
In inverno, nelle giornate meno fredde, si potavano le viti tagliando i rami che avevano già fruttificato, legando quelli nuovi ai tralicci o ai fili e si sostituivano i pali deteriorati. I residui della potatura ( “al sarmente”) venivano legate in fascine, che, una volta seccate, venivano utilizzate per scaldare i testi e cuocere i cibi nei testi.



Per legare le viti ai supporti (pali, tutori o fili) si utilizzavano rametti di salice. Per questa necessità i contadini ne crescevano alcune piante nelle zone umide della proprietà. Per avere sempre a disposizione la forbice si legavano in vita un contenitore. Quello riportato in fotografia è stato ottenuto con lo svuotamento di un piccolo pezzo di tronco di castagno, lasciando più alta una delle quattro parti, nella quale veniva praticato un foro per consentire l’aggancio alla cinghia.

La macchina per irrorare il verderame è composta da un serbatoio, una canna ed un sistema a pompa che veniva azionato a mano, tramite una leva posta su un lato della macchina stessa. Il verderame veniva tritato utilizzando un sasso rotondo e poi messo in un sacchetto di iuta e poi immerso in una botte piena d’acqua nelle immediate vicinanze delle vigne da irrorare. Si metteva il sacchetto nell’acqua appeso ad un bastone messo di traverso sul bordo della botte; occorrevano diverse ore perché il verderame fosse completamente sciolto. Il contadino riempiva la macchina e, aiutato da un familiare, la issava e se la legava sulle spalle mediante due cinghie ed iniziava ad irrorare partendo dalle viti più lontane. L’aiutante riempiva due secchi e seguiva l’irroratore. Quando questi aveva svuotato la macchina, se la toglieva dalle spalle e la riempiva; così sino a quando tutte le piante erano state adeguatamente trattate.



Per combattere funghi e parassiti era necessario cospargere le viti anche con lo zolfo, intervallandolo con il verderame. Questa era una macchina da portare a spalla, dotata di cannello e pompa da azionare con la leva posta su un lato, si passava tra i filari delle vigne spruzzando zolfo sulle foglie. Non si doveva spargere lo zolfo nelle giornate ventose per non esserne investiti.

