MINO TASSI°

Mino con la figlia Lalla (Graziella)

Si è spento il 7 agosto scorso, nella sua casa di piazza Italia, Giacomo Tassi, più noto come Mino, una delle figure più rappresentative dell’ambiente politico pontremolese.

Nato il 29 agosto 1894 da Giuseppe ed Elisa Landini ebbe una esistenza travagliata per l’adesione al partito socialista maturata già nel secondo decennio del secolo sull’esempio del padre, che del PSI pontremolese fu uno dei fondatori, e di Luigi Campolonghi, legato alla famiglia da profonda amicizia.

Impiegato delle PP.TT. dal 1913, fu volontario nella prima guerra mondiale nei reparti di assalto e dopo la guerra iniziò la militanza attiva nel PSI che, nel 1920, gli procurò il primo arresto a Genova per una manifestazione antifascista.

Il momento centrale della sua scelta politica avvenne nel 1921 con il trasferimento alla Spezia dove entrò in contatto con i più noti elementi dell’antifascismo locale, prodigandosi in una serrata propaganda in una città dove la lotta politica fu portata molto spesso all’esasperazione con numerose rappresaglie nei confronti degli attivisti clandestini.

Il periodo della dittatura lo vide più spesso coinvolto in arresti che compromisero la sua carriera di impiegato dello stato, acuendo in lui l’esigenza di opporsi ad un regime la cui ingerenza nella vita dei cittadini non aveva limite.

Nel 1938 fu tra i fondatori del comitato clandestino insieme ad Oscar Lalli, Alberto Baruffi, Alfredo Pinotti, Girolamo Lungo, Piero Poletti, Manfredo Giuliani e Pietro Ferrari continuando una attività che lo vide in primo piano sia il 26 luglio 1943, sia l’8 settembre quando si mise a completa disposizione della nascente Resistenza.

Arrestato il 1° febbraio 1944, rimase in carcere oltre un mese, durante il quale le durissime privazioni , gli provocarono gravi disturbi di cuore, da cui si riprese solo a stento, ma che non gli impedirono, di fronte alla imposizione di giurare per la Repubblica di Salò, di scegliere la strada dei monti.

La fama del suo impegno politico ed il sostegno offerto per lunghi anni ai perseguitati politici, gli meritarono immediatamente la nomina a commissario di guerra della IIII Brigata Beretta ed in seguito gli fu affidato il compito di ispettore della Divisione Cisa-Beretta, carica che mantenne fino al momento della Liberazione.

Dal 1945 al 1955 diresse la sezione socialista di Pontremoli come segretario politico, vincendo nel 1946 le elezioni comunali che videro bel 14 consiglieri socialisti alla gestione della amministrazione locale.

Una vita intensa, piena di amarezze e gioie, che non gli impedì di coltivare nel tempo la passione del giornalismo e della attività letteraria, maturate all’ombra di Luigi Campolonghi. Collaboratore del periodico “La Terra” ne ebbe anche la direzione nel settanta quando tentò di recuperare la gloriosa tradizione del foglio socialista che, a cavallo tra i due secoli, fu uno dei momenti più esaltanti del contributo culturale pontremolese alla vita della Lunigiana.

Ma il suo interesse più vivo fu legato alla vita pontremolese più comune e alla storia della Resistenza, la prima rivista con occhio nostalgico ne “Il Maestro Pioli” del 1955, dove nelle memorie dell’infanzia riesce a recuperare un passato che sente irripetibile perché pieno di quei valori umanitari ormai desueti e per i quali si era trovato a lottare, anche se consapevole di un mondo in piena evoluzione; la seconda, rivissuta con occhio rievocativo in ” Pagine Pontremolesi”, dove la vicenda personale si fa momento di collegamento di avvenimenti troppo importanti perché non si dovesse risentire l’esigenza di trasmetterli alle generazioni future.

Di “Pagine Pontremolesi” edito nel 1974, è stata necessaria una seconda edizione, nella quale Tassi aggiunse in appendice la “Biografia di Luigi Campolonghi”, ed il “Contributo della popolazione Pontremolese alla lotta per la Resistenza”, a completare un quadro che, nella esaltazione dell’uomo più rappresentativo del socialismo pontremolese e del sacrificio di una popolazione ad una lotta che riteneva sacrosanta, fosse esaustivo di un periodo storico nel quale erano maturati i presupposti della realizzazione degli ideali per i quali Mino Tassi aveva combattuto e vissuto.

Gli anni di silenzio, dopo il ritiro dall’attività politica, gli sporadici contributi alla vita sociale di Lunigiana, la profonda dignità derivata dalla coscienza di aver compiuto un dovere necessario, ne avevano fatto nel tempo, un esempio da seguire di profonda modestia e di alti sentimenti civici.

La sua morte altrettanto silenziosa non chiude un’epoca perché con lui non si spengono gli ideali che valgono da da tanto tempo e che altri scomparsi sostennero ed egli volle fossero mantenuti vivi nei suoi scritti. Pontremoli e la Lunigiana hanno perso una immagine, una delle più vive maturate insieme alla coscienza di libertà nella quale tutti noi crediamo.

L.B. - il Corriere Apuano – 21.8.1982