LEGGENDE PONTREMOLESI

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Ma è necessario far cenno di un altro spunto di leggenda, assai diffusa nell’Alta Val di Magra, leggenda relativa ad alcune caverne chiamate al Cà di Sarasin (le case dei Saracini). Tali leggende possono essere raggruppate nel ciclo dei racconti leggendarii delle invasioni saracene di Luni, ed esserne considerate come derivazioni. Se ne trova traccia in Bratto ( Comune di Pontremoli), villaggio nell’alta valle della Verdesina, affluente del Verde, presso il passo storico del Bratello, e viene riferita ad una caverna ora poco profonda, ma che si dice traversasse in antico l’Appennino e mettesse nel Borgotarese. Anche nell’alto bacino della Capria (Comune di Filattiera) un erto colle che si stacca e si isola dall’Appennino, sopra la Rocca Sigillina, in luoghi selvaggi e faticosi, quasi sulla vetta, ha un ripiano ove s’ammassano, quasi in aspetto di rovine, pietre e vecchie macerie, che è chiamato la losa di Sarasin (la loggia dei Saracini). Ma la leggenda più diffusa è quella delle Cà di Sarasin, le quali altro non sono che caverne, non profonde, attualmente rifugio a greggi e pastori, situate in uno dei punti più selvaggi del corso della Gordana, ove essa passa tra alte e vicine pareti di rocce, dette gli Stretti di Giarredo.

I Sarasin che vi abitavano erano immaginati come gente piccola, ma svelta e forte, che stava nascosta di giorno ed esciva di notte per rubare (1).

Luigi Molossi dice d’aver pure raccolto “fra i rozzi abitatori di quei luoghi la tradizione che colà sia stato un mago ad evocare gli spiriti maligni” e si chiede, con fantasia assai sbrigliata, se quel mistico personaggio non possa essere Dante, il quale “allorquando fu ospite in Mulazzo dei Marchesi Malaspina, ove è fama ch’egli componesse i primi canti del suo divino poema, avrebbe potuto venire ad ispirarsi in questi stretti” (2). [……..]

Tratto da Leggende Pontremolesi di Manfredo Giuliani – in Archivio per l’Etnografia e la Psicologia della Lunigiana, Vol. 3, fasc. 1-2 (1914)

(1) Igino Cocchi raccogliendo questa leggenda [ Due Memorie Geologiche sulla Val di Magra, Fiorenze, 1870, pp. 13-14] ne indica l’erroneità ed accenna a cause che possono aver dato origine alle tradizioni, ricordando come in recenti invasioni coleriche, vi furono uomini, che andarono a nascondersi per la paura, in quelle grotte. Evidentemente l’origine della tradizione deve avere non solo inizi più lontani, ma di natura ben diversa, e si deve vedere in essa un ricordo lontanissimo o di abitazioni preistoriche o di gruppi esostorici. Io stesso, raccolsi, in luogo non molto distante dagli stretti, sulla stessa riva della Gordana, poco sotto ad una località detta Anvic ( in Vico), una punta di freccia, di selce scura, di forma triangolare, accuratamente lavorata a piccole freccette, probabile traccia di abitatori dell’epoca neolitica.

(2) L. Molossi, Della Lunigiana parmense, 1859