Per i nostri nonni che utilizzavano lo spazio del gradile anche per cucinare e mangiare, la scranna, rozzo sedile in legno, era – possiamo dire – l’unico mobile presente, utilizzato sia per sedersi e mangiare, sia per dormire durante il periodo di essicazione delle castagne, vegliando affinché le scintille sprigionate dai ceppi incandescenti non appiccassero il fuoco all’intero fabbricato.

La situazione cambia a partire dai primi decenni del 1900, periodo nel quale iniziano a circolare un po’ soldi. Il primo passo importante avviene separando il gradile dalla casa vera e propria, spinti anche dalla necessità di evitare che gli incendi, frequenti nel periodo di essiccazione delle castagne, distruggessero l’intero fabbricato.
Il vano cucina viene dotato di una stufa, di solito di piccole dimensioni, che serve a riscaldare l’ambiente e nello stesso tempo a cuocere il cibo. Il carico della legna avveniva dall’alto, rimuovendo il coperchio presente sulla destra. A sinistra erano presenti i cerchi, rimuovendo i quali era possibile mettere sul fuoco la pentola o il paiolo e cuocere il cibo. Lo sportellino anteriore serviva sia per dare ossigeno al fuoco, rendendolo vivo, sia per rimuovere la cenere. Nella parte anteriore era presente una piccola piattaforma sulla quale era possibile appoggiare e scaldare i piedi, opportunità gradita alle donne.

Negli anni successivi il modello di stufa viene perfezionato e rispetto ai precedenti presentava due significative innovazioni: la presenza di un fornetto nel quale scaldare/cuocere cibi e la presenza di un contenitore inserito nel ripiano che consentiva di avere sempre alcuni litri di acqua calda a disposizione. La legna doveva essere tagliata in pezzi piuttosto piccoli ed inserita tramite uno sportello frontale della stufa.


In ogni cucina, per quanto povera, non poteva mancare la madia. Costruita da artigiani del borgo in legno di castagno, il ripiano superiore era lo spazio nel quale la donna impastava la farina per fare il pane (la carsenta), le torte d’erbi oppure i tortelli. La madia disponeva di due o più cassetti nei quali riporre e conservare il cibo cotto.



L’acqua nelle case ha rappresentato il vero salto di qualità sia in termini di igiene che di benessere. Ci vorrà ancora tempo per maturare l’idea del bagno all’interno della casa dotato di acqua corrente, ma nel frattempo si porta l’acqua in cucina dove le donne di casa possono disporne in quantità per lavare le verdure, le stoviglie e fare le pulizie di casa.

La cucina dei nostri nonni era spartana, essenziale. In assenza di pensili e scolapiatti nelle cucine era presente un porta piatti di produzione artigianale locale nel quale erano risposte tutte le stoviglie di casa.
