di Maria Luisa Simoncelli
Lorenzo Molossi (1795-1880) è di famiglia registrata a Gravagna di Pontremoli, dove ci sono ancora discendenti. Il figlio Pellegrino acquistò e diresse La Gazzetta di Parma , gli successe il figlio Gontrano e di nuovo dal 1928 il quotidiano parmense è stato diretto da un Molossi, Baldassare e ora il figlio Giuliano. Molossi studiò nel Seminario di Pontremoli, poi a Firenze dagli Scolopi e completò a Parma. Studiò molto come autodidatta con attenzione speciale a filologia italiana, scienze giuridiche, economiche e statistiche, ebbe incarichi di segreteria ducale.
Aveva carattere “insofferente, ingenuo, franco con il candore dell’intransigenza e dell’entusiasmo, certamente capace di raccogliere i materiali sulle dilapidazioni commesse nell’amministrazione del Ducato” – osserva Camurani – per questo si attirò l’ostilità a Vienna, la corte che controllava il ducato, ma Maria Luigia gli conservò gli incarichi.
Molte le opere scritte, fu anche giornalista, rimase vedovo tre volte, da ogni moglie ebbe due figli. Fu colpito da cecità, suonava il violino. Lavorò per il censimento dell’Italia unita nel 1861 per la Provincia di Parma, è citato come uno dei più importanti cultori delle scienze statistiche, insieme a Cavour.
Un ampio quadro statistico della provincia di Pontremoli
Pochi giorni dopo la morte di Maria Luigia d’Asburgo, seconda moglie di Napoleone, l’8 gennaio 1848 il duca di Parma e Piacenza di Borbone prese possesso delle terre granducali di Pontremoli, Caprio, Filattiera, Groppoli, Zeri, Bagnone, Merizzo e Fornoli e di quelle modenesi di Mulazzo, Villafranca, Treschietto, Castevoli. Non fu un buona affare per Parma la permuta di Guastalla con queste terre altolunigianesi. Lo dimostrano i dati raccolti da Lorenzo Molossi pontremolese di Gravagna, segretario capo dell’Ufficio di Statistica, in una Memoria appena pubblicata a maggio 2013 a Fidenza per i tipi Mattioli 1885, porta il titolo La Lunigiana, monografia indeita del 1852: sono 156 le pagine quasi tutte inedite scovate nella sezione Manoscritti dell’Archivio di Stato di Parma dal saggista reggiano Ercole Camurani, autore di un’ampia introduzione e curatore dell’edizione a stampa. Il volume si apre con il saluto del sindaco di Pontremoli Lucia Baracchini. Contiene un quadro molto circostanziato su ogni aspetto della realtà lunigianese, la Memoria fu inviata nel 1856 a Maria Luigia di Borbone reggente per il figlio Roberto. L’intento primo del Molossi, storico ed archivista di idee liberali, è dimostrare ( rischiando di perdere l’impiego e buscare il carcere) quanto grave fu la permuta delle fertili terre di Guastalla e dell’Oltrenza con le “grillaie” e i “poveri distretti”, i “sassi ” di Lunigiana con conseguente decadenza econimica del ducato. Il trattato era stato occultamente manipolato a Firenze nel 1844, fu pernicioso per lo stato; il Molossi fa un vero e proprio atto di accusa contro Carlo II che rese la permuta un “affare” che gli procurò una grossa somma versata da Modena e che sperperò in feste e lussuosi soggiorni in giro per l’Europa.
Il quadro d’insieme dei sei comuni diventati parmensi dal 1848 al 1859 Molossi lo ha ricostruito con alcune proprie analisi d’archivio e con notizie ricavate dai testi di Anziani, Repetti, Zaccagni, Orlandini, l’abate Luigi Marsili, Gerini, Gargioli, Targioni Tozzetti, dal Lunario Aronte Lunense. La Memoria consta di 9 capitoli, nella conclusione Molossi suggerisce interventi (alcuni attuati) per sanità, istruzione, viabilità, finanze, mercato libero e torna a protestare contro la permuta.
