rinnovarsi di equilibri ecologici e, di conseguenza, un’elevata qualità della vita di ognuno.
Alex Borrini, La valle del torrente Gordana: un laboratorio di storia naturale, tratto da Almanacco Pontremolese 2021, edito e curato da Centro Lunigianese di Studi Giuridici