
A Mignegno, l’ultimo paese della Lunigiana prima di iniziare la salita verso il Passo della Cisa, c’è chi lo chiama addirittura “il ponte di Annibale”, ricordando la calata nella Penisola del condottiero cartaginese alla testa del poderoso esercito per portare la guerra a Roma sul territorio italiano. Che su quel ponte siano passati o meno gli elefanti non si può affermare con certezza, né al momento è la questione più rilevante. E’ da sottolineare invece il fatto che da qualche giorno chi si trova a transitare lungo la strada statale a nord di Pontremoli, poco a monte dell’abitato, può osservare con una certa meraviglia le antiche arcate di un viadotto costruito nei secoli scorsi.
Il profilo slanciato del manufatto, realizzato in pietre di fiume tenute insieme dall’impasto di calce che da secoli sfidano il tempo, era da qualche anno solo intuibile attraverso la folta vegetazione che lo circondava; oggi invece la sua visione si può godere in tutto l’interesse storico ed architettonico che riveste. La zona circostante infatti è stata completamente ripulita dagli operai forestali della Comunità Montana della Lunigiana e ora le tre arcate del viadotto protese a vincere il dislivello del fianco della collina fanno bella mostra a pochi metri dalla strada statale.
L’idea di restituire alla vista l’antico viadotto in pietra sopravvissuto a pochi metri dal Santuario di San Terenzano nei pressi di una maestà, era venuta agli abitanti di Mignegno già da qualche tempo, ma non si era mai realizzata. Tuttavia la comunità di Mignegno non si era data per vinta: troppe le persone che, in transito lungo la Statale, si fermavano incuriosite a fotografare l’antico ponte ed a chiedere informazioni su quelle arcate che sembravano emergere dal tempo attraverso l’intrico di edera, rovi e alberi di castagno. Troppe per non fare di tutto per offrire loro una risposta duratura.
Così, nei mesi scorsi, la decisione di scrivere alla Comunità Montana della Lunigiana, alla qualeveniva sottoposta l’opportunità di un intervento di pulizia forestale giudicato di “grande significato storico-culturale per il recupero di una realtà che non è ancora stata adeguatamente conosciuta e valorizzata”. Grazie all’accordo con gli assessorati all’ambiente e alla Cultura dell’ente comprensoriale l’operazione è stata organizzata e condotta a termine nei giorni scorsi: Una squadra di operai forestali in pochi giorni ha liberato il ponte dalla vegetazione. L’occasione è stata propizia anche anche per la completa pulitura di un tratto di canale sottostante e delle relative arginature.
Così oggi il viadotto della via Francigena che saliva fino al passo appenninico per la pianura padana si offre in tutta la sua bellezza, suscitando curiosità ed ammirazione in quanti percorrono la statale. E le richieste di informazione, soprattutto nelle prossime settimane fioccheranno copiose. Così a Mignegno stanno pensando di collocare un cartello che racconti la storia di un ponte e di una strada tanto importante per ‘Europa e della quale oggi nel nostro territorio sono riconoscibili ancora numerose tracce.
Resta un problema importante da affrontare: quello del consolidamento e della messa in sicurezza di una struttura che risente del tempo trascorso e che in alcune parti denuncia un degrado che richiede un intervento urgente.
Tratto dal Corriere Apuano