Concisi ma chiari i cenni storici sulla Lunigiana, che nei secoli fu, comunque, legata a Parma per continuità geografica e affinità culturali: nel 1617 il duca Ranuccio Farnese istituì un servizio postale tra Pontremoli e Parma, la lira parmense era la moneta di maggiore circolazione in Val di Magra e poi a unire venne il progetto avviato da Napoleone e proseguito da Maria Luigia della strada della Cisa. La provincia con capoluogo Pontremoli è descritta nei suoi aspetti topografici, divisioni territoriali, popolazione, produzioni, industria, istruzioni ed educazione pubblica, rendite e spese pubbliche, beni parrocchiali al fine di riformare la “congrua” parrocchiale. Molossi è attento alle condizioni di lavoro, alle malattie professionali, vuole case di riposo per anziani indigenti, segue la metodologia statistica imparata da Melchiorre Gioia e da Gian Domenico Romagnosi su basi di pensiero liberale.
Alcuni dati sulla Lunigiana Parmense
Per la natura del terreno è poca la produzione di cereali e foraggi, abbastanza ricca quella del vino e delle olive. I migliori vini indicati sono quelli di Pontremoli e Caprio; gli olivi censiti sono circa 100mila, nel 1820 ” danneggiati dal veleno” e nel 1846 dalle gelate. Altre piante diffuse sono faggi, cerri, castagni, salici e vimini lungo i fiumi. Poco consistenti gli allevamenti di bovini e ovini, di poco pregio i formaggi, cibo base la farina di castagno.
Una zona di un certo interesse minerario è Cavezzana d’Antena con oro, rame, carbonati, acque solforose terapeutiche per le malattie della pelle. Sono presenti rocce con manganese, quarzo, diaspri agli stretti di Giaredo, calce, pietra morta da forno a Catiglione del terziere. La popolazione della Lunigiana passata a Parma era di 34.478 unità: la fascia di età più numerosa è fino ai 10 anni, poi c’è la riduzione per la mortalità infantile, nel 1852 solo 12 persone superavano i 90 anni; la categoria sociale prevalente erano gli agricoltori (1443 possidenti, 1005 mezzadri). La statura media dei maschi coscritti era cm. 1,64, l’esenzione per imperfezione fisica era soprattutto a causa del gozzo, l’emigrazione periodica arrivava a 2.244 persone. La produzione delle patate era abbondante, salvò dalla carestia del 1817, era ancora coltivata la canapa ma non sufficiente ai bisogni, molto apprezzati gli ortaggi di Vignola e Bassone, come pure “gli squisiti formaggi di pecora” dei due paesi, “delicatissime” le trote. L’eccessiva frammentazione politica e della proprietà fondiaria teneva “angustiato” il commercio., ostacolo allo sviluppo erano anche la mancanza o imperfezione delle strade, i guasti continui degli “sfrenati torrenti”, la “immodicità dei tributi” e soprattutto la “la totale vacuità di una istruzione teorico-pratica”. Industrie piccole erano: 6 polveriere, fabbriche di pasta (produzioni introdotte da Marco Bocconi intorno al 1640), 3 cartiere, distillerie e paste dolci: Luigi Ceppellini, liquirista a Pontremoli, gli dedicò il rosolio Molossi. Per l’istruzione tutti i Comuni avevano scuole pubbliche, a Bagnone operava il Pio Istituto Cartegni, il Seminario di Pontremoli aveva circa 210 alunni tra interni ed esterni, il Conservatorio di San Giacomo di Altopascio era frequentato da 90 fanciulle. Istituti di beneficienza sono gli ospedali di Pontremoli, Filattiera, Mulazzo, Lusuolo, Villafranca, Filetto S.Lucia; molti i lasciti per il Galli Bonaventura sorto nel 1852, per la dote a fanciulle povere e per borse di studio. Infine tante cifre di rendite e spese pubbliche.
Maria Luisa Simoncelli, Il Corriere Apuano, 31.8.2013