Una campagna di scavi tra il 2012 e il 2015 ha portato alla luce reperti importanti: duemila e duecento anni fa la strada romana passava per il valico a 1.224 metri di altitudine a est della Cisa

L’attraversamento dell’Appennino diventò impegno politico e militare di Roma per conquistare l’Italia al nord dopo aver sottomesso il centrosud.
La via Emilia fu la struttura decisiva per penetrare e nel 183 a. C. il console Marco Emilio Lepido a capo di una commissione di triumviri fondò Parma, il “piccolo scudo” come il toponimo latino significa. Da qui diventava breve il collegamento con Luni sul mar Ligure, diventata colonia romana nel 177, appena sei anni dopo, varcando lo spartiacque nel punto più agevole di tutta la catena. Era logico ipotizzare una via di transito ma nessuna traccia di reperti romani nell’area vasta tra Fornovo e Filattiera.
Pochi anni prima delle celebrazioni, in questo 2017, dei 2200 anni della fondazione di Parma un giorno provvidenziale ha fatto rinvenire in superficie una tessera da mosaico vitrea di color blu databile al tardo impero tra III-IV secolo d. C.

Fu per caso camminando su un sentiero sterrato a un chilometro dalla sella del monte Valoria, due km a Est dal taglio della Cisa, ritenuta sempre la via di passaggio fin da epoca preistorica, in età romana, forse ci provò Annibale, molto dopo i longobardi e gli uomini del percorso francigeno medioevale. Gli scavi iniziati nel 2012 e conclusi nel 2015 portano da un’altra parte, sul crinale del Valoria tra la valle del Taro e quella del Baganza, a 1224 m. di altitudine c’è il varco.
Coi finanziamenti della Fondazione Cariparma, sono stati autorizzati gli scavi tramite l’Istituto di ricerca Iscum fondato da Tiziano Mannoni. In una zona privata del manto erboso in vista del fallito parco eolico, scavando a partire dal punto di ritrovamento della tessera musiva sono emerse circa 200 monete di età repubblicana del II – I sec. a.C. e un centinaio del III-IV d. C. per un totale di 316.
Due le fosse per deposito anche di simulacri votivi depositati da mercanti o pastori transumanti invocanti le divinità delle vette “pro itu et reditu”, per l’andata e il ritorno; pregevole un bronzetto di Ercole leonté, una mano forse indizio di gesto benedicente, offerte in denaro, ma non commerciabili perchè abrase o bucate. Dal tempo di Augusto a tutto il III sec. d. C. al Valoria nessun reperto, probabilmente il varco fu abbandonato per frana e il passaggio si spostò alla Cisa.
La ripresa del Valoria è dal IV sec.: la crisi economica e militare di Roma non permetteva più le spese di manutenzione per la via della Cisa, non necessarie per il Valoria, dove i transiti durarono fino alla calata dei Longobardi nel 568. Quando il re Liutprando nel 712 fonda l’abbazia di Berceto è usato solo il passo della Cisa.
La storia dello scavo e dei reperti archeologici è legata alla passione e alla metodologia scientifica di Angelo Ghiretti autore della scoperta, capo della missione e direttore del Museo del Piagnaro di Pontremoli. Ogni notizia è presente nel libro a sua cura “Alla scoperta della Cisa romana. Scavi archeologici alla sella del Valoria (2012-2015)”. In occasione della mostra a Parma la rivista “Archeologia viva” del bimestre settembre-ottobre 2017 ha in copertina una bellissima foto degli scavatori al lavoro e all’interno un lungo e preciso servizio con testi di Ghiretti, Gianluca Bottazzi storico, Marco Bazzini numismatico, M. Cavalieri archeologo.
Maria Luisa Simoncelli, Il Corriere Apuano, 3.11.2017
