

L’unica maschera umana visibile a Torrano è scolpita sulla chiave di volta di casa Talamini, nella frazione di Villa di Sopra (n.d.r: Mezzadura).
Essa misura circa cm. 20 di altezza e poco meno di larghezza. Gli occhi chiusi e la carnosa bocca semiaperta conferiscono al volto un’espressione penosa e dolente.
Poco sopra alla chiave di volta è murata una formella marmorea, nella quale è raffigurato un episodio della Passione, datata 1761. Essa è stilisticamente corrispondente al portale sottostante e perciò dovrebbe indicativamente datarlo, pur non potendosi disattendere qui il generale fenomeno dell’attardamento, che contraddistingue tanta produzione architettonica lunigianese.
Questo non è l’unico caso in cui si ha l’abbinamento testa litica/maestà marmorea; cioè una stretta convivenza tra produzione colta e produzione popolare: l’accostamento sembra veramente offrire argomenti a quanti, riconoscendo una funzione apotropaica ad ambedue i prodotti artistici, interpretano la maschera quale risposta ad arcaiche esigenze di protezione: esigenze nate in precedenti orizzonti culturali e persistenti – non soddisfatte – nel seno della società cristianizzata.
E’ noto che Torrano è al centro d’una zona che già più di un motivo di interesse presenta per gli studiosi delle manifestazioni folkloristiche: l’abitato si adagia alle falde di quel monte Burello, la cui relazione con le più arcaiche credenze magico-religiose è attestata, più ancora che dalle incisioni litiche conservantesi sulla sommità, da una breve serie di leggende e di tenui richiami – i cui echi giungono a S. Cristoforo di Gordana – che per primo Manfredi Giuliani ebbe il merito d’intuire e d’additare.
Tratto da Il tema della maschera umana nella scultura popolare lunigianese, di Dario Manfredi, Grafiche Lunensi, 1985