
Numerose sono le sorgenti che costellano Monte Burello. Acqua buonissima, fresca che voci di paese, non si sa con quale fondamento scientifico fanno arrivare a noi, con lunghissimi corsi sotterranei, addirittura dalla catena delle Alpi che segnano il confine italiano al Nord.
Le sorgenti hanno avuto un ruolo importante nella vita dei nostri vecchi, quando la miseria imperversava; avere sorgenti di riferimento collocate in Masera, in Fontanella, ai monti, in Narela significava disporre di acqua per dissetarsi quando il lavoro dei campi o nei boschi richiedeva spostamenti in luoghi distanti dall’abitazione.
I più anziani di noi ricordano ancora quando si andava a tagliare il fieno ai monti o in Narela e quando era mezzogiorno i ragazzi andavano alla sorgente a prendere con i fiaschi l’acqua freschissima che, mista al vino, ristorava dalla fatica.
Meritoria dunque l’opera di Bergamaschi Firmino che coadiuvato dai compaesani Delio, Silvio, Edero, Piero, Armando e Redino ha creato con la pietra delle opere in muratura, perpetrandone il ricordo per i prossimi decenni.








