L’ISTITUTO LEONE XIII A PONTREMOLI: LE ORFANELLE

Aperto dal vescovo mons. David Camilli nell’aprile di125 anni fa, ha accolto orfane, bambini, studentesse. Era affidato alle suore di Sant’Anna che l’hanno lasciato nel 2000

Il complesso del “Leone XIII” nel 1943
Il complesso del “Leone XIII” nel 1943

Il 9 aprile 1893 Pontremoli vide nascere le “orfanelle”, Orfanotrofio Leone XIII per accogliere bambine abbandonate, orfane, povere. Erano anni difficili, il benessere economico e l’istruzione erano per pochi, mancavano del tutto forme di assistenza e previdenza sociale da parte delle istituzioni pubbliche, l’aiuto ai poveri era praticato soltanto dal volontariato privato, da associazioni di carità.
Guerre, carestie, sfruttamento del lavoro operaio e contadino per fare profitto spesso lasciavano orfani molti bambini. Alle “ruote” dei conventi ragazze-madri, per indigenza o per sfuggire a “disonore” indotto da moralismo bigotto, lasciavano le loro creature. Ovunque c’era infanzia bisognosa di cura e di accoglienza, anche a Pontremoli.
L’attenzione ai tanti e gravi disagi sociali era stata fatta propria dal socialismo, ma non meno dal mondo cattolico, ancora escluso dalla vita politica organizzata in partito per divieto papale (il “non expedit” di Pio IX), ma era molto attivo nelle opere di carità, di mutuo soccorso quali L’Opera dei Congressi, il credito bancario, le società operaie con fondamento religioso.

Foto di gruppo di quegli anni con le orfanelle, le suore e il vescovo Sismondo
Foto di gruppo di quegli anni con le orfanelle, le suore e il vescovo Sismondo

Il papa Leone XIII è passato alla storia anche per l’enciclica Rerum novarum del 15 maggio 1891 in cui si definisce una prima esplicita dottrina sociale della Chiesa sulle “cose nuove” portate dalla rivoluzione industriale, chiede rispetto della dignità dell’operaio, giusta mercede del lavoro, nessun lavoro sproporzionato alle forze, all’età e al sesso, diritto a tempo libero per i doveri religiosi e familiari.
L’enciclica stimolò la nascita di case e ospedali per accogliere i bisognosi. Due anni dopo a Pontremoli in perfetta consonanza col magistero papale il vescovo mons. David Camilli fonda l’Orfanotrofio e lo intitola al papa “sociale”. Mons. Camilli (Ghivizzano 1847-Fiesole 1909) fu il quinto vescovo di Pontremoli dal 1889 al 1893; di lui scrive don Emilio Cavalieri: “Non vi fu campo a cui non si rivolgesse con ardore” facendosi da tutti amare e stimare, firmò accordo col Comune per la frequenza degli alunni esterni al Ginnasio-Liceo Vescovile. A vantaggio dei chierici poveri ridusse di molto la retta in Seminario.

Nel 1898 l’Istituto si trasferì nella sede dell’attuale via Tellini. Nel 1930 fu aggiunta l’ala meridionale. Nel 1943 raccoglieva quaranta ragazze che imparavano a lavorare in cucito, ricamo e rammendo

Della sua operosa carità resta ricordo vivente l’Orfanotrofio femminile, “che egli ideò e fondò con grandi sacrifici” potendolo subito far affermare per la munificenza dell’ing. don Paolo Arzeni. Trasferito alla diocesi di Fiesole, continuò nel suo impegno pastorale e sociale per il quale è segnalato nei saggi di storia.
L’Istituto fu affidato alle suore “Figlie di Sant’Anna”, ordine fondato da Rosa Gattorno genovese. Dopo 50 anni di presenza il 9 aprile 1943 fu fatta festa e nell’occasione fu stampato un opuscolo steso da don Ercole Simonini professore glorioso di latino e greco del Ginnasio-Liceo Vescovile con presentazione del Presidente dell’Orfanotrofio mons. Giovanni Sismondo vescovo.
L’Istituto nel 1943 raccoglieva quaranta ragazze alle quali veniva impartita con ogni mezzo possibile una “educazione squisitamente spirituale e morale”, imparavano a lavorare in cucito, ricamo, rammendo, per guadagnarsi, almeno in minima parte, il necessario al presente e soprattutto in vista del futuro fuori dell’Istituto.

Le ospiti del "Leone XIII" in un momento di ricreazione
Le ospiti del “Leone XIII” in un momento di ricreazione

La vita dell’Orfanotrofio, senza nessun capitale fisso e proporzionato, è “canto, inno, poema, meraviglia della Divina Provvidenza” tramite i benefattori a favore “della perla delle opere di bene della città di Pontremoli”. Le prime suore e cinque orfane furono ospitate nella casa della Misericordia.
Nell’opuscolo sono citati i molti benefattori, in modo speciale Don Paolo Arzeni, insegnante di matematica, che si ritirò nella sua casa di Vignola, tanto generoso verso i poveri che il vescovo lo chiamava “San Vincenzo de’ Paoli”. Nel 1898 l’Istituto si trasferì nella sede di via Tellini, ebbe ampliamenti, il vescovo Mistrangelo provvide alla costruzione di una cappella.
Per la generosità dei fratelli Luigi e Alfredo Bocconi fu aggiunto il nuovo edificio dell’ala meridionale inaugurato il 30 agosto 1930 per poter accogliere le ragazze che crescevano di numero. Come il vescovo Fiorini, dedicò particolare cura il vescovo Sismondo e l’Orfanotrofio fece “passi giganteschi”: nel 1934 venne inaugurata la nuova cappella, frequentata anche dall’esterno; nel 1938 venne fatta l’ala settentrionale congiunta al vecchio edificio.

Il retro dell'edificio del Leone XIII, quello affacciato sul giardino e sugli orti verso il torrente Verde
Il retro dell’edificio del Leone XIII, quello affacciato sul giardino e sugli orti verso il torrente Verde

Vennero gli anni di aumento della popolazione scolastica, per proseguire gli studi alle Medie e alle Superiori, chi abitava lontano nei paesi della Lunigiana e non solo doveva per forza soggiornare a Pontremoli, mancavano servizi di autobus e le automobili erano rare: l’originario Orfanotrofio divenne Istituto Leone XIII per accogliere anche come pensionanti tante studentesse: un servizio offerto anche dal “Cabrini” con sue scuole e dal Convitto Marello per i maschi.
Con l’aiuto di moltissimi benefattori privati e delle parrocchie le orfane sono state sempre assistite nei bisogni materiali e educate a valori morali cristiani e alla preghiera per sé, per i benefattori e i defunti, erano curate gratuitamente dai medici di condotta. Le suore organizzarono una Scuola Materna, legalmente riconosciuta, frequentata da una cinquantina di bimbi maschi e femmine.
L’Istituto è stato anche quartier generale dei rami dell’Azione Cattolica e per una scuola di lavoro. Le suore di Sant’Anna hanno lasciato Pontremoli nel 2000; l’edificio ristrutturato è ora Residenza Sanitaria Assistita della Fondazione Galli Bonaventura onlus.

Maria Luisa Simoncelli, Il Corriere Apuano, 27.4.2018