La cucina dei nostri nonni era un locale insalubre, pieno di fumo, per nulla accogliente e che nel corso dei secoli precedenti non aveva subito miglioramenti apprezzabili. Quasi sempre coincideva con il gradile, locale nel quale venivano essiccate le castagne e si trovava al piano terra dell’abitazione.
Il fuoco veniva acceso per terra, al centro del locale, sui lastroni di arenaria ed era costituito da tre o quattro ciocchi ben incendiati che venivano coperti dai gusci di castagna dell’anno precedente. Il fuoco era utilizzato anche per riscaldare i testi nei quali cuocere la pattona, piatto base della dieta contadina, le torte d’erbi e, quando disponibili le castagne, “le mondine”.





Al centro, sopra i ceppi infuocati, era appesa una catena alla quale si agganciava un paiolo che veniva utilizzato per cuocere minestroni e polenta. Data l’ampia disponibilità di verdure a bassissimo costo, il minestrone era uno dei piatti ricorrenti sulle tavole dei nostri vecchi, poteva essere preparato e mangiato, e riscaldato per più giorni.



Il treppiede veniva messo sulle braci, sopra vi si posizionava la pentola per tenere in caldo il cibo


La catena appesa sopra il fuoco vivo (ceppi di castagno infuocati) era utile anche per attaccare la padella per fare le “mondine”. Prima di riporre le castagne nella padella occorre praticare con un coltello una incisione nella buccia per evitare che con il calore esplodano. Il lungo manico di cui è dotata la padella consente a chi la manovra di non esporsi troppo vicino alla fiamma. Per evitare che brucino le castagne devono essere mosse frequentemente; il tempo di cottura dipende da molti fattori – le castagne fresche richiedono più tempo di quelle un poco stagionate, la quantità di castagne nella padella ed infine dalla vivacità della fiamma – va da un minimo di dieci ad un massimo di trenta minuti. E’ buona norma farle “purpir”, ossia toglierle dalla padella ed avvolgerle in un panno e lasciare che il loro calore porti a termine la cottura, rendendole estremamente saporite e croccanti.



In epoca a noi più vicina la cucina è stata separata dall’essiccatoio (la grà) ed il fuoco è stato richiuso in stufe di ghisa a due fori, muniti di cerchi mobili quelle più piccole o a quattro fori quelle più grandi.
