LUNIGIANA, TERRA DI CASTELLI E DI MONASTERI

A Pontremoli la conferenza di Daniele Ferdani e Massimo Dadà

Ricostruzione del cassero di Caprigliola, una delle immagini mostrate nel corso della conferenza del prof. Ferdani

Castelli e monasteri di Lunigiana, un patrimonio da conoscere e valorizzare: questo il tema dell’incontro che si è svolto a Pontremoli nella serata di venerdì 18 settembre nelle Stanze del Teatro della Rosa, introdotto e moderato dall’avv. Matteo Marginesi.
Due i protagonisti: il prof. Daniele Ferdani, primo ricercatore e responsabile della sede di Roma dell’Istituto di Scienze del Patrimonio del CNR e il dott. Massimo Dadà, che da dirigente del Ministero della Cultura, tra gli altri incarichi prestigiosi e di responsabilità ricopre quello di direttore dei Musei Nazionali di Pisa.
Due studiosi che ben conoscono il territorio per averlo studiato a fondo nei rispetti ambiti: quello dei castelli Ferdani, quello dei monasteri Dadà, studi in gran parte basati sull’archeologia. L’ambito temporale dei due interventi è stato quello del Medioevo, un periodo ampio, ma ristretto in particolare ai primi secoli, quelli più lontani, dalle tracce rare o perdute e quindi la conoscenza e la comprensione più complesse. Ferdani ad esempio ha sottolineato come i castelli che noi vediamo oggi risalgano agli ultimi secoli del Medioevo, quelli più vicini a noi; ma la fortificazione di un territorio come la Lunigiana inizia molto prima, in un periodo del quale resta davvero poco.

I ruderi dell’antica torre di Jera

Un aiuto arriva dall’archeologia dell’architettura che applica le metodologie dell’architettura allo studio dell’edilizia storica. Metodo che può farci comprendere anche le motivazioni per le quali, già in epoche così lontane, ben oltre mille anni fa, si costruivano fortificazioni quali rifugi o protezioni, ma che diventano in breve anche ostentazione del potere in una funzione sempre maggiormente rappresentativa.


I primi a promuovere l’incastellamento nel territorio della Lunigiana storica sono stati i Vescovi Conti di Luni, e sono i loro i castelli noti già nel X secolo, quei sei che nel 963 l’imperatore Ottone I conferma nel possesso del Vescovo di Luni, Adalberto. Ma se si va ancora più indietro, quale era l’aspetto dei castelli in Lunigiana? I primissimi, ha spiegato Ferdani, erano costituiti da palizzate in legno, con la pietra che entra nell’uso quale materiale da costruzione solo fra X e XI secolo, periodo caratterizzato dalle prime torri e da recinti (mura) in pietra.
Nei due secoli successivi il numero dei castelli si moltiplica, a quelli dei Vescovi si aggiungono quelli delle Signorie e di altri poteri impegnati a costruire fortificazioni e luoghi di affermazione del proprio potere.
E nel XII secolo esistono in Lunigiana alcuni esempi ancora visibili, i più antichi che possiamo osservare: il cassero di Caprigliola, i ruderi della torre di Jera a Bagnone, il complesso fortificato di San Giorgio a Filattiera, la torre di Mulazzo. E nel secolo successivo ecco crescere il numero dei castelli, in gran parte deputati al controllo del territorio: da qui al secolo successivo a queste strutture fortificate e militari si affiancano i palazzi per la residenza.
Funzione di controllo che nel XIII secolo ha un’importanza crescente. Non a caso l’imperatore Federico II occupa Pontremoli e si fa consegnare vari castelli dal Vescovo costretto all’esilio. E quanto questi torna la situazione è cambiata e lo scontro con gli altri poteri esistenti nel territorio si fa sempre più aspro: lo testimonia la lotta con i Malaspina che si conclude solo nei primi anni del Trecento con la ben nota “pace di Dante” del 1306.
E i monasteri? Massimo Dadà ne ha offerto una descrizione puntuale, con esempi relativi al territorio delle istituzioni monastiche: da Aulla (San Caprasio) a Pontremoli (San Giovanni, San Giorgio, San Pietro, oltre a San Benedetto di Montelungo), pur nella nebulosità di secoli tanto lontani.
Ma cos’era un monastero? All’inizio, nel Medioevo più lontano, era solo un’area circoscritta con una chiesa, un chiostro e alloggi per i monaci; nei secoli più vicini a noi esso invece diventa un luogo vero e proprio dove i monaci vivono e svolgono i loro compiti e la loro missione. Nel territorio della Lunigiana storica, nell’Alto Medioevo, i monasteri sorgono lungo le direttrici viarie principali: quella che oggi conosciamo come Francigena e sulla via Aurelia per Brugnato.
Perché si fonda un monastero? Perché è un luogo dove i monaci vivono e pregano. E chi lo costruisce? Dadà ha spiegato come spesso siano le stesse persone che costruiscono i castelli, in una sorta di partita a scacchi per il controllo del territorio e di legame fra due istituzioni che hanno caratterizzato la vita e lo sviluppo di una terra coma la Lunigiana.

Paolo Bissoli, Lunigiana, terra di castelli e di monasteri, Il Corriere Apuano, 26.9.2026