Armando nasce a Grondola il 6 giugno 1921 da Lorenzo e Musetti Clorinda (Ernesta).
Viene chiamato alle armi il 26 gennaio 1942 ed aggregato al Battaglione Alpini “Borgo San Dalmazzo”, in Borgo San Dalmazzo, a presidio del confine occidentale del Paese.
Pochi mesi e poi e il suo Battaglione viene destinato a rinforzare lo C.S.I.R., Corpo di Spedizione Italiano in Russia, impegnato appunto nella campagna di Russia a supporto dell’esercito tedesco.
Giunge al fronte, sul Don, il 3 agosto 1942; è un momento cruciale per l’esito dell’intera guerra.
I russi resistono strenuamente, consapevoli che il cedimento su Stalingrado e la linea del Don significherebbe la caduta della Russia, è un massacro, circa mezzo milione i soldati russi caduti nella difesa della città.

Ma quando sembra che la situazione volga a favore dei soldati dell’ Asse, i russi, complice anche l’avanzare del rigido inverno con temperature che arrivano a sfiorare i – 40°, dapprima resistono e poi contrattaccano riuscendo a stabilire delle teste di ponte sul fiume Don. Inizia la terribile ritirata di Nokolajewka, nota anche come “Marcia della morte”, che vede i nostri soldati costretti a percorrere a tappe forzate centinaia di chilometri a piedi nella neve e nel ghiaccio per rompere l’accerchiamento.
Il freddo, la fame e le malattie decimano il nostro contingente, decine di migliaia i morti e molte altre decine di migliaia i prigionieri. E’ una tragedia segnata da enormi sofferenze che si conclude il 28 gennaio 1943.
Tra coloro che, pur tra tribolazioni e patimenti, riescono a raggiungere la salvezza c’è anche Armando che il 26 marzo 1943 rientra in Italia, a Vipiteno, ricoverato nel campo di contumacia; dopo qualche settimana viene inviato in licenza per ristabilirsi e il 12 maggio 1943 rientra al corpo.
Con l’ Armistizio proclamato l’8 settembre 1943 le nostre truppe rimangono senza ordini e indicazioni; il Re, il governo e gli alti comandi militari sono fuggiti al sud.
Armando riesce ad evitare la cattura da parte dei soldati tedeschi, che hanno l’ordine di imprigionare ed inviare al lavoro coatto in Germania tutti coloro che si rifiutano di combattere al loro fianco, e fa rientro in famiglia.
Mino Tassi, partigiano e Commissario della III brigata Beretta, nel suo libro sulla Resistenza “Pagine pontremolesi” ricorda così la famiglia Martinelli: “Tra le tante famiglie della nostra montagna è doveroso ricordare la famiglia Lorenzo Martinelli di Grondola. Fu una famiglia dove predominò sempre il più alto spirito antifascista e patriottico. Tre fratelli: Onelio, Giovanni e Armando furono partigiani combattenti della III Beretta”.
Infatti Armando segue l’esempio del padre e dei due fratelli e aderisce, dal 1° gennaio 1945 sino al termine della guerra, come partigiano combattente alla formazione IIIa Brigata Beretta che opera nell’Appennino tosco-emiliano.
Per il coraggio e l’abnegazione dimostrati nei mesi della lotta di Liberazione gli è stata concessa la Croce al Merito di Guerra.
Per la compilazione dell’articolo ci si è avvalsi della consultazione del Foglio Matricolare conservato presso l’Archivio di Stato di Massa