
L’alveare era ricavato da un tronco di castagno di grosse dimensioni, vuoto, che veniva chiuso con un disco rotondo, sempre di castagno. Al tronco venivano fatti quattro o cinque buchi per consentire alle api di uscire e rientrare. Quando sciamavano, si cercava di “fermarle” percuotendo pezzi di ferro (vanghe e pentolacce erano adatte allo scopo) sino a fare in modo che l’ape regina si posasse su un ramo di frassino, all’azione partecipavano anche i vicini di casa poiché il rumore prodotto doveva essere molto forte. Il proprietario provvedeva poi al recupero dello sciame utilizzando un nuovo alveare.
Le api sono presenti sulla terra da milioni di anni, molto prima della comparsa dell’uomo. Nell’antichità il miele era utilizzato sia come dolcificante, sia come condimento (preparazione di piatti di pesce e legumi, marmellate di frutta e sciroppi, e focacce), sia come conservante (mele, cotogne e pere) e per scopi medici (per alleviare i disturbi digestivi e come unguento per curare piaghe e ferite). Curiosità: sembra che l’espressione “luna di miele” discenda dalla tradizione degli antichi babilonesi di dare, durante il primo mese di vita in comune degli sposi, una grande quantità di bevanda a base di miele (idromele) per aumentare la fertilità della coppia.